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Sanchez sceglie la via delle elezioni anticipate. “Il popolo scelga da che parte stare”, avverte il premier

today6 Ottobre 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Pressato dalla protesta di piazza degli Indignados contro i costi delle case, e tradito dagli autonomisti presenti nella sua maggioranza di Governo, Pedro Sanchez sceglie la via più ardua e complicata che porta dritta alle elezioni anticipate. Si vota il 29 novembre, e il clima politico per il premier è in salita. Sanchez ha già informato il capo dello Stato, il re Felipe, della decisione di sciogliere le Camere e avviare le tappe che portano il Paese all’appuntamento elettorale, partendo dal Consiglio dei ministri straordinario.

“Il popolo scelga da che parte stare”, avverte il premier che punta a formare una maggioranza di sinistra con il “Frente amplio”, nato dalla ceneri di Sumar, che si dice pronto ad affrontare la sfida elettorale. La decisione di Sanchez è stata accolta dal Partito Popolare, principale formazione di opposizione, con esultanza. Il candidato naturale sarà Alberto Núñez Feijóo che però per formare una maggioranza si deve alleare con l’ultradestra di Vox.

La crisi abitativa travolge il governo spagnolo

Quello che è accaduto in Spagna è il sintomo di un problema conosciuto che non si risolve con un decreto ma con politiche profonde, strutturali. Perché la Spagna può vantare certamente una delle economie più dinamiche d’Europa, ma si tratta di una crescita meramente macroeconomica: nella sostanza crescono i grandi numeri, ma la popolazione non percepisce la prosperità perché la ricchezza non è distribuita.

E il problema della casa è il caso più drammatico, perché i prezzi di vendite e affitti sono volati e i proventi sono andati nelle tasche di società immobiliari multinazionali e speculatori locali. In Spagna circa l’80% delle persone possiede una casa, si costruisce pochissima edilizia sociale e nel 2025 ci sono stati 25mila sfratti. Quindi quello che è successo a Maricarmen è stata la miccia che ha acceso il fuoco che bruciava sotto la cenere. Il governo Sanchez si definisce progressista, però nella seconda legislatura, negli ultimi quattro anni, si è appoggiato a Junts per la Catalogna, gli autonomisti che sono di destra e che alla fine hanno bocciato il decreto.

Scritto da: Daniele Biacchessi

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