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Verni: “Da caso Turchia a Cipro, cosa prevedono articolo 5 Nato e Trattato Ue”

today13 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Dai missili intercettati verso la Turchia al drone che ha colpito una base dell’aviazione britannica a Cipro: dopo l’attacco israelo-americano la successiva rappresaglia iraniana non ha toccato solo i Paesi del Golfo. Ma quali sono i meccanismi che regolano un eventuale intervento in aiuto di Stati che fanno parte della Nato o dell’Unione europea? “L’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico è il pilastro della difesa collettiva della Nato: stabilisce che un attacco armato contro un membro è considerato un attacco contro tutti gli Alleati. Per attivarlo, è lo Stato che ha subito l’attacco che deve invocarlo, anche a seguito di eventuali consultazioni preventive, ai sensi dell’articolo 4”, sottolinea all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, esperto di diritto internazionale. Secondo Verni “tutti i Paesi membri devono concordare all’unanimità che l’evento denunciato costituisca effettivamente un ‘attacco armato’ ai sensi del trattato (si badi: recentemente la Nato ha stabilito che anche attacchi cyber particolarmente gravi o attacchi a infrastrutture critiche possono far scattare la difesa collettiva) e che esso sia avvenuto nell’alveo di quanto previsto dall’articolo 6” secondo cui deve essere stato lanciato “in Europa o nell’America settentrionale, contro i Dipartimenti francesi d’Algeria, contro il territorio della Turchia o contro le isole poste sotto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro; contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti, che si trovino su questi territori o in qualsiasi altra regione d’Europa nella quale, alla data di entrata in vigore del Trattato, siano stazionate forze di occupazione di una delle parti, o che si trovino nel Mare Mediterraneo o nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro, o al di sopra di essi”.

“Dopo di che, ogni Paese decide individualmente quale contributo fornire: l’obbligo, infatti, è di assistere la parte attaccata con le azioni ritenute necessarie, ‘ivi compreso l’uso della forza armata’, che, però, non è assolutamente l’unica opzione – precisa Verni – Tutte le misure, comunque, devono essere comunicate al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e terminano quando quest’ultimo intraprende le azioni necessarie per ristabilire la pace”. “Ad oggi – continua l’esperto – nell’attuale conflitto in corso tra Usa-Israele e Iran, l’articolo 5 della Nato non è stato attivato. Sebbene si siano verificati incidenti che coinvolgono territori o asset di paesi membri, si sono ritenuti insussistenti, evidentemente, i presupposti politici e legali per far scattare la difesa collettiva, intanto per evitare pericolose escalation, poi anche perché lo scopo dell’alleanza è difensivo: l’attuale conflitto, invece, è scaturito da un’offensiva congiunta Usa-Israele che diversi alleati considerano come un’iniziativa bilaterale esterna all’Alleanza, basata, peraltro, su presupposti del tutto discutibili”. “Fermo quanto detto sopra, l’attacco deve avvenire in Europa o Nord America, oppure contro le forze, navi o aerei di un alleato nel Mediterraneo o nell’area dell’Atlantico a nord del Tropico del Cancro – prosegue – Gli attacchi iraniani avvenuti finora contro basi Usa in Iraq o Giordania non rilevano ai fini dell’articolo 5 poiché verificatisi fuori dall’area geografica definita dal Trattato”.

Quanto al caso di Cipro “non fa parte della Nato, ma è territorio dell’Unione Europea. Però, su di esso, insistono delle basi militari britanniche e l’attacco con droni condotto dall’Iran lo scorso 2 marzo, parrebbe avesse come obiettivo proprio una di queste ultime (quella di Akrotiri)”. “In conseguenza di ciò, un ricorso all’articolo 5 del Trattato Nato non sarebbe totalmente da escludere (il Regno Unito è membro fondatore della Nato e Cipro si trova nel Mediterraneo), ma questioni di opportunità politica (tra cui i rapporti tra la Turchia e la stessa Cipro) e della stessa prassi dell’alleanza atlantica sembrerebbero escludere, all’atto pratico, e allo stato, una evenienza simile”, aggiunge Verni. “Piuttosto, si potrebbe ricorrere alla clausola di assistenza reciproca prevista dall’articolo 42, comma 7, del Trattato sull’Unione Europea, il quale stabilisce che, qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata sul proprio territorio, gli altri Stati membri debbano prestargli ‘aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso’, nel rispetto dell’articolo 51 della Carta Onu e della specificità delle politiche di difesa di singoli Stati, quali Austria, Irlanda o Malta, nonché proprio di Cipro, che hanno statuti di neutralità”. “Dovrebbe essere la stessa Cipro a richiederne l’attivazione ma, al momento, ciò non è accaduto, probabilmente per evitare una escalation e criticità di altra natura”, aggiunge.

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