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Iran, la guerra blocca tre famiglie romane alle Seychelles: “Voli a prezzi stratosferici, ci sentiamo abbandonati”

today6 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Dal sogno di una settimana di vacanza alle Seychelles all’incubo di non riuscire più a tornare a casa. Tre famiglie romane – un gruppo di amici di dodici persone tra le quali sei minori tra i 3 e 17 anni – sono bloccate dal 28 febbraio nelle isole dell’Oceano Indiano dopo che il loro volo, con scalo ad Abu Dhabi, è stato cancellato a causa della guerra di Usa e Israele contro l’Iran. A raccontare all’Adnkronos la disavventura che stanno vivendo è Claudia Marino: “Il 28 febbraio era il nostro ultimo giorno di vacanza e, solo una volta arrivati all’aeroporto, abbiamo saputo cosa era successo”.

Dopo il volo cancellato inizia così l’odissea per cercare un altro alloggio e riprogrammare il volo di rientro: “Abbiamo dovuto cercare una casa e, alle 22.30, siamo riusciti a trovare sistemazione da una famiglia che aveva una casa sfitta perché altri ospiti avevano prenotato ma non erano riusciti ad arrivare. Oggi però abbiamo dovuto lasciarla perché c’erano altri turisti in arrivo e abbiamo dovuto metterci nuovamente alla disperata ricerca di un alloggio”.

Infatti, mentre il tempo passa e lievitano le spese impreviste del soggiorno forzato, riprogrammare un volo aereo è un miraggio: “Noi avevamo acquistato con Etihad un biglietto per le Seychelles con andata e ritorno su Roma, ma Etihad si ferma ad Abu Dhabi e l’altra tratta fino a Mahè è effettuata da Air Seychelles che non ci ha dato nessun tipo di assistenza, né ci ha messo in contatto con Etihad. Qui non c’è un desk e non siamo mai riusciti a parlare con un operatore Etihad né via email né per telefono. Un’amica dall’Italia era riuscita a chiamare il call center prenotando un volo sostitutivo per il 9 marzo ma è stato poi sospeso”. Unica chance chiedere un rimborso e acquistare un nuovo biglietto con compagnie che volano su altre tratte attive: “Da qui non riusciamo a parlare con le compagnie e dai siti non si riesce a prenotare”, racconta Marino spiegando che trovare un volo è un miraggio e i prezzi stanno raggiungendo cifre stratosferiche; infatti, dopo quasi una settimana di ricerche, la sua famiglia, tramite un’agenzia in Italia, è riuscita ad acquistare un volo per il 12 marzo con una compagnia “che fa scalo in Etiopia alla ‘modica’ cifra di 4.800 euro per quattro persone”, spesa che si aggiunge ai costi aggiuntivi sostenuti durante questa settimana per vitto e alloggio. “C’erano soluzioni anche ad 8mila euro, è possibile spendere 8mila euro per tornare a casa?”, si chiede.

La Farnesina ci ha risposto che la priorità è per chi sta in zone di guerra, ed è giusto, ma ci ha detto che dobbiamo vedercela con la compagnia aerea: peccato che non siamo mai riusciti a parlarci tranne la nostra amica dall’Italia che ci ha prenotato il volo poi sospeso nuovamente. Stiamo continuando a sostenere spese, dobbiamo rientrare a lavoro – sottolinea Marino – L’unica cosa che l’ambasciata di Nairobi si è proposta di fare è darci un prestito (per sostenere i costi imprevisti ndr) con promessa di rimborso. Mi sento ostaggio di un’isola – conclude – capisco che ci sono persone più a rischio di noi, ma non è possibile neanche rimanere qui abbandonati con dei figli minorenni che devono tornare a scuola”. Anche le altre famiglie del gruppo stanno cercando una soluzione.

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