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Maduro processato a New York con l’accusa di narcotraffico

today6 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Arrestato dagli Stati Uniti, Maduro si dichiara innocente e denuncia un rapimento mentre l’Onu esprime preoccupazione per il rispetto del diritto internazionale.

L’ex dittatore venezuelano Nicolas Maduro è comparso davanti ai giudici del Tribunale di New York. È accusato di possesso di droga e armi. L’udienza si è aperta con il giudice, il 92enne Alvin Hellerstein, che ha informato Maduro delle accuse a suo carico. Il giudice si è assicurato che Maduro abbia nominato un avvocato difensore. Si tratta di Barry Pollack, avvocato di Washington che ha di recente negoziato l’accordo che ha portato al rilascio di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks.

Nicolas Maduro si identifica al giudice Alvin Hellerstein in spagnolo: conferma di essere Maduro e di essere il presidente del Venezuela. Poi aggiunge di trovarsi in aula rapito. “Sono stato catturato nella mia casa a Caracas. Sono innocente, non sono colpevole”, ha detto Maduro.

Gli Stati Uniti difendono il blitz all’Onu

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato per il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale” durante l’azione militare statunitense in Venezuela. In una dichiarazione letta durante una riunione del consiglio di Sicurezza, Guterres ha sottolineato che il diritto internazionale “fornisce le basi per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali“. Guterres ha inoltre espresso preoccupazione per le possibili conseguenze dell’azione Usa.

“Sono profondamente preoccupato per la possibile intensificazione dell’instabilità nel Paese, per il potenziale impatto sulla regione e per il precedente che potrebbe creare in merito alle relazioni tra gli Stati”, ha affermato Guterres. L’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, è intervenuto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.”Non stiamo occupando il Venezuela, si è trattato di un’operazione di polizia.

In ottemperanza a incriminazioni legittime in vigore da decenni, gli Stati Uniti hanno arrestato un narcotrafficante che ora sarà processato negli Usa, nel rispetto dello stato di diritto, per i crimini commessi contro il nostro popolo negli ultimi 15 anni”, ha detto Waltz. “Gli Stati Uniti hanno arrestato un narcotrafficante che ora verrà processato negli Stati Uniti, in conformità con lo stato di diritto, per i crimini commessi contro il nostro popolo per 15 anni. Un’azione simile è stata intrapresa nel 1989 contro Manuel Noriega. E’ stato arrestato, incriminato, condannato in tribunale, ha scontato una pena detentiva negli Stati Uniti e a Panama”, ha spiegato Waltz.

Maduro: L’immunità dei capi di Stato nel diritto internazionale

Normalmente, secondo il diritto internazionale consuetudinario, un capo di Stato in carica gode di una immunità personale permanente nei confronti della giurisdizione penale di altri Stati. Questa immunità ha lo scopo di proteggere la sovranità degli Stati e garantire che i rapporti internazionali non si traducano automaticamente in conflitti giuridici tra sistemi penali nazionali e autorità internazionali. Riconosciuta da corti come la Corte internazionale di giustizia dell’Aja e da norme europee dei diritti umani, l’immunità è considerata uno dei pilastri dell’ordine internazionale basato su regole condivise e spesso preserva la continuità delle relazioni diplomatiche tra Stati.

Nel caso di Maduro, però, gli Stati Uniti hanno adottato una strategia deliberata per ridurre al minimo l’applicabilità di tali immunità. L’amministrazione di Washington ha sostenuto che per gli Stati Uniti Maduro non è più un capo di Stato legittimo, in quanto le elezioni venezuelane del 2024 sono state giudicate fraudolente da Washington, dall’Unione Europea e da altri attori internazionali. Secondo questa narrativa, il mandato presidenziale di Maduro sarebbe scaduto il 10 gennaio 2025 e quindi egli non avrebbe il diritto di rivendicare l’immunità personale dinanzi a una corte statunitense. Su questa base giuridica, il governo americano ha trattato Maduro come un privato cittadino accusato di crimini transnazionali, privato delle protezioni che normalmente deriverebbero dal suo ruolo ufficiale.

Questa strategia ha profonde implicazioni. Da un lato, consente per la prima volta nella storia recente a un paese di portare un altro capo di Stato davanti alle proprie corti penali per accuse gravi come narcotraffico e narco-terrorismo. Dall’altro lato, solleva questioni ben più ampie sul confine tra diritto internazionale e diritto interno di un paese potente. Gli esperti di diritto internazionale hanno sottolineato che un’azione simile rischia di minare la stabilità delle norme che proteggono la sovranità statale, creando un precedente per cui Stati con potere militare e giudiziario ampio potrebbero decidere unilateralmente chi è o non è un capo di Stato legittimo e quindi perseguirlo penalmente.

In termini pratici, la scelta di non riconoscere l’automatica immunità di Maduro ha permesso al Tribunale distrettuale del Southern District of New York di procedere con un’istruttoria senza dover affrontare preliminarmente l’annosa questione dell’immunità giurisdizionale internazionale. Questo, però, non significa che tale questione sia stata eliminata del tutto.

La difesa di Maduro ha annunciato piani per contestare la legalità della cattura e la validità dei capi di accusa proprio sulla base di questi principi, sostenendo che anche in assenza di riconoscimento politico esista una immunità di fatto derivante dal ruolo ricoperto fino a poco tempo prima. Tali argomentazioni richiederanno probabilmente analisi giuridiche profonde e rischiano di portare la questione davanti a istanze internazionali o a giudici con competenze specifiche in diritto internazionale.

Inoltre, questa disputa giuridica riflette una frattura più ampia nei rapporti internazionali: mentre gli Stati Uniti spingono per una lettura estesa e aggressiva del proprio diritto interno applicato extraterritorialmente, molte altre nazioni e organismi multilaterali, incluso il Segretario generale dell’ONU, hanno espresso preoccupazione circa la violazione del principio di sovranità statale e del divieto di uso della forza contro un altro Stato senza mandato del Consiglio di Sicurezza. Ciò suggerisce che oltre al processo penale stesso, ciò che è in gioco è la reinterpretazione delle regole fondamentali che governano come gli Stati interagiscono legalmente e militarmente tra loro nel XXI secolo.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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