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Iraq sotto fuoco incrociato, colpito da milizie filoiraniane e attacchi Usa

today9 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

L’Iraq è “l’unico Paese della regione a essere in questo momento sotto il fuoco incrociato degli attacchi delle milizie filoiraniane e degli Stati Uniti”. Fonti a Baghdad descrivono così all’Adnkronos la situazione nel Paese, su cui pesa anche l’assenza di un governo nel pieno delle funzioni a quattro mesi dalle elezioni. Mentre il premier uscente Mohammed Shia al-Sudani cerca in tutti i modi di tenere il Paese fuori dalla guerra che Israele e Stati Uniti hanno lanciato contro l’Iran, per evitare che diventi “il nuovo fronte” del conflitto che si allarga sempre di più.

Ancora oggi è stato segnalato un raid aereo contro una base delle Hashed al-Shaabi (le Forze di mobilitazione popolare) nei pressi di Mosul attribuito agli Stati Uniti, che da giorni conducono attacchi contro le milizie, mentre sabato diversi razzi sono stati lanciati contro l’ambasciata americana a Baghdad. “Più le milizie attaccano, più gli Stati Uniti contrattaccano”, spiegano le fonti, sottolineando come il Paese sia sotto tiro da nord a sud: “I paramilitari filoiraniani non colpiscono solo le basi americane a Baghdad o Erbil, ma anche i siti petroliferi a sud, come quelli di Bassora”. Da dove, centinaia di lavoratori, europei, americani, cinesi, stanno partendo nel caos della sicurezza.

Per un Paese il cui bilancio federale dipende al 90-95% dai proventi delle esportazioni di petrolio quanto sta succedendo rischia di tramutarsi in un vero e proprio disastro economico. “Non solo non si riesce a produrre petrolio, ma non si riesce neanche ad esportarlo”, sottolineano le fonti, spiegando che l’Iraq faceva uscire il greggio attraverso due canali: il Golfo e lo Stretto di Hormuz, dove il passaggio delle navi è bloccato, e poi attraverso l’Iraqi-Turkish pipeline, dal Kuridistan iracheno alla Turchia, che ha interrotto il transito nei giorni scorsi per ragioni di sicurezza.

Più a lungo la guerra continua, più le pressioni settarie ed economiche potrebbero esacerbare la situazione in un Paese che cominciava a mostrare qualche segno di stabilità. “La guerra in Medio Oriente – ha scritto il Wall Street Journal – sta riportando l’esercito statunitense a combattere in Iraq contro un vecchio nemico: i gruppi di miliziani sostenuti dall’Iran che vent’anni fa avevano già combattuto le truppe americane nelle strade di Baghdad”. Dopo una tregua tra le due parti durata mesi, la “linea rossa” superata da Washington con l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei ha scatenato la reazione dei ‘proxies’ iracheni, con gli Stati Uniti costretti di nuovo a intervenire in un Paese dal quale stavano cercando di disimpegnarsi una volta per tutte.

“Stanno lavorando per decapitare le infrastrutture sostenute dall’Iran in Iraq”, spiega al Wsj Tamer Badawi, ricercatore associato che studia le milizie irachene presso il Royal United Services Institute (Rusi) di Londra. Da quando è iniziata la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sono stati segnalati almeno due decine di attacchi contro le milizie irachene, la maggior parte dei quali sembrerebbe aver causato danni minimi. Ma gli analisti sostengono che obiettivo del Pentagono sia in realtà quello di infliggere pesanti perdite ai gruppi sostenuti dall’Iran, aprendo un secondo fronte attivo contro Teheran e regolando conti in sospeso da anni.

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