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TFR, la rivoluzione scatta oggi: ecco perché rischi di perdere il controllo dei tuoi soldi se non agisci subito

today1 Luglio 2026

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TFR, la rivoluzione scatta oggi: ecco perché rischi di perdere il controllo dei tuoi soldi se non agisci subito

Da oggi, primo luglio, cambiano le regole della previdenza complementare nel settore privato: per decidere la destinazione del proprio trattamento di fine rapporto, i nuovi assunti non avranno più i noti sei mesi di tempo, ma soltanto sessanta giorni.

Si tratta di un’accelerazione netta decisa dall’ultima legge di bilancio per spingere quel 60% di lavoratori che ancora non possiede una pensione integrativa. Di questo tema cruciale per il portafoglio degli italiani ha parlato l’esperta Noemi Secci, consulente del lavoro, durante la trasmissione Next Economy con Manuela Donghi, su Giornale Radio.

Il meccanismo del silenzio-assenso che decide per te

La vera novità riguarda la velocità con cui scatta l’automatismo. Se entro sessanta giorni il lavoratore non esprime una preferenza chiara, scatta l’adesione automatica alla forma di previdenza complementare negoziale prevista dal nuovo rapporto di lavoro.

Noemi Secci chiarisce la portata di questo cambiamento in modo diretto: “Il TFR, se tu non dici niente, per farla semplice, se ne va diretto e non più in sei mesi, ma soltanto in sessanta giorni al nuovo fondo di previdenza complementare”.

Questa soglia temporale ridotta è un innesco per evitare che le persone rimangano nell’inerzia e ignorino un investimento che influenzerà i decenni a venire.

Perché la pensione pubblica è diventata insufficiente

Non riflettere su queste nuove regole è un errore che può costare caro al momento del ritiro dal lavoro. Con il passaggio quasi totale al sistema contributivo, l’assegno dell’INPS non sarà più generoso come in passato.

L’esperta avverte che pensare alla previdenza complementare “oramai è d’obbligo” perché il primo pilastro obbligatorio dà un assegno molto più basso rispetto al vecchio sistema retributivo.

Senza un’integrazione privata, mantenere il tenore di vita in vecchiaia diventa impossibile, poiché “la sola pensione INPS non ce la fa più a garantire” il potere d’acquisto necessario.

La trappola del tempo e la scarsa cultura previdenziale

Ridurre il tempo di scelta da sei mesi a sessanta giorni solleva dubbi sulla capacità dei lavoratori di compiere passi consapevoli. Esistono infatti molti elementi tecnici da valutare, dai rendimenti alle linee di investimento fino ai costi di gestione.

Secci sottolinea come l’informazione richieda tempo e che “talvolta potrebbero non essere sufficienti due mesi” per orientarsi in un mercato complesso.

La scarsa cultura previdenziale media aggrava il rischio di subire una scelta automatica senza aver compreso se quel determinato fondo sia effettivamente il migliore per le proprie esigenze specifiche.

Attenzione ai costi nascosti che mangiano i rendimenti

Aderire a un fondo pensione significa compiere un investimento e, come tale, comporta dei rischi che spesso vengono taciuti. Un tema fondamentale è quello delle commissioni di gestione, che possono variare sensibilmente tra un prodotto e l’altro.

L’esperta mette in guardia: “Il costo rischia di mangiarti a seconda del tipo di fondo e del tipo di investimento la maggior parte del guadagno di quello che è il tuo rendimento”.

Per questo motivo è essenziale non affidarsi al primo interlocutore commerciale, ma cercare pareri imparziali che sappiano analizzare i costi reali.

Il consiglio per i neoassunti e il ruolo dei fondi chiusi

La regola dei sessanta giorni colpisce i lavoratori di prima assunzione assoluta a partire da oggi, ma riguarda con modalità diverse anche chi cambia impiego.

Se un lavoratore ha già un fondo pensione attivo e non dichiara nulla entro il nuovo termine, il suo TFR verrà comunque devoluto al fondo negoziale del nuovo contratto.

Noemi Secci lancia però un suggerimento pratico per chi si sente smarrito tra le tante opzioni: “Sono di solito proprio i fondi negoziali la scelta migliore normalmente perché riescono a tenere dei costi più bassi e comunque ad assicurare dei buoni rendimenti”.

In sintesi

  • Nuova scadenza: i nuovi assunti hanno solo 60 giorni, non più 6 mesi, per decidere dove destinare il TFR.
  • Silenzio-assenso: se non si sceglie, il TFR finisce automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto.
  • Gap pensionistico: la pensione INPS contributiva è insufficiente a coprire l’ultimo stipendio.
  • Fondi negoziali: sono spesso preferibili grazie a costi di gestione ridotti rispetto ai fondi aperti.

FAQ

Cosa succede se non scelgo entro 60 giorni?

Il TFR viene trasferito automaticamente al fondo pensione negoziale previsto dal contratto di lavoro.

Il TFR versato nel fondo pensione è perso fino alla vecchiaia?

No. È possibile richiedere anticipazioni o riscatti per motivi specifici, secondo le regole previste dalla previdenza complementare.

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