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Meloni e patto di stabilità: la richiesta italiana e la cautela dell’Ue

today10 Aprile 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Per attivare la clausola generale di salvaguardia deve esserci una “grave recessione” dell’economia europea, condizione che, “in questo momento, non è soddisfatta”, vista anche l’incertezza su come si evolverà la situazione nello Stretto di Hormuz, dopo la fragile tregua di due settimane accettata dagli Usa e dall’Iran. Lo ribadisce il portavoce della Commissione Europea Balazs Ujvari, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

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In realtà il regolamento non prevede che la recessione debba essere già accertata, con dati a consuntivo. Può anche, quindi, essere solo prevista. E’ esattamente quello che è successo nel marzo 2020: la clausola generale di salvaguardia venne attivata quando divenne chiaro che le economie dell’Ue avrebbero chiuso i battenti, con i lockdown decisi per tentare di ostacolare la diffusione della Covid-19.

Ujvari ha esplicitamente richiamato questo “esempio storico”. L’iniziativa di attivare la clausola generale di salvaguardia, ha ricordato, “spetta alla Commissione, che continua a monitorare la situazione. Se pensiamo che sia la misura giusta da adottare, allora la adottiamo. Ma in questo momento la posizione è questa. All’epoca del Covid, la situazione era probabilmente ancora più grave di quella attuale”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri in Parlamento ha detto che, se la guerra nel Medio Oriente dovesse avere una “recrudescenza”, allora non dovrebbe essere “un tabù” la sospensione del patto di stabilità, come accadde all’epoca del Covid. Meloni ha avuto cura di specificare che il proveddimento dovrebbe essere generalizzato, e non per i singoli Paesi. In precedenza il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva espresso posizioni analoghe.

Esistono oggi, nel patto di stabilità riformato (sull’esito della riforma è forte l’impronta tedesca), due clausole di salvaguardia: quella generale, che sospende il patto per tutti, e quella nazionale, introdotta nella riforma concordata nel dicembre 2023. La clausola nazionale, che consente una spesa aggiuntiva in deroga ai limiti, è stata attivata per 17 Paesi membri per consentire loro di investire di più nella difesa. La principale beneficiaria è stata la Germania, che si sta riarmando grazie a quella clausola.

Nessun Paese, ha informato un portavoce qualche giorno fa, ha finora chiesto di attivare la clausola nazionale di salvaguardia per poter spendere di più per arginare le conseguenze della guerra voluta da Israele e Usa contro l’Iran, che ha messo il turbo ai prezzi dell’energia.

Neppure l’Italia l’ha chiesta, per un motivo molto semplice: il nostro Paese ha un elevato debito pubblico e deve finanziarsi sui mercati, emettendo titoli di Stato.

Se dovesse chiedere in solitudine l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, allora rischierebbe l’effetto stigma, e vedrebbe probabilmente innalzarsi i rendimenti dei titoli, che oggi sono piuttosto elevati: anche se lo spread Btp/Bund, che è un differenziale, è basso, intorno ai 77 punti, il decennale italiano paga il 3,81%, contro il 3,03% tedesco (durante la crisi finanziaria il Bund ha avuto a lungo rendimenti negativi).

Per questo Meloni preferisce la clausola generale, che sospenderebbe il patto di stabilità per tutti, proteggendo così in una certa misura i Paesi più indebitati dal rischio di essere percepiti come aggredibili. Il governo Berlusconi IV cadde nel novembre 2011 per le massicce vendite piovute sui Btp, che portarono spread e rendimenti alle stelle. Meloni era ministra della Gioventù in quel governo.

Scritto da: Giornale Radio

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