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Nato, alleati Ue aiutano ‘in silenzio’ gli Usa contro l’Iran: il paradosso dell’Occidente

today7 Aprile 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Gli alleati della Nato sostengono “silenziosamente” gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Fa eccezione la Spagna, ma il Regno Unito, l’Italia, la Germania, il Portogallo e persino la Francia stanno facendo la loro parte, come scrivono in un’analisi per il Wall Street Journal Linas Kojala, ceo del centro studi di geopolitica e sicurezza di Vilnius, e l’analista Vytautas Leskevicius, ex ambasciatore lituano presso la Nato. L’effetto del supporto alleato non è meramente simbolico, sottolineano Kojala e Leskevicius, spiegando che ”accesso, diritti di utilizzo delle basi, permessi di sorvolo, manutenzione, rifornimento e logistica costituiscono l’ossatura della potenza militare”. Senza di essi, le operazioni americane diventerebbero più lente, costose e rischiose. Il risultato, affermano gli analisti, è un ”paradosso al centro dell’attuale dibattito transatlantico”. Quindi, ”politicamente la guerra con l’Iran ha ampliato il divario tra Washington e molti governi europei”, ma ”a livello operativo ha mostrato quanto gli Stati Uniti dipendano ancora dall’Europa e quanto la maggior parte dei governi europei sia disposta a collaborare”.

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Il ruolo della Nato

Da un lato, c’è il presidente americano Donald Trump che ha trasformato la Nato in un bersaglio politico della sua retorica sulla guerra all’Iran. Dall’altro ci sono i leader europei che si mantengono distanti, politicamente, dal conflitto e fanno pressione per una de-escalation. Ma, nei fatti, gli alleati europei di Washington nella Nato ”stanno contribuendo a facilitare l’azione degli Stati Uniti” e ”hanno fornito la piattaforma operativa essenziale perché la potenza americana” potesse agire in modo efficace in Medio Oriente, scrivono Kojala e Leskevicius.

I due analisti invitano a osservare la mappa delle operazioni. Facendolo, notano, si vede che Londra, seppur non subito, ha autorizzato l’uso di basi britanniche per gli attacchi statunitensi contro le postazioni missilistiche iraniane che prendono di mira le navi nello Stretto di Hormuz. Il Portogallo, dal canto suo, ha consentito agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Lajes nelle Azzorre. In base agli accordi in essere e nonostante Berlino insista che ”questa non è una guerra della Nato”, la Germania ha confermato la disponibilità della base aerea di Ramstein, che rappresenta un hub vitale per gli Stati Uniti per la logistica, la proiezione di forza e le operazioni con droni al di fuori dell’Europa. L’Italia continua a consentire l’accesso e il sorvolo delle basi statunitensi, sebbene affermi che qualsiasi utilizzo offensivo legato all’Iran debba essere preventivamente autorizzato dal Parlamento. Anche la Francia ha autorizzato la presenza di aerei statunitensi nelle basi francesi per missioni a supporto dei partner del Golfo, vietando però a tali velivoli di partecipare ad attacchi contro l’Iran.

L’eccezione della Spagna

La grande eccezione è rappresentata dalla Spagna, coerente nella distanza che il primo ministro Pedro Sanchez ha espresso nei confronti di Trump. Già lo scorso luglio la Spagna è stato l’unico Paese che al vertice Nato dell’Aia ha ottenuto un’esenzione dal target del 5% di spesa militare. Ora ha negato l’utilizzo della base navale di Rota e della base aerea di Morón per operazioni legate all’Iran e ha chiuso il suo spazio aereo ai voli militari statunitensi cher partecipano alla guerra.

Non è la prima volta, scrivono i due analisti, che Stati Uniti ed Europa si trovano in questa situazione. Alcuni elementi delle operazioni in Iran ricordano la guerra in Iraq, spiegano Kojala e Leskevicius, sottolineando che verso la fine di quel conflitto il sostegno era diminuito in Europa. Washington voleva dimostrare di non agire da sola e il simbolismo politico del sostegno agli Stati Uniti spesso contava quanto un reale aiuto militare. Lo stesso vale per la lettera di Vilnius del 2003, quando i paesi dell’Europa centrale e orientale appoggiarono Washington. Allora gli Stati Uniti avevano bisogno di più sostenitori possibili, mentre ora probabilmente hanno bisogno sia di bandiere sia di capacità. Ma il divario è sorprendente, prosegue l’analisi sul Wall Street Journal. Mentre alcuni alleati forniscono silenziosamente le capacità, si nota una palese mancanza di sostegno politico.

E’ improbabile che la posizione politica cambi, spiegano, ma gli alleati dovrebbero evitare la retorica del “occhio per occhio” e concentrarsi su esempi di collaborazione. Questo è il contesto in cui si inserisce il viaggio a Washington del Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, di questa settimana, nota il Wall Street Journal. Il messaggio centrale dovrebbe essere semplice, scrivono Kojala e Leskevicius: l’Europa non è solo una fruitrice della sicurezza statunitense. Fa parte del meccanismo di proiezione di potenza americana, ospitando circa 80mila soldati statunitensi e una quarantina di basi che servono a scoraggiare i nemici e a supportare operazioni ben oltre i confini del continente. Quindi, ”l’Europa potrebbe non voler assumersi la responsabilità politica di un’altra guerra in Medio Oriente. Ma resta strategicamente indispensabile per Washington. La stessa campagna elettorale di Trump lo ha chiarito”, concludono gli analisti.

Scritto da: Giornale Radio

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