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today29 Gennaio 2026
(Adnkronos)
La voce di Howtan Re, artista, fotografo e scultore iraniano che da tanti anni vive in Italia, trema al telefono mentre racconta all’Adnkronos le emozioni profonde che scaturiscono in lui in queste settimane, da quando cioè in Iran è salita la tensione a causa delle proteste antigovernative. Con bilanci che parlano di oltre 6.300 morti e più di 42.400 arresti in repressione delle proteste, Trump valuta un attacco a Teheran e l’Europa va verso il ‘sì’ all’inclusione dei pasdaran nell’elenco dei terroristi.
Howtan, tu sei andato via dall’Iran nel 1979 ma il tuo cuore è più che mai legato al tuo Paese. Che emozioni stai provando in questi giorni difficili?
In questi giorni, il mio cuore è pieno di angoscia e tristezza. Ogni notizia dall’Iran è un colpo al mio spirito. La ferita della mia separazione dalla patria è riaperta, e sento il dolore di chi continua a lottare per la libertà. Tuttavia, c’è anche una forte determinazione in me: voglio che la mia voce e quella di altri siano ascoltate. La mia sensibilità verso il mio popolo è profonda e mi spinge a continuare a combattere attraverso la mia arte.
Come leggi la situazione dell’Iran in questo momento? Pensi che il sacrificio di tante vite umane possa essere stavolta un richiamo forte per la comunità internazionale?
La situazione in Iran è estremamente critica. La lotta del popolo per la libertà è più viva che mai, e credo che il sacrificio di tante vite possa finalmente risvegliare la coscienza della comunità internazionale. È un momento decisivo, in cui è fondamentale che il mondo presti attenzione e faccia pressione affinché i diritti umani siano rispettati. La speranza è che le voci di resistenza possano ispirare un cambiamento reale.
Che notizie arrivano dal tuo Paese?
Personalmente, non ho parenti che vivono attualmente in Iran, ma ricevo notizie tramite amici e conoscenti dei miei familiari. Molti di loro hanno fratelli e sorelle che da più di una settimana non danno più notizie, dopo essere scesi in strada per lottare per la libertà. La preoccupazione è alta, e molti temono che possano essere già morti.
Alla tragedia, si aggiunge il fatto che la situazione economica in Iran è insostenibile.
La svalutazione del rial è drammatica: fino a qualche anno fa, il valore era di circa 2.000-3.000 rial per un euro, mentre ora si aggira attorno ai 160.000 rial. Questa inflazione galoppante ha reso impossibile per molti iraniani sopravvivere con uno stipendio che, in media, è equivalente a pochi euro al mese. Mentre il popolo soffre e vive in condizioni di povertà estrema, gli ayatollah continuano a vivere da nababbi, accumulando ricchezze e potere. È un chiaro segno che il popolo è ostaggio di un regime oppressivo, e la lotta per la libertà è resa ancora più difficile da questa crisi economica.
La tua arte racconta da sempre il dolore e la sofferenza delle donne iraniane, donne però forti e coraggiose.
La mia arte è sempre stata un grido di denuncia contro la sofferenza e l’oppressione, in particolare delle donne iraniane, che sono state vittime di violenza e discriminazione. Già dal 2002, ho iniziato a esprimere queste tematiche attraverso la fotografia, cercando di mettere in luce le loro storie. Con la scultura, ho voluto rappresentare un Cristo in un Paese che mi ha adottato, l’Italia, per inviare un messaggio forte di speranza, aiuto e preghiera. La mia arte non è solo una riflessione sulla sofferenza; è un invito a riconoscere la resilienza e la forza delle donne che continuano a lottare per i loro diritti.
Credi nell’azione di Trump? Hai fiducia che accadrà qualcosa?
Credo che Trump possa avere un ruolo nella situazione iraniana, ma non attraverso ulteriori sanzioni, che ormai si sono dimostrate inefficaci e rischiano di aggravare la sofferenza del popolo. Stiamo parlando di oltre 6.000 persone morte, e la comunità internazionale non può restare a guardare. Trump dovrebbe adottare un approccio simile a quello che ha utilizzato con il presidente venezuelano, cercando di rimuovere il regime oppressivo. Se non si intraprendono azioni concrete, come quelle viste in Iraq con Saddam Hussein, temo che nulla cambierà e che continueranno a morire altre persone. È fondamentale agire e non limitarsi a fare propaganda.
Scritto da: Giornale Radio
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