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Ponte sullo Stretto, l’AD Ciucci: “Accorcerà la nostra penisola, cantieri al via nell’ultimo trimestre 2026”

today3 Giugno 2026

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Ponte sullo Stretto, l’AD Ciucci: “Accorcerà la nostra penisola, cantieri al via nell’ultimo trimestre 2026”

Il Ponte sullo Stretto non è più un’ipotesi, ma un cronoprogramma serrato. Pietro Ciucci, Amministratore Delegato della società Stretto di Messina, ai microfoni di Italia No Limits, condotto da Roberto Poletti, in onda tutti i giorni dalle 17 alle 20, sgombra il campo dai dubbi e dalle percezioni di scetticismo: “Tutta la macchina è in movimento”. L’obiettivo è scolpito nel calendario: tornare al CIPES per una nuova delibera entro la fine di giugno. Un traguardo che Ciucci definisce “molto sfidante, lo sappiamo, ma assolutamente possibile”.

La “macchina” è partita: obiettivo CIPES

Non si tratta solo di burocrazia. La fase operativa è alle porte. “Nell’ultimo trimestre del 2026 passeremo in fase realizzativa”, annuncia l’AD. Cosa vedranno i cittadini? Non solo scavi, ma un’azione coordinata sul territorio che inizierà con la progettazione esecutiva e le attività propedeutiche. “C’è un’attività di bonifica bellica, c’è un problema di archeologia, di ricerche dell’archeologia, c’è un problema di soluzione delle interferenze”. I primi segni tangibili saranno i campi base per i futuri operai e le opere compensative richieste dai comuni. Interventi su rete idrica, strade e illuminazione che Ciucci spera siano accolti come un “effetto positivo collaterale di questa grandissima opera”.

Costi e gestione: “Non è un progetto per tre persone”

Alle polemiche sui costi e sulla struttura societaria, Ciucci risponde con i numeri. Sulle critiche ai compensi dei dirigenti, la replica è netta: “C’è il tormentone dei costi di funzionamento della società, come se un progetto di questo genere si potesse fare con un gruppetto di tre o cinque persone”. La struttura è definita equilibrata, composta in gran parte da personale distaccato da ANAS e RFI. Anche sul fronte dei costi totali, saliti a 13,5 miliardi, la spiegazione è tecnica: “Non siamo così irragionevoli da violare direttive europee. L’aumento riguarda la lievitazione dei prezzi delle materie prime” rispetto a bandi di vent’anni fa. Il piano finanziario è stato considerato adeguato dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART). “Sarebbe molto pericoloso il contrario per un’opera che richiede 7-8 anni di costruzione e 30 di gestione”.

Oltre il pregiudizio: la sicurezza e il territorio

Ciucci respinge con forza anche le strumentalizzazioni e le ombre della criminalità: “C’è da inorridire. È un’affermazione ingenua pensare che le cosche aspettino il treno per ricongiungersi, come se non sapessero usare l’aereo o il traghetto. Alcune cose sono perfino ridicole”. Il progetto deve invece essere un motivo di orgoglio nazionale, un “vanto per l’ingegneria e per tutte le attività di questo Paese” che va protetto da attacchi ingiustificati.

2034: La fine della schiavitù degli orari

Al cuore del progetto resta la visione di un’Italia moderna. Nel 2034, il cittadino percepirà un cambiamento radicale: la libertà di muoversi senza la schiavitù di orari o tabelle dei traghetti. Il paragone è con l’Autostrada del Sole e l’Alta Velocità, momenti che hanno cambiato la storia del Paese eliminando la dipendenza dai mezzi aerei. “Le distanze tra i luoghi sono in funzione del tempo che si impiega per raggiungerli”, conclude Ciucci, “il Ponte sullo Stretto accorcerà questa nostra penisola”.

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