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Ucraina, la strategia di Trump: avvicinarsi a Lukashenko per avere maggior leva su Putin

today25 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Donald Trump è pronto a giocarsi la carta Lukashenko per sbloccare l’impasse tra Russia e Ucraina e arrivare alla pace. Nella capitale americana è molto facile diventare un paria agli occhi della Casa Bianca, basti vedere come la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado sia stata messa da parte nel giro di un Nobel per la Pace. Allo stesso tempo, anche la figura più intoccabile, considerata off-limit, può improvvisamente diventare un amico del presidente americano. È il caso del bielorusso Alexander Lukashenko: un ‘sovrano’ autoritario sostenuto da Mosca, vicinissimo a Vladimir Putin, il cui Paese ha contribuito a lanciare l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Negli ultimi anni, per Lukashenko il menù americano ha offerto solo quattro opzioni: isolamento politico, sanzioni, un congelamento diplomatico e il sostegno all’opposizione bielorussa in seguito alla violenta repressione delle proteste da parte del governo nel 2020.

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La strategia di Trump

Ma ora in città c’è un nuovo chief, Donald Trump, e tutto è cambiato. Una figura come Lukashenko, considerata per decenni come inavvicinabile, ora può convertirsi in un nuovo alleato del repubblicano, mentre va in atto un disgelo tra i due Paesi. L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Bielorussia, John Coale, è stato il 19 marzo a Minsk e alcune sanzioni sono già state allentate alla Belinvestbank, la Banca di Sviluppo del Paese. Lukashenko, da parte sua, ha rilasciato 250 prigionieri politici.

Secondo una fonte alla Casa Bianca, che ha parlato con Adnkronos, quest’estate potrebbe avere persino luogo un incontro fra Trump e il bielorusso sul suolo statunitense, che sia a Mar-a-Lago o alla residenza presidenziale di Washington. “Abbiamo ancora molto lavoro da fare per arrivarci, ma credo che ci arriveremo”, ha dichiarato Coale. Il giorno dopo, lo stesso Lukashenko ha detto che gli Stati Uniti avevano proposto alla Bielorussia un “grande accordo”, aggiungendo che l’iniziativa proveniva da Trump. “Questo è importante per la Bielorussia e per me personalmente. Ecco perché ho detto: ‘Per me va bene”, ha affermato Lukashenko, senza fornire dettagli sulla proposta. Finora i due leader hanno avuto un solo colloquio telefonico, il 15 agosto dell’anno scorso.

Non si tratta di una rivalutazione morale della figura di Lukashenko, bensì di un azzardo strategico. L’amministrazione Trump sta verificando se il più stretto alleato della Russia possa essere trasformato in uno strumento di pressione, in un momento in cui i tradizionali strumenti diplomatici hanno prodotto scarsi risultati”, dice all’Adnkronos Emilio Viano, professore all’American University di Washington ed esperto di geopolitica europea. La questione dei 250 prigionieri rilasciati da Minsk è molto importante, secondo Viano, perché riapre un canale di comunicazione rimasto in gran parte chiuso dal 2022, offrendo la possibilità di ripristinare attività diplomatiche più complesse in un momento in cui i canali diretti con Mosca risultano limitati.

Staccare Minsk da Mosca

Per decenni, Lukashenko ha mantenuto un atteggiamento di equilibrio tra la Russia e i paesi occidentali, perseguendo quella che gli analisti hanno descritto come una politica estera “multivettoriale”. Questo approccio è crollato dopo le contestate elezioni presidenziali del 2020, ampiamente ritenute vinte dalla candidata dell’opposizione Svetlana Tsikhanouskaya. Le proteste di massa che seguirono le votazioni provocarono una dura repressione da parte delle autorità e un’ampia condanna internazionale. Allo stesso tempo, nonostante l’apertura, la Bielorussia rimane strettamente allineata con la Russia, mentre la risposta di Mosca di fronte al disgelo tra Minsk e Washington è stata finora abbastanza criptica. “Il Cremlino ha evitato d’attaccare direttamente l’iniziativa di Trump, dimostrando una moderazione che scongiura un’escalation delle tensioni con gli americani proprio nel momento in cui Mosca gode dell’ascolto del Presidente degli Stati Uniti sulla questione ucraina”, sostiene Viano.

