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“Prezzi alle stelle e aziende a rischio chiusura”: l’allarme di Santoianni (AIC) sulla crisi che sta travolgendo l’agricoltura

today29 Giugno 2026

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“Prezzi alle stelle e aziende a rischio chiusura”: l’allarme di Santoianni (AIC) sulla crisi che sta travolgendo l’agricoltura

L’agricoltura italiana è un gigante dai piedi d’argilla, un settore che produce 86 miliardi di valore aggiunto e rappresenta il pilastro dell’economia nazionale, ma che oggi trema sotto i colpi di una crisi senza precedenti.

Nonostante i numeri da record, con esportazioni che toccano i 72,5 miliardi, le famiglie e le imprese agricole si trovano a gestire criticità perenni che la politica spesso non valorizza a sufficienza. Di questo equilibrio precario si è discusso approfonditamente con Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori (AIC), durante l’ultima puntata di Conti in tasca, il programma condotto da Sergio Luciano su Giornale Radio.

Lo schiaffo dei rincari e il rischio default

Il grido d’allarme più forte riguarda l’impennata dei costi di produzione, trascinata dal caos geopolitico. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha fatto esplodere i costi dei fertilizzanti, essenziali per la sopravvivenza dei raccolti.

Abbiamo avuto un riscontro di oltre il 62% rispetto al 2020, con un ulteriore balzo del 40% solo nei primi mesi del 2026”, denuncia Santoianni.

La situazione è al limite della sostenibilità: “I margini delle imprese agricole si assottigliano ancora di più e la pianificazione degli acquisti diventa un esercizio ad alto rischio”.

Il pericolo non è più teorico, ma imminente: “Bisogna creare i presupposti perché sennò le aziende chiudono”.

Contro l’atrocità dello sfruttamento nei campi

Non c’è solo l’economia a preoccupare l’AIC, ma anche la dignità del lavoro, ferita da episodi di cronaca brutali come quelli avvenuti ad Amendolara.

Una cosa di un’atrocità mai vista”, commenta Santoianni riferendosi ai giovani braccianti bruciati, un fatto che colpisce non solo i lavoratori ma la credibilità dell’intero sistema.

Per questo l’associazione ha scelto una linea dura: “Come AIC abbiamo deciso di costituirci parte civile. È una scelta a difesa della legalità dei lavoratori e delle aziende agricole che producono in modo sano”.

La lotta al caporalato deve passare per un controllo capillare del territorio, perché chi sfrutta “danneggia anche chi rispetta le regole e investe in un’agricoltura sostenibile”.

Il bollino della legalità sugli scaffali

Una delle proposte più innovative emerse dall’intervista riguarda la trasparenza verso il consumatore finale. Santoianni spinge per uno strumento che permetta ai cittadini di premiare le aziende virtuose direttamente al momento della spesa.

Perché a quelle aziende agricole che producono in un modo sano e rispettano la dignità dei lavoratori non mettiamo un bollino sui loro prodotti?”, propone il presidente.

L’obiettivo è chiaro: fare in modo che sugli scaffali la gente possa scegliere consapevolmente i prodotti che provengono da un lavoro regolare. “Sarebbe un segnale a tutela di questa gente che produce in modo sano e sostenibile”.

Seimila tesori nascosti per far risorgere i territori

Mentre il mondo guarda ai marchi DOP e IGP, esiste una miniera d’oro ancora poco sfruttata: i PAT, ovvero i Prodotti Agroalimentari Tradizionali.

Stiamo parlando di quasi 6000 prodotti tradizionali locali, autentici tesori del nostro patrimonio che meritano di essere valorizzati”, spiega Santoianni.

Questi prodotti rappresentano l’anima delle aree interne e marginali del Paese. L’AIC sostiene con forza il disegno di legge per la “Via dei PAT”, convinta che questa tradizione debba essere “trasformata in valore economico per le nostre imprese”, diventando un volano di sviluppo per le comunità rurali che costituiscono la stragrande maggioranza del territorio.

Oltre il contentino per salvare il futuro

Per i giovani che vogliono scommettere sulla terra, gli incentivi attuali sono giudicati insufficienti se non accompagnati da una visione di lungo periodo.

Non basta dare il contentino”, avverte Santoianni, criticando le misure temporanee e i piccoli aiuti sui fertilizzanti che non risolvono i problemi strutturali.

Serve credito, assistenza e innovazione tecnologica, specialmente per affrontare la carenza d’acqua. “Dobbiamo dare più certezze agli agricoltori, risolvendo i problemi invece di creargliene altri”.

Solo così le aziende potranno smettere di vivere in costante emergenza e tornare a essere “aziende produttive e capaci di fare reddito”.

In sintesi

  • Crisi fertilizzanti: prezzi aumentati del 62% dal 2020, con un nuovo balzo del 40% nel 2026.
  • Lotta al caporalato: AIC si costituisce parte civile per i fatti di Amendolara contro le atrocità nei campi.
  • Tutela del Made in Italy: i falsi prodotti italiani nel mondo valgono oltre 100 miliardi di euro.
  • Valorizzazione PAT: focus su 6000 prodotti tradizionali per rilanciare le aree interne e marginali.

FAQ

Cosa chiede l’AIC per fermare la chiusura delle aziende?

Chiede una politica di futuro che vada oltre i piccoli contributi, garantendo credito ai giovani, stoccaggio per i prodotti e una riforma profonda della PAC.

Cos’è il “bollino etico” proposto da Santoianni?

È un marchio da apporre sui prodotti per certificare che provengono da lavoro regolare, permettendo ai consumatori di scegliere la legalità.

Meta description: Giuseppino Santoianni (AIC) a Giornale Radio: “Fertilizzanti +62%, le aziende rischiano la chiusura”. Dal caporalato ai PAT, ecco la ricetta per salvare i campi.

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