IL CORSIVO

Il deficit italiano resta al 3,1%, sostiene Istat. Non ci sarà l’uscita anticipata dalla procedura Ue

today23 Settembre 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi
Il Governo guidato da Giorgia Meloni aveva sperato nell’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione europea per deficit eccessivo già nel 2026, ci aveva puntato nelle ultime settimane, ma i dati non gli danno ragione. La revisione dei conti nazionali pubblicata dall’Istat conferma per il 2025 un disavanzo pari al 3,1% del Pil. Nello specifico, la revisione ha aumentato il Pil di 6,954 miliardi, ma contemporaneamente ha peggiorato il disavanzo di 355 milioni. Quindi il dato finale è 3,1%, contro il 3% fissato dalla legge di stabilità.

Le conseguenze sulla manovra economica

Per portare il deficit esattamente al 3% sarebbero mancati circa 1,8 miliardi. Ma per raggiungere il 2,94%, il valore indicato dall’Istat come quello necessario per ottenere un dato chiaramente inferiore al 3% anche dopo l’arrotondamento, sarebbe servito un miglioramento di circa 3,145 miliardi. La revisione del Pil non è dunque bastata a spingere il deficit sotto la soglia europea, e questo avrà conseguenze importanti per le prossime scadenze economiche dell’esecutivo, per le coperture finanziarie dei vari provvedimenti programmati, perché, al di là delle desiderate dei vari partiti della maggioranza, le promesse elettorali devono poi fare i conti con le regole generali. L’Italia potrà utilizzare la clausola “energia-difesa”, anche se con un deficit eccessivo, perché permette di scorporare determinate spese dal calcolo del percorso  concordato con Bruxelles, ma quei capitoli continuano a entrare nel deficit nominale e nel debito. La decisione dell’Istat chiude la scorciatoia del 2025. La partita si sposta interamente sui conti del 2026 e sull’equilibrio tra manovra, crescita, interessi e utilizzo della clausola energia-difesa.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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