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Il punto della settimana
today14 Dicembre 2025
A cura di Ferruccio Bovio
L’insidioso sentiero che Giorgia Meloni si è trovata a dover affrontare, nel corso di una settimana caratterizzata da una serie di scosse tellurico / politiche così violente come quella che ci siamo appena lasciati alle spalle, non è certo dei più invidiabili. Non ci vuole, infatti, un grosso sforzo di fantasia per immaginare lo stato di forte imbarazzo con cui la nostra premier deve aver ricevuto Zelensky a Palazzo Chigi (per confermargli la ormai tradizionale solidarietà italiana), proprio mentre dalle agenzie di stampa arrivavano le ultime dichiarazioni rilasciate da Donald Trump sul conto del leader ucraino, definito dal tycoon come “un venditore di fumo ineguagliabile” che “ha persuaso il disonesto Joe Biden a dargli 350 miliardi di dollari”, andati tutti in fumo, dal momento che “il 25 per cento del suo Paese è scomparso”. Parliamo di imbarazzo perché Meloni, in questa fase della politica internazionale in cui a prevalere è essenzialmente l’incertezza, da un lato non può permettersi di distanziarsi troppo dagli altri Paesi europei: pena la perdita di quella credibilità – appena faticosamente conquistata su scala continentale – di leader affidabile, coerente e distante da certe velleità che caratterizzano, invece, le altre Destre europee. Dall’altro, perché, al tempo stesso, intende anche assolutamente evitare di mettere a repentaglio quel rapporto privilegiato che, forse, ha veramente stabilito con l’attuale inquilino della Casa Bianca. Pertanto, dinanzi a Giorgia Meloni, si pone oggi un dubbio amletico, rappresentato da due tipi di scelta che, alla lunga, potrebbero rivelarsi addirittura inconciliabili tra di loro: e cioè, se puntare decisamente sull’amicizia americana, oppure se continuare ad appoggiare strenuamente la resistenza di Kiev. Come erano belli e facili i tempi in cui, sotto la presidenza Biden, armare Kiev, sottoscrivere le sanzioni a Putin e denunciarne i crimini di guerra, significava non solo seguire le indicazioni dell’Unione Europea, ma confermare anche serenamente la realtà di una relazione speciale con Washington… Oggi, purtroppo, lo scenario è profondamente cambiato: al punto che, comunque si muova, il Governo italiano rischia seriamente di deludere qualcuno… Gli Stati Uniti, se si mostra troppo comprensivo nei confronti delle ragioni di Zelensky, oppure gli altri partners europei se, invece, cerca di prendere tempo, nella speranza che, prima o poi, qualcosa di buono cada dal cielo… Così si spiegano le dichiarazioni molto sfumate del dopo-vertice romano, attraverso le quali il presidente ucraino ha espresso genericamente la sua gratitudine nei riguardi del nostro Paese per il suo “ruolo attivo nel processo di pace”, senza però accennare nemmeno di sfuggita a nuove forniture di armi o al destino dei 210 miliardi di beni russi bloccati dall’Europa. Si tratta, infatti, di temi sui quali l’esecutivo Meloni – almeno per il momento – preferisce ancora, nei limiti del possibile, prudentemente sorvolare. E non a caso, una nota di palazzo Chigi, a commento della giornata dedicata alla visita di Zelensky, si limiterà, banalmente, a ribadire la solita e scontata importanza “dell’unità di vedute tra i partner di Usa ed Europa”.
Fonte della Foto: By governo.it, CC BY 3.0 it
14 Dicembre 2025
Scritto da: Giornale Radio
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