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Ue, Fidanza (FdI): ‘von der Leyen conferma stretta su migranti, delude su competitività’

today17 Settembre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen “conferma la linea” dettata dalla “maggioranza alternativa” al Parlamento europeo, costituita da Popolari, Conservatori e i gruppi alla loro destra, per quanto riguarda il dossier migrazione. Lo dichiara il capodelegazione di Fratelli d’Italia (Ecr) Carlo Fidanza a “Voci dal Parlamento” dell’Adnkronos, offrendo un giudizio positivo sulla parte del discorso relativa al capitolo sulla migrazione, ma complessivamente “in chiaroscuro”.

“Più deludente la parte sulla competitività, il contrasto alla desertificazione industriale, che è la china su cui pericolosamente l’Europa si è avviata per un eccesso di regolamentazione e per le follie del Green Deal che stanno appesantendo le nostre industrie e la loro competitività”, prosegue Fidanza, secondo cui si è trattato di una parte “troppo blanda” del discorso.

“Per noi rappresenta la priorità numero uno, perché questo vuol dire materie prime critiche, vuol dire energia, costi di energia, infrastrutture energetiche”. Insomma, tutto ciò che consente alle imprese europee di essere più competitive e ai cittadini di incorrere in minori costi: “questa è stata, credo, la grande incompiuta di questo discorso”, conclude l’eurodeputato.

Energia: “ritorno al linguaggio del passato”

Proprio il capitolo energetico del discorso viene bocciato da Fidanza, che lo definisce “un ritorno al linguaggio del passato”. “Non va bene, perché noi dobbiamo spingere di più in una direzione in cui certamente la transizione ecologica si deve fare, ma tenendo insieme le esigenze delle nostre industrie e la loro competitività“, aggiunge.

L’eurodeputato accusa von der Leyen di aver puntato “ancora una volta” sul tema dell’elettrificazione senza precisare da dove si produce l’energia elettrica necessaria. “La risposta a questo non possono essere soltanto le rinnovabili, su cui pure l’Italia ha investito raggiungendo un record storico sotto il governo Meloni, checché ne dica la sinistra”. Servono invece fonti che garantiscano “flussi stabili”: per l’Italia, spiega, questo significa il gas nella fase di transizione e il nucleare nel medio periodo, “il tempo tecnico che servirà per realizzarlo”.

“Pensare di creare l’energia elettrica dal nulla o soltanto con le rinnovabili è un’asserzione ideologica, ma non trova riscontro nella sua concretezza”, afferma Fidanza. Per l’eurodeputato di FdI il discorso di von der Leyen sull’energia è stato “un tributo pagato ai Verdi e all’ala sinistra della coalizione in termini di narrazione”, ma senza “alcun tipo di concretezza” e senza una risposta vera per quanto riguarda la forza industriale: “quella che gli europei si aspettano, che vuol dire poi difendere il lavoro degli europei, perché senza industria non c’è lavoro”.

Consiglio di sicurezza ed esercito europeo: “prima l’industria”

Sul fronte della difesa, Fidanza chiede di valutare con cautela la proposta di von der Leyen di istituire un Consiglio di sicurezza europeo, affiancato da un meccanismo di consultazione equivalente all’Articolo 4 della Nato. Per l’eurodeputato di FdI, prima bisogna preoccuparsi dello sviluppo della capacità industriale europea. “Dobbiamo sviluppare soprattutto capacità industriale, la vera mancanza che l’Europa ha oggi“, osserva, sottolineando che l’Ue è dipendente da forniture militari extra-europee che in alcuni casi non può riprodurre autonomamente, a prescindere da quante leggi sulla preferenza europea si possono passare. Da un’industria completa discende poi “anche la capacità politica di prendere delle decisioni”, aggiunge.

