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“La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”, dice Mattarella

today16 Dicembre 2025

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il Presidente della Repubblica Mattarella, alla Conferenza degli ambasciatori, avverte sui rischi per il multilateralismo e lo Stato di diritto e ribadisce la necessità di una pace giusta in Ucraina.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella si rivolge alla Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo con un monito indirizzato a Mosca, secondo cui Putin intende ridefinire con la forza i confini europei. “Non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori. È evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”, sostiene il presidente della Repubblica.

I punti cardine del discorso di Mattarella

I concetti chiave del discorso di Mattarella sono l’attacco al multilateralismo e quindi allo stato di diritto, e la guerra in Ucraina. “La Russia vuole ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa, azione irresponsabile e inammissibile. Un aberrante intendimento. Servirà una pace giusta, nella sicurezza”, afferma il Capo dello Stato.

La complessità del sistema internazionale contemporaneo

La diplomazia multilaterale è stata presentata come uno dei principali pilastri della pace e della stabilità globale. Tuttavia, questa forma di cooperazione internazionale si trova oggi sotto una pressione senza precedenti dovuta alla combinazione di conflitti regionali, spinte nazionaliste, e rivalità tra potenze di grande dimensione.

Al centro del discorso di Mattarella c’è proprio questa difesa del sistema multilaterale come “architettura” indispensabile per la gestione pacifica dei conflitti e la prevenzione dell’uso della forza armata per ridefinire i confini o riscrivere l’ordine internazionale. Storicamente, dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati concordarono sul fatto che istituzioni internazionali come l’ONU avrebbero dovuto servire come forum dove negoziare controversie e promuovere la cooperazione su questioni fondamentali come la sicurezza collettiva, lo sviluppo economico, i diritti umani e il rispetto del diritto internazionale.

Il principio centrale di questi organismi è che l’uso della forza è consentito solo in casi molto limitati: difesa collettiva in risposta a un attacco armato o quando autorizzato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Questo quadro normativo, infatti, è stato concepito per assicurare che gli Stati non ricorrano unilateralmente alla forza per risolvere le loro dispute ma si rivolgano piuttosto alla comunità internazionale per mediare e trovare soluzioni pacifiche.

La crisi in Ucraina, scoppiata con l’invasione russa del 2022, rappresenta una sfida esistenziale a questi principi: da un lato, perché la forza militare è stata usata per modificare unilateralmente i confini e alterare l’ordine territoriale; dall’altro, perché ha messo in evidenza i limiti operativi delle organizzazioni internazionali nell’impedire o fermare aggressioni di grandi potenze. Nonostante le condanne unanimi dell’Assemblea Generale dell’ONU contro l’aggressione e l’imposizione di sanzioni economiche coordinate da Unione Europea, Stati Uniti e altri partner internazionali, l’efficacia di questi meccanismi nel fermare un regime armato rimane limitata. Questo scenario di “policrisi” crea una percezione di erosione delle regole del gioco internazionale.

Mattarella e altri leader occidentali sottolineano che una risposta efficace all’aggressione non può limitarsi all’azione unilaterale o all’uso della forza per fini geopolitici: deve piuttosto poggiare sulla coesione del sistema multilaterale, sul rafforzamento delle istituzioni esistenti e sulla promozione di una cultura del dialogo. Un tale approccio include la difesa del diritto internazionale, il potenziamento delle organizzazioni che possono mediare conflitti, e una rinnovata attenzione alla diplomazia preventiva.

È in questa direzione che si colloca l’insistenza di Mattarella nel ricordare ai diplomatici italiani la centralità del loro ruolo: non come semplici esecutori di ordini politici, ma come interpreti e promotori della capacità negoziale nazionale nel quadro internazionale, capaci di tessere alleanze, costruire fiducia tra Stati e creare spazi di dialogo anche nelle circostanze più difficili.

Un altro aspetto da considerare riguarda il ruolo dell’opinione pubblica e delle narrative globali nella formazione delle politiche estere. Le percezioni pubbliche possono influenzare significativamente la coesione interna degli alleati e l’efficacia delle istituzioni multilaterali. Di fatto, questa dimensione narrativa ha un impatto reale sulle politiche estere e sulla capacità degli Stati di mantenere un fronte unito di fronte alle crisi internazionali.

La diplomazia multilateralista non è solo reattiva, cioè non interviene unicamente nelle crisi, ma è anche proattiva nel favorire la cooperazione su temi globali come lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, la lotta al cambiamento climatico e la gestione delle migrazioni. Tutti questi ambiti sono interconnessi con le questioni di sicurezza e pace internazionale perché le tensioni in un’area possono avere effetti a catena altrove.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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