Allo stesso tempo, il Servizio di intelligence estera russo ha messo in guardia a febbraio contro presunti tentativi occidentali volti a indebolire l’alleanza della Bielorussia con la Russia: un riconoscimento implicito del fatto che Minsk non viene più trattata come un bene acquisito. Per Trump, il fascino di un incontro con Lukashenko è evidente. Il bielorusso è uno dei pochi leader ad avere accesso diretto a Putin e dal 2022 ha provato spesso a porsi come intermediario tra la Russia e l’Occidente. Minsk, secondo il repubblicano, potrebbe contribuire a sbloccare lo stallo nel processo di pace in Ucraina, una priorità assoluta della Casa Bianca sin dal ritorno di Trump alla presidenza.

“L’unico caso in cui la strategia di allontanare Lukashenko da Mosca potrebbe rivelarsi vincente è quello in cui la Russia non prevalga in Ucraina; in uno scenario in cui, al contrario, la Russia dovesse vincere, il suo coinvolgimento si farebbe più profondo e qualsiasi indipendenza o margine di manovra che Lukashenko si sia ritagliato svanirebbe da un giorno all’altro”, spiega Ani Chkhikvadze, giornalista indipendente e analista di politica estera. Secondo Chkhikvadze, i rischi sono altrettanto evidenti: la priorità di Lukashenko non è risolvere la guerra in Ucraina, bensì massimizzare la propria autonomia, la propria legittimità e il proprio sollievo economico.

È una scommessa azzardata. La situazione non è chiara ed è difficile stabilire se tutto ciò possa portare a qualcosa, o se il coinvolgimento, o, meglio, la parte che Minsk recita in esso, sia in qualche modo dettato da un desiderio genuino, oppure, più verosimilmente, dalla sola volontà di trarne un profitto temporaneo per poi tornare al “business as usual”, sia in patria che nei rapporti con la Russia. Tuttavia, direi che vale comunque la pena tentare”. Si tratta di un approccio pragmatico che non offre alcuna garanzia in merito allo sviluppo della democrazia in Bielorussia, precisa l’analista.

Anche Kateryna Lisunova, giornalista ucraina e consulente media per “Razom for Ukraine”, un’organizzazione non profit statunitense, ritiene che il disgelo tra Washington e Minsk offre a Lukashenko notevoli vantaggi politici e pochi benefici reali alla Casa Bianca. Per Kiev, anche se Trump riuscisse a persuadere Lukashenko a prendere le distanze da Putin, ciò non cancellerebbe il ruolo della Bielorussia nella guerra, né le sofferenze e le uccisioni inflitte ai propri civili. Né, d’altra parte, l’Ucraina accetterebbe un leader simile come partner legittimo. “A meno che Lukashenko non riconosca lo schema osservato nel destino di altri leader autoritari che si sono affidati alle “garanzie” di Mosca, è improbabile che un incontro di questo tipo produca risultati significativi”, sostiene Lisunova.

Secondo lei, è difficile considerare Minsk come un attore indipendente o influente nella regione. Sotto la guida di Lukashenko, il Paese è divenuto una silenziosa e affidabile estensione del Cremlino. “Finché Putin lo aiuterà a mantenersi al potere, Lukashenko continuerà a sostenere l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia”, assicura Lisunova. Il leader bielorusso, in passato, ha dimostrato a più riprese di saper ottenere concessioni senza operare cambiamenti strategici duraturi: ciò pone un limite al margine di manovra di Minsk, a prescindere dalle aperture di Washington.

Nel frattempo, l’amministrazione americana sta cercando di individuare una leva d’azione all’interno di un contesto bloccato, utilizzando il dialogo come strumento strategico piuttosto che come atto di avallo politico. Ciò che appare chiaro è che tutte le parti in causa intravedono un’opportunità. Washington ambisce a ottenere un canale d’accesso, Lukashenko cerca legittimità e sostegno economico. Mosca osserva attentamente la situazione, per verificare se tali obiettivi vengano perseguiti a proprio discapito. (
di Iacopo Luzi
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Scritto da: Giornale Radio

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