Il rapido progresso tecnologico della guerra moderna e la necessità di difendersi da minacce come i droni hanno dunque, secondo Fidanza, la precedenza sui “proclami di nuovi organismi, che fanno immaginare grandissime cooperazioni quando invece manca la base industriale europea che serve a sostanziare quella capacità di difesa”.

Quanto al cammino verso un esercito europeo, l’eurodeputato ritiene che in questa fase storica esso si debba configurare nella somma di ventisette eserciti nazionali integrati con delle forze di reazione rapida e una capacità militare messa in condivisione. Ma soprattutto, che “non possa prescindere dall’essere il pilastro europeo della Nato“, dove esiste già una “fortissima integrazione tecnologica. Basta passare un’ora in una base italiana per comprendere che i nostri militari parlano ormai soltanto con codici Nato, e così gran parte degli altri Paesi europei, ovviamente, che partecipano alla Nato”. L’Alleanza resta dunque il “quadro di riferimento imprescindibile rispetto al quale non dobbiamo creare doppioni, perché spenderemmo dei soldi e creeremmo burocrazie assolutamente inutili”.

“Canada? Amici ma non a scapito degli Usa”

Il discorso di von der Leyen ha toccato anche i rapporti con il Canada, a cui la presidente della Commissione ha offerto di diventare il primo “membro associato” dell’Ue. Una proposta che Fidanza definisce a caldo “un po’ particolare”. “Penso che l’Ue, anche quando propone degli strumenti di maggiore integrazione con dei partner, dovrebbe intanto mantenere la sua caratteristica europea, cioè farlo con i Paesi che hanno un’appartenenza almeno geografica, diciamo fisica, al continente europeo”. Il rapporto di cooperazione tra Ue e Canada “è già molto forte: si può rafforzare, ma credo che non ci sia bisogno di farlo con un accordo di associazione”, aggiunge.

Per l’eurodeputato di FdI, l’avvicinamento tra Bruxelles e Ottawa non deve comunque avvenire a scapito del rapporto con Washington. “Noi che siamo gelosi custodi del rapporto transatlantico, e lo siamo stati anche nei momenti di maggiore tensione con gli Stati Uniti in questi anni, non vorremmo che poi stringere col Canada in questa fase voglia dire lasciare andare gli Stati Uniti“, afferma. “Noi abbiamo bisogno, con tutti gli sforzi che si devono fare anche dall’altro lato, ovviamente, di proteggere, difendere, rinforzare le relazioni transatlantiche con tutta l’America, non soltanto con una sua parte”, prosegue.

Sul piano più strettamente commerciale, Fidanza rinvia invece al futuro il dibattito sulla ratifica a livello nazionale del Ceta, l’accordo Ue-Canada. “Di questo ragioneremo concretamente nella prossima legislatura, realisticamente: non credo che ci sarà tempo a livello di Parlamento nazionale di aprire questa pagina prima delle elezioni”, rileva. L’eurodeputato sottolinea che l’intesa, in vigore dal 2017, “ha già sviluppato” i propri effetti benefici, ma segnala alcuni nodi da approfondire: “credo che ci sia qualcosa da approfondire per quanto riguarda quello che è successo quando sono finite le salvaguardie, per esempio sul tema delle importazioni di grano canadese che hanno portato qualche squilibrio nel mercato che non si era avuto nei sette anni precedenti, finché c’era la salvaguardia”.

Il Ceta è in applicazione provvisoria per tutte le materie che ricadono nella competenza esclusiva dell’Ue, cosa che ha permesso l’abolizione di circa il 99% dei dazi doganali preesistenti, portando il commercio Ue-Canada a circa 130 miliardi di euro annui, l’80% in più rispetto al 2016. Restano esclusi dall’applicazione provvisoria alcuni settori chiave che ricadono sotto le competenze degli Stati membri, come la protezione degli investimenti e il relativo sistema giurisdizionale, l’accesso al mercato per gli investimenti e le disposizioni su trasparenza dei procedimenti amministrativi, riesame e ricorso a livello nazionale.

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