Il Corsivo

Primarie all’OK Corral?

today26 Marzo 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

Il primo a muoversi sulla strada che porta alle primarie del Campo Largo è stato Giuseppe Conte, il quale, a urne ancora calde, ha anticipato tutti i suoi sodali di coalizione referendaria annunciando “l’avviso di sfratto” al Governo e aprendo alla prospettiva della consultazione di base ai gazebo, purché – ha spiegato l’avvocato del popolo – non si tratti di “primarie di partito”. Ha poi, bontà sua, riconosciuto a Elly Schlein il giusto diritto di partecipare anch’essa alle eventuali primarie, visto e considerato, il “gran lavoro” da lei svolto per rilanciare un PD che, con la segreteria Letta, si era eccessivamente appiattito sulla cosiddetta “agenda Draghi”. Tuttavia, se primarie dovranno essere, per l’ex premier bisognerà che non si rivelino – come solitamente avvenuto in passato – soltanto banalmente confermative, ma traccino, invece, esaurientemente, “il perimetro dell’alleanza progressista rispetto ai programmi della politica estera, della giustizia, del lavoro e della sanità”. E qui, forse, a voler leggere tra le righe, si potrebbe cogliere anche un altro “avviso di sfratto”: quello cioè, riservato a Matteo Renzi e ad alcune componenti meno addomesticabili del Partito Democratico.

E’ vero che – a meno di impreviste elezioni anticipate – il lasso di tempo che ci separa dalle prossime politiche del 2027 consentirebbe uno spazio potenzialmente più che adeguato per discutere, seriamente, su come oggi occorra veramente procedere per dare vita ad uno schieramento politico in grado di rappresentare un’alternativa credibile alla Destra. Ciò nonostante, il rischio che eventuali nuove primarie presentano – soprattutto se intese come le intende Conte – è quello di allontanare (anziché avvicinare) tra di loro i partiti del Campo Largo, portando alla luce più imbarazzanti divisioni – vedi, ad esempio, la politica internazionale – che salde convergenze.

Salvo, alla fine della favola, emergesse la figura di un federatore, ossia di un personaggio super partes e rassicurante, che fosse, quindi, in grado di porsi come punto di riferimento valido non solo per la Sinistra, ma anche per altre fasce di elettorato attualmente disamorate o, comunque, disinteressate rispetto al dibattito politico. Altrimenti – poiché immaginiamo che il previsto scambio di argomentazioni tra Conte e Schlein ben difficilmente avverrà nella composta e garbata atmosfera di un salotto del Settecento – ci aspettiamo di dover assistere ad una desolante serie di fratture e di incomunicabilità: alle quali però, almeno formalmente, dovranno poi comunque – come si conviene – seguire anche le rituali (ed in genere ben poco spontanee) investiture di legittimità alla guida del Campo Largo, destinate alla parte uscita vincitrice dai gazebo. Oppure, sarà una più schietta e chiarificatrice presa d’atto di incompatibilità programmatica: proprio come quella che, del resto, già si verificò nel 2022, facilitando allora, in buona misura, l’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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