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“Protti era il punto di riferimento”: l’addio al grande campione

today19 Giugno 2026

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“Protti era il punto di riferimento”: l’addio al grande campione

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Igor Protti, uno degli ultimi eroi capaci di unire le tifoserie oltre ogni rivalità. Durante l’ultima puntata di Sport Club, condotta da Lapo De Carlo e Tommaso Lavizzari su Giornale Radio, il giornalista Giulio Mola ha ricordato la figura di un “bomber di provincia” che ha saputo scrivere la storia pur senza mai vestire la maglia della Nazionale.

Protti resta un caso unico nel panorama sportivo italiano, essendo stato capace di laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1, legando indissolubilmente il suo nome a piazze calde come Livorno e Bari.

Un legame nato dall’emozione

Per Giulio Mola, intervenuto in diretta, il rapporto con Protti andava ben oltre la semplice cronaca sportiva. “Il legame che c’era con Protti va al di là di quello che possa essere un semplice rapporto professionale”, ha spiegato il giornalista, sottolineando come l’attaccante sia stato una fonte d’ispirazione costante.

Mi ha fatto veramente venir voglia di fare questo mestiere perché con lui ci si emozionava, ogni intervista era qualcosa di particolare”, ha aggiunto Mola, ricordando con commozione le stagioni vissute insieme ai tempi del Bari.

L’ultimo contatto tra i due risaliva a poche settimane fa, quando Protti aveva declinato un invito per un impegno familiare solenne: “Non vengo perché accompagno mia figlia all’altare”.

Un’intelligenza sopra la media

Oltre ai gol, ciò che restava impresso di Igor Protti era lo spessore umano e intellettuale. “Era un uomo di grandissima intelligenza e con una capacità di riflessione superiore alla media”, è stato il commento unanime durante la trasmissione.

In un calcio che stava cambiando, lui rimaneva ancorato ai valori del contatto umano. “Nei tempi in cui col cellulare si fa di tutto tranne che rispondere, lui che negli spogliatoi il cellulare non ce l’aveva, era abituato al contatto umano”, ha ricordato Mola.

Anche lontano dai campi da anni, Protti non negava mai una parola o una risposta a chi lo cercava, mantenendo viva quella disponibilità che lo aveva reso un idolo.

Simboli di un calcio romantico e paradossale

La carriera di Protti è costellata di immagini iconiche, come il celebre “trenino biancorosso” inventato insieme a Tovalieri, una celebrazione che arrivò a sbeffeggiare persino le grandi del Nord nella “Scala del calcio” di San Siro.

Vedere il trenino biancorosso a San Siro sembrava un sogno ai tifosi”, ha sottolineato Mola. Eppure, la sua parabola è segnata da un paradosso storico: nella stagione 1995-1996 divenne capocannoniere della Serie A con 24 gol, ma non bastò a salvare il Bari dalla retrocessione.

Un primato agrodolce di cui lui, nonostante tutto, andava profondamente orgoglioso per l’impegno profuso.

La parola data prima dei soldi

L’integrità di Protti emerse chiaramente nel suo addio al Messina. Quando il Bari lo chiamò la prima volta, il bomber rifiutò categoricamente per non tradire la piazza siciliana.

Io non posso tradire questi tifosi a cui ho dato la mia parola”, disse all’epoca. Cedette solo quando capì che la sua cessione era vitale per le casse del club: “Lo fece perché davvero voleva bene a quella piazza; se quei soldi sarebbero serviti al Messina per salvarsi, lui quella cosa l’avrebbe fatta”.

Questa nobiltà d’animo gli permise di essere accolto come un re in ogni città dove ha giocato, da Napoli alla Lazio, fino alla sua Rimini.

Un titolare inamovibile per l’Italia di oggi

Guardando all’attuale crisi di attaccanti che attanaglia l’Italia, il rimpianto per un giocatore come Protti si fa ancora più forte. “Oggi sarebbe probabilmente titolare inamovibile della nazionale italiana”, ha affermato con convinzione Mola.

Protti ebbe la sfortuna di giocare in un’epoca dominata da giganti che gli chiusero le porte dell’azzurro, ma il suo valore tecnico resta indiscutibile. “In quel ruolo, a maggior ragione uno come lui, oggi ci mancherebbe moltissimo”, ha aggiunto il giornalista analizzando il vuoto di talenti nel reparto avanzato della selezione di Spalletti.

Il pericolo delle multiproprietà nel calcio moderno

L’intervista a Sport Club si è chiusa con una riflessione amara sul futuro del calcio italiano e sulla crisi dei punti di riferimento per i più giovani. “Il nostro punto di riferimento era Protti”, ha sentenziato Mola, criticando aspramente l’attuale sistema delle multiproprietà che coinvolge club come Bari e Napoli o le realtà legate a Lotito.

Questa storia delle multiproprietà sta diventando un boomerang pericolosissimo per il nostro calcio”, ha avvertito l’esperto. Secondo Mola, trasformare grandi piazze in società “succursali” è un errore imperdonabile: “Questo non è un futuro, questo vuol dire calpestare la storia”.

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