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“Netanyahu non ha più una coalizione”: Maurizio Molinari svela il crollo dello storico leader tra debiti e malumori

today9 Luglio 2026

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“Netanyahu non ha più una coalizione”: Maurizio Molinari svela il crollo dello storico leader tra debiti e malumori

Il dominio assoluto di Benjamin Netanyahu sulla scena politica israeliana sembra essere giunto a un punto di rottura. Maurizio Molinari, direttore editoriale del gruppo SAE, delinea un quadro di profonda crisi per il primo ministro, sottolineando come il potere stia scivolando via dalle mani del Likud.

Il fatto di fondo politico è che Netanyahu non ha una coalizione”, afferma Molinari. Fino a poco tempo fa, il premier era considerato un leader imbattibile, capace di dominare la narrazione bellica, ma oggi la realtà dei numeri racconta una storia diversa.

Questa analisi è stata al centro del dibattito durante la trasmissione L’Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, in onda su Giornale Radio, dove Molinari ha spiegato che “il boccino politico sta passando a Eisenkot”.

Lo storico sorpasso nei sondaggi elettorali

Per la prima volta nella storia recente di Israele, il partito dell’ex capo di Stato Maggiore, Gadi Eisenkot, avrebbe superato il Likud nelle preferenze degli elettori.

I dati citati da Molinari sono netti: “I sondaggi hanno dato il partito di Eisenkot sopra il Likud, 23 seggi contro 22 seggi”.

Si tratta di un evento definito clamoroso, che segna la fine dell’egemonia di Netanyahu come potenziale leader del partito più votato.

Oltre al dato del singolo partito, Molinari evidenzia come la coalizione che Eisenkot potrebbe mettere insieme sia “capace di arrivare a un numero di seggi molto superiore alla coalizione di centrodestra”.

Questo smottamento elettorale indica che la fiducia verso l’attuale premier sarebbe ai minimi storici.

La crisi dell’export e la rivolta delle startup

Il declino di Netanyahu non è legato esclusivamente a fattori politici o militari, ma affonda le radici anche in un “motivo tecnico” economico che sta colpendo il cuore produttivo del Paese.

Il tema vero è il rafforzamento dello Shekel sull’euro e sul dollaro, che sta complicando molto tutto il lavoro delle startup israeliane”, spiega Molinari.

L’economia di Israele si fonda sulle esportazioni di alta tecnologia e il valore record della valuta locale sta danneggiando le vendite all’estero.

Questo scenario sta generando “un grandissimo malumore nel settore più vivace dell’economia”.

Gli elettori che tradizionalmente sostenevano il centrodestra starebbero ora additando le scelte economiche del Governo come responsabili di questo indebolimento dell’export.

Il fattore umano e i lutti di Eisenkot

A pesare sulla bilancia politica c’è anche la figura personale di Gadi Eisenkot, la cui credibilità è cementata da una storia di sacrifici familiari legati al conflitto.

Eisenkot, oltre a essere stato capo di Stato Maggiore, ha perso un figlio nella guerra dopo il 7 ottobre e ha perso due nipoti”, ricorda Molinari.

Questo carico di “lutti e tragedie” porta una fetta consistente dell’opinione pubblica a identificarsi profondamente in lui, vedendolo come un’alternativa più umana e affidabile rispetto al cinismo politico attribuito a Netanyahu.

La sofferenza personale del generale è diventata un elemento di unione per un elettorato stanco della guerra e dei suoi costi umani.

L’ostacolo internazionale e l’ombra di Washington

Netanyahu si trova in una trappola diplomatica che rende quasi impossibile la sopravvivenza della sua attuale maggioranza.

Per mantenere in vita il Governo, il premier avrebbe bisogno di tenere stretti ministri dell’estrema destra come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, ma questa opzione sarebbe esclusa dagli alleati americani.

La realtà vera è che l’amministrazione Trump questo non lo vuole”, osserva Molinari.

Allo stesso tempo, i rapporti tra Trump e Netanyahu rimangono tesi a causa delle divergenze sull’approccio all’Iran.

Sebbene i due leader siano vicini sulla questione del Libano e del possibile disarmo di Hezbollah, restano “separati dall’approccio alla tregua con l’Iran”.

Netanyahu non voleva il memorandum d’intesa siglato dagli Stati Uniti con Teheran, e questo attrito continua a indebolire la sua posizione internazionale.

In sintesi

  • Sorpasso nei sondaggi: secondo Molinari, il partito di Eisenkot sarebbe davanti al Likud di Netanyahu, con 23 seggi contro 22.
  • Crisi economica: il rafforzamento dello Shekel starebbe danneggiando l’export delle startup e dell’alta tecnologia israeliana.
  • Coalizione fragile: Netanyahu non riuscirebbe a formare una coalizione stabile anche per il peso dei ministri dell’estrema destra.
  • Fattore Eisenkot: la storia personale dell’ex capo di Stato Maggiore, segnata da lutti familiari in guerra, attira il consenso dei moderati.
  • Pressione americana: secondo Molinari, l’amministrazione Trump non vorrebbe una maggioranza israeliana condizionata da Ben-Gvir e Smotrich.

FAQ

Perché Netanyahu sta perdendo consensi tra i suoi elettori storici?

Secondo Maurizio Molinari, Netanyahu paga sia la difficoltà di costruire una coalizione stabile sia motivi economici, in particolare il rafforzamento dello Shekel, che danneggia l’export tecnologico israeliano.

Chi è Gadi Eisenkot e perché viene considerato favorito?

Gadi Eisenkot è un ex capo di Stato Maggiore israeliano. La sua autorevolezza militare e la sua storia personale, segnata dalla perdita di familiari durante la guerra, lo rendono una figura capace di intercettare il consenso di ampie fasce moderate.

Qual è il nodo internazionale che indebolisce Netanyahu?

Il nodo riguarda il rapporto con Washington: secondo Molinari, l’amministrazione Trump non vorrebbe una coalizione israeliana condizionata dall’estrema destra di Ben-Gvir e Smotrich.

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