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“Con gli USA mai essere troppo accondiscendenti quando si ha ragione”: Sequi promuove la linea dura di Meloni contro Trump

today22 Giugno 2026

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“Con gli USA mai essere troppo accondiscendenti quando si ha ragione”: Sequi promuove la linea dura di Meloni contro Trump

L’ambasciatore Ettore Sequi, già segretario generale della Farnesina, ha analizzato lo scenario inaspettato di uno scontro definito “imbarazzante” tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Non si tratta di una semplice schermaglia diplomatica, ma di un segnale profondo che arriva in una giornata dominata dal mancato accordo di pace in Svizzera per il Medio Oriente.

Ai microfoni del programma Il Timone delle 20 con Francesco Massardo su Giornale Radio, Sequi mette subito in chiaro che non bisogna sorprendersi del modo in cui il tycoon si riferisce agli ex alleati, perché dietro le quinte si è consumato uno strappo politico notevole.

Non è una lite personale ma un nuovo ordine mondiale

Secondo l’ambasciatore, ridurre tutto a un diverbio tra leader sarebbe un errore di prospettiva. “Non è dal mio punto di vista una lite personale”, spiega Sequi, sottolineando come le esternazioni di Trump riguardino piuttosto il rapporto tra Stati Uniti ed Europa.

Il nodo centrale è la trasformazione dell’Alleanza occidentale: “Trump non sta cercando di umiliare Meloni, ma sta colpendo chiaramente il concetto di alleato”. Quello a cui assistiamo è l’enunciazione del nuovo ordine trumpiano, dove la diplomazia lascia il posto a una visione muscolare dei rapporti internazionali.

La fine del concetto di alleato paritario

La visione geopolitica che emerge dalle parole di Sequi è quella di una frattura insanabile tra due modi di intendere l’Occidente. Da una parte c’è la comunità politica basata su alleanze paritarie; dall’altra, quella di Trump, descritta come “una comunità gerarchica in cui lui è il capo”.

Il messaggio inviato a Roma è un avvertimento per tutte le altre capitali europee: “Se tratta così un leader che gli è più vicino rispetto ad altri, come tratterà gli altri?”. È una manifestazione di forza che si basa esclusivamente su rapporti di potere, dove la gerarchia prevale sulla cooperazione.

La lezione di Fulci: mai essere accondiscendenti

Sulla reazione di Giorgia Meloni, che ha risposto di petto annullando anche incontri ufficiali, Sequi esprime un giudizio netto: “Una reazione che è assolutamente non solo spiegabile, ma forse anche opportuna”.

L’ambasciatore richiama la dottrina di Paolo Fulci, leggenda della diplomazia italiana, per giustificare la barra dritta tenuta da Palazzo Chigi: “Con gli Stati Uniti non bisogna mai mostrarsi troppo accondiscendenti quando si ha ragione”.

Per Sequi, questo atteggiamento di dignità nazionale è necessario nei confronti di tutti gli imperi, specialmente quando si difende la propria posizione su basi solide.

Il rebus nucleare salvato in zona Cesarini

Spostando lo sguardo verso il Medio Oriente, Sequi analizza il fragile memorandum con l’Iran, descrivendolo come un atto salvato “in zona Cesarini”. Teheran ha giocato d’anticipo, chiarendo che non ci sarà alcun accordo nucleare senza la pace in Libano.

L’Iran ha collegato i due fronti per necessità di deterrenza, creando un corto circuito con le esigenze di Israele. “Mentre gli americani volevano separare il nucleare dalle altre questioni regionali, l’Iran sta collegando tutto”, osserva Sequi, evidenziando come il vero test di stabilità si stia giocando ora nel Libano meridionale.

L’ombra di Obama e il bluff delle promesse

Il confronto tra l’attuale memorandum e quello siglato da Obama è impietoso. Sequi definisce l’ex presidente democratico come un “fantasma” che agita i sonni di Trump: Obama firmò 160 pagine di accordo tecnico riducendo davvero l’arricchimento dell’uranio, mentre oggi la situazione è opposta.

Gli Stati Uniti hanno ricevuto promesse, mentre le concessioni sono state fatte subito”, attacca l’ambasciatore, citando la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane. La conclusione è amara: sul nucleare siamo quasi all’anno zero, nonostante i tentativi di vendere il risultato come una grande vittoria comunicativa.

In sintesi

  • Lo scontro Meloni-Trump non è una questione personale, ma riflette la visione gerarchica di Trump sugli alleati.
  • L’ambasciatore Sequi promuove la fermezza italiana: con gli Stati Uniti non bisogna cedere quando si ha ragione.
  • L’accordo nucleare con l’Iran è fragilissimo perché basato su promesse vaghe a fronte di concessioni immediate.
  • L’Iran utilizza Hezbollah e il Libano come scudo e moneta di scambio per i futuri negoziati nucleari.

FAQ

Perché Sequi ritiene opportuna la reazione di Meloni?

Perché seguire la linea dell’accondiscendenza a tutti i costi con una superpotenza è un errore diplomatico quando si hanno ragioni valide da difendere.

Cosa distingue l’accordo di Trump da quello di Obama con l’Iran?

L’accordo di Obama era un documento tecnico dettagliato di 160 pagine, mentre l’attuale memorandum si basa su impegni futuri non ancora verificati.

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