Il punto della settimana

Dottrina “Donroe”

today11 Gennaio 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

Ad ormai un anno dall’avvenuto insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, sono probabilmente in pochi ad aver compreso, fino in fondo, quale sia realmente la linea politica che, in questi dodici mesi, ha guidato, in maniera spesso ondivaga, le scelte dell’uomo più potente del Pianeta. È, forse, quella ispirata alla confusa dottrina MAGA, enunciata durante la campagna elettorale e capace di rivitalizzare la vecchia anima isolazionista degli Usa, rimasta a lungo assopita dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma pur sempre ancora ben radicata nel sentire di un’America profonda, di cui il vice presidente J.D. Vance è, probabilmente, l’esponente più emblematico? Oppure è quella che, quando è il caso, non si fa poi troppi problemi ad inviare bombardieri in Iran o in Nigeria per “rimettere le cose a posto”? È quella che, sciaguratamente, è parsa più volte disposta ad abbandonare l’Ucraina ad un infausto destino nelle mani dell’amico Putin o è quella che, improvvisamente, non lo considera più tale e gli sequestra le petroliere clandestine, così indispensabili al Cremlino se vuole continuare a finanziare la sua aggressione all’Ucraina, senza proprio finire alla canna del gas?
L’impressione generale che adesso sta facendosi prepotentemente spazio – anche alla luce di certi successi militari e di altrettante esternazioni pubbliche – è quella che, quando il Tycoon si vanta di avere ripescato dagli archivi del primo Ottocento la Dottrina Monroe (da lui, non a caso, ridefinita “Dottrina Donroe”), non stia affatto scherzando. Si direbbe, infatti, che abbia invece ben stampato nella sua mente il proposito di dare “l’America ai nord americani”, facendo dell’intero Continente una sorta di giardino di casa.
E dinanzi a certe recenti scosse telluriche, talmente potenti da sconvolgere ottant’anni di equilibri e diplomazie mondiali, paiono abbastanza bizzarre le rimostranze dei Russi, che accusano gli Americani di uso illegittimo della forza per avere sequestrato, dopo due settimane di inseguimento, una loro petroliera. Stentano evidentemente a capire che per Washington il petrolio venezuelano è ritornato ad essere una cosa seria e che, d’ora in poi, anche Russia e Cina ne dovranno amaramente prendere atto.
Quanto all’Europa, in presenza di uno scenario globale in così rapida mutazione, possiamo dire che, dopo un iniziale balbettio timido e disorientato, il Vecchio Continente una prima risposta ha, comunque, cominciato a darla, prendendo la decisione di riarmarsi autonomamente sia per fronteggiare il neo-imperialismo di Putin, che per acquisire una propria autonomia strategica nei confronti di quegli Stati Uniti dai quali non si sa più cosa aspettarsi…E si tratta, tra l’altro, di una risposta resa, ultimamente, ancora più urgente dalle rivendicazioni che Trump ha avanzato nei riguardi della Groenlandia, da lui probabilmente intesa addirittura come la 51esima stella della “Stars and Stripes”. Una malaugurata eventualità, quest’ultima, che – se poi fosse realizzata “manu militari” – porterebbe, quasi inevitabilmente, ad una gravissima crisi transatlantica, che, di fatto, sancirebbe la fine della NATO.
Le acque in cui l’Unione europea si vede oggi costretta a navigare non sono, dunque, certamente, tra le più calme ed rassicuranti, ma la espongono, invece, ad una tipologia di tempesta di cui, da diversi decenni, aveva ormai perduto persino la memoria. Di conseguenza, il dilemma esistenziale che, al momento, tutte le cancellerie continentali si stanno ansiosamente ponendo, è quello legato al fatto se davvero ci si possa permettere di fare a meno degli Stati Uniti, rassegnandosi magari pure all’idea di non averli più come imprescindibili alleati.

Foto di Isac Nóbrega/PR

11 Gennaio 2026

Scritto da: Giornale Radio

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