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Pasdaran, lo Stato nello Stato tra repressione e affari: chi sono i Guardiani della Rivoluzione iraniani

today29 Gennaio 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Una struttura che combina forza militare, controllo della sicurezza interna e influenza economica, rispondendo direttamente alla Guida Suprema. I Guardiani della Rivoluzione iraniani, noti come Pasdaran (‘Guardiani’ appunto in lingua farsi), oggi sono la colonna portante del sistema della Repubblica islamica.

L’Unione europea ha trovato l’accordo per classificarli come organizzazione terroristica – seguendo la linea già adottata da Stati Uniti, Canada e Australia – per aver orchestrato la sanguinosa repressione delle proteste di gennaio, costata migliaia di morti.

Chi sono e cosa fanno

Il corpo dei Guardiani della Rivoluzione viene creato nel 1979, subito dopo la rivoluzione khomeinista, su impulso diretto della nuova leadership religiosa. La sua missione ufficiale è “propagare e difendere gli ideali della rivoluzione islamica”. Secondo Clement Therme, ricercatore associato all’Istituto internazionale di studi iraniani, si tratta di “un esercito di 150mila-180mila uomini al servizio di un’ideologia”. Fonti diplomatiche occidentali spingono la stima fino a circa 200mila effettivi.

Pur essendo una forza ideologizzata, i Guardiani della Rivoluzione operano come un esercito d’elite, con proprie forze terrestri, navali, aerospaziali e missilistiche. I suoi membri sono meglio addestrati, meglio equipaggiati e meglio pagati rispetto alle forze armate regolari iraniane (Artesh). Tutti i suoi vertici sono scelti direttamente dalla Guida Suprema.

Nel giugno scorso Ali Khamenei ha nominato Mohammad Pakpour nuovo comandante del corpo, dopo la morte del suo predecessore Hossein Salami, ucciso in un raid israeliano durante la cosiddetta Guerra dei 12 giorni. Pakpour è un veterano della guerra Iran-Iraq ed è considerato un fedelissimo della Guida.

I Pasdaran sono anche il principale strumento della proiezione regionale iraniana. Attraverso la Forza Quds, la sua unita di elite per le operazioni esterne, Teheran sostiene e coordina i suoi alleati come Hezbollah in Libano e le milizie sciite Hashd al-Shaabi in Iraq. La stessa Forza Quds è sospettata di essere coinvolta in operazioni clandestine in Europa, tra cui un attentato contro una sinagoga a Bochum, in Germania, nel 2021. Quest’episodio è la base giuridica che ha consentito di inserire i Guardiani nella black list dell’Ue.

“E’ uno Stato nello Stato”, sintetizza David Khalfa, ricercatore della Fondazione Jean-Jaures. I Pasdaran detengono o controllano direttamente società in quasi tutti i settori strategici dell’economia iraniana. Infrastrutture, porti, trasporti, dighe, energia, gas e petrolio, telecomunicazioni, tecnologie avanzate, sistema bancario e finanziario: la loro presenza è capillare e spesso dominante.

Secondo le stime di Khalfa, il budget militare dei Guardiani della Rivoluzione oscillerebbe tra i sei ed i nove miliardi di dollari l’anno, pari a circa il 40% della spesa militare ufficiale dell’Iran. Un peso che si traduce in un controllo di fatto dell’economia nazionale, accentato dalle sanzioni, che hanno rafforzato la scelta autarchica del Paese ed il ruolo dei Pasdaran come intermediari e gestori delle reti parallele di import-export.

Oltre alla forza militare, i Guardiani hanno costruito quello che gli analisti definiscono il sistema di intelligence più efficace del regime. Una rete capillare che penetra la società iraniana e consente di individuare rapidamente oppositori, attivisti e organizzatori delle proteste. Elemento centrale di questo dispositivo è la milizia Basij, forza paramilitare reclutata in gran parte tra i giovani. I Basij agiscono come braccio operativo e ideologico dei Pasdaran all’interno di scuole, università, amministrazioni e aziende. Secondo le stime, conterebbero tra 600mila e 900mila membri in un Paese di 92 milioni di abitanti.

I Guardiani della Rivoluzione sono stati protagonisti di tutte le principali ondate repressive che hanno attraversato l’Iran negli ultimi decenni. La violenza con cui sono state affrontate le proteste di gennaio rappresenta uno dei capitoli più sanguinosi. Dopo il blackout totale di internet, le forze di sicurezza hanno agito con estrema durezza. “Giocano un ruolo centrale nella repressione perché oggi, più che mai, sono il pilastro del regime iraniano, della sua sopravvivenza”, conclude Khalfa.

Scritto da: Giornale Radio

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