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Se ne va anche Gino Paoli

today25 Marzo 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

La musica italiana dice addio a Gino Paoli, uno dei suoi esponenti più prestigiosi. Il grande cantautore se ne è, infatti, andato la scorsa notte, chiudendo per sempre il suo pia-noforte nella casa sul mare di Quinto, quartiere della sua amata Genova. Nato, per caso, a Monfalcone il 23 settembre del 1934, nel corso della sua lunghissima carriera artistica, Gino Paoli ha scritto e interpretato brani di enorme successo: da “Il cielo in una stanza” a “Vivere ancora”, da “Che cosa c’è” a “Senza fi-ne”, passando per “Sapore di sale”, fino ad arri-vare ad “Una lunga storia d’amore”, “Averti ad-dosso” e “Quattro amici”. Studente piuttosto svogliato, ma molto appas-sionato di musica e pittura, Paoli cresce a Pegli, delegazione del Ponente genovese in cui, tra l’altro, nasce anche quel Fabrizio De Andrè col quale – unitamente a Luigi Tenco, Bruno Lauzi ed Umberto Bindi – darà vita alla cosiddetta “scuola genovese”.

Il percorso che lo porterà alla grande notorietà ha inizio quando il compositore genovese, Gian-franco Reverberi, lo introduce negli ambienti di-scografici di Milano, dove, tra gli altri, diventa amico anche di Giorgio Gaber e di Mina. E sarà proprio la Tigre di Cremona ad incidere, per pri-ma, “il cielo in una stanza”, lanciando così il gio-vane Paoli ai vertici del panorama musicale ita-liano del momento. E’ il 1960 e, l’anno dopo, il formidabile successo di questo 45 giri sarà bis-sato da un’altra canzone (“Senza fine”), destina-ta anch’essa a diventare famosissima nell’interpretazione di Ornella Vanoni, con cui lo scontroso autore venuto dalla Liguria vivrà an-che una lunghissima relazione affettiva. Da no-tare che “Senza fine”, oltre a rimanere un brano senza tempo, segnerà pure l’inizio di un sodali-zio musicale destinato a durare una vita intera.

Nel 1963, esce poi un disco – questa volta in-terpretato direttamente dallo stesso Paoli – che segnerà addirittura la storia del nostro costume: e stiamo parlando di “Sapore di sale”: un pezzo che si avvarrà, tra l’altro, anche dell’arrangiamento di Ennio Morricone e dell’assolo al sax del mitico Gato Barbieri. Uomo tormentato, sebbene già sposato, vivrà, in quel periodo, una travolgente storia d’amore con l’allora adolescente Stefania Sandrelli: poi, all’improvviso, l’11 luglio 1963, proprio mentre è all’apice del successo, Paoli compie un gesto rimasto a tutt’oggi ancora avvolto nel mistero, quando, tentando il suicidio, si spara all’altezza del cuore. Il proiettile non colpirà organi vitali, ma resterà, comunque, conficcato nella zona del pericardio, dalla quale non sarà mai più estratto. Personaggio tipicamente ligure, schivo e di pochissime parole, Gino Paoli resta uno degli auto-ri ed interpreti più amati e conosciuti della can-zone italiana, alla quale ha saputo donare brani che fanno ormai, indubbiamente, parte della sto-ria del nostro Paese.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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