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Il selfie fatale: la truffa WhatsApp che sta colpendo tutti

today5 Giugno 2026

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Il selfie fatale: la truffa WhatsApp che sta colpendo tutti

Oltre al danno, la beffa. Esiste un momento preciso in cui una vittima di furto d’identità smette di essere solo un bersaglio e diventa, agli occhi della legge, un ingranaggio della criminalità. Durante l’ultimo appuntamento di Next Economy con Manuela Donghi su Giornale Radio, è emerso un allarme che riguarda tutti noi: i cybercriminali non cercano solo i vostri risparmi, ma la vostra faccia.

Daniele Pistolesi, presidente di AFUE, spiega che oggi il “patrimonio dei truffatori sono proprio i dati e i documenti dei truffati”. Attraverso questi, vengono creati i cosiddetti money mule, ovvero muli di denaro: conti correnti usati come stazioni di transito per ripulire il denaro sporco. “Hanno bisogno di un intermediario che riceva il denaro sottratto e lo sposti rapidamente altrove, solitamente all’estero o in criptovaluta”.

L’esca del finto lavoro su WhatsApp

Ma come si finisce in questa rete? La trappola scatta spesso su uno smartphone. “Il metodo più diffuso è creare finti annunci di lavoro online, le truffe WhatsApp delle offerte di lavoro, le finte agenzie di noleggio”, avverte Pistolesi.

Il meccanismo è subdolo: per procedere con una selezione fantasma o verificare dei requisiti, i truffatori chiedono alla vittima foto dei documenti e, soprattutto, di “farsi un selfie con il documento in mano“. Quel selfie è la chiave d’accesso definitiva. Non è un semplice controllo burocratico, ma lo strumento con cui i criminali apriranno conti a vostro nome a vostra totale insaputa.

Dieci minuti per rubare una vita finanziaria

La velocità della tecnologia, in questo caso, gioca a favore del crimine. Esiste infatti una falla burocratica legata alle banche digitali di nuova generazione. Pistolesi sottolinea come, in alcune banche fintech, «ci vuole circa 10 minuti per avere il conto corrente aperto senza nemmeno mandare un documento d’identità, nel senso con il selfie con il documento in mano».

La semplicità è disarmante e pericolosa: con i dati di una sola persona, un’organizzazione può arrivare ad aprire «10-15 conti correnti nel giro di una giornata». Un cittadino italiano, con documenti validi, è una preda ambitissima perché «solleva pochissimi sospetti da parte di un sistema di antiriciclaggio rispetto a un soggetto estero».

Quando la truffa avviene tra compagni di sventura

L’aspetto più inquietante riguarda la manipolazione psicologica, che può colpire anche chi è già stato truffato. Alessandro Vailati, del team AFUE, racconta un caso limite avvenuto all’interno di una chat di supporto per vittime: una persona ha finto gravi difficoltà personali per convincere un’altra a fornirle i documenti, con la scusa di ottenere un finanziamento.

«Morale della favola: la persona si è ritrovata con un finanziamento intestato a lei con la cessione del quinto», riporta Vailati. Il truffatore ha persino preteso che i 25.000 euro erogati sul conto della vittima gli venissero bonificati. «Questa è tutta psicologia, non è tecnica», commenta l’esperto, evidenziando come la disperazione venga usata per creare nuovi muli.

L’incubo dei conti mulo e delle criptovalute

Il labirinto si complica ulteriormente con le criptovalute. Vailati cita l’esempio di un uomo che, oltre a perdere 60.000 euro, si è ritrovato con altri 30.000 euro transitati sul proprio exchange a sua insaputa. “L’attaccante si era aggiunto anche i permessi per fare direttamente tutto lui da casa sua: in quel modo lì è proprio riciclaggio puro“.

Molte vittime, sperando di recuperare il denaro perso, accettano di fare piccoli favori al truffatore, come ricevere bonifici e convertirli in crypto. È un errore fatale: “In quel caso lì è stato convocato pure a un commissariato perché è stato denunciato da uno che ha perso i soldi”. Il vostro IBAN diventa la traccia indelebile di un reato commesso da altri.

La denuncia: l’unico scudo legale

Uscire da questo incubo non è facile, perché quando la magistratura traccia i soldi, “il primo nome che emerge è quello dell’intestatario del conto mulo“. Le conseguenze sono fascicoli di indagine per riciclaggio o truffa. L’unica vera arma di difesa è la prevenzione tempestiva.

Vailati è perentorio: “Tenete chiari i vostri documenti e studiate prima di investire“. Ma se il sospetto è già realtà, c’è solo una cosa da fare: “Se avete perso i documenti o se temete di averli inviati a qualcuno di truffaldino, fate immediatamente denuncia di smarrimento o furto alle forze dell’ordine“. Quella carta è l’unica prova per dimostrare che le operazioni compiute a vostro nome non portano la vostra firma.

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