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Il punto della settimana
today18 Gennaio 2026
A cura di Ferruccio Bovio
Dall’osservazione del gruppo di persone abbastanza striminzito che si è riunito dinanzi al Campidoglio per inscenare una farsa di unità sulla politica internazionale tra le forze che compongono il cosiddetto Campo Largo, se ne ricava la delusa consapevolezza di come continuino a rimanere piuttosto vuote le piazze italiane, ogni volta che si tratterebbe di chiamare in causa certi scomodi “compagni di strada” che se ne infischiano beatamente dei diritti umani. Nemmeno le drammatiche immagini relative alla criminale repressione che è in atto nella repubblica islamica sono, infatti, riuscite a fare breccia nel cuore delle tante anime gentili che, quando si tratta di flottiglie sono subito pronte a farsi in quattro per solidarizzare, ma quando si parla, invece, di bambini ucraini sottratti alle loro famiglie o di donne assassinate per un centimetro in più o in meno di copertura del velo, preferiscono osservare un ipocrita e rigoroso silenzio. Forse perché anche in Italia – come già avvenuto, da qualche anno, nella Francia di Melenchon – è ormai presente, non solo nella Sinistra più estrema, ma purtroppo anche in quella tradizionale, una parte consistente che guarda con favore verso il movimentismo islamista, inteso – probabilmente – come punto di approdo per vecchie ragioni ideologiche e politiche rimaste impantanate nel secolo scorso, ma che oggi sperano di poter trarre nuova linfa vitale da una sorta di rinnovato terzomondismo, che manda in pensione Castro e Che Guevara per affidarsi a Hezbollah e ad Ali Khamenei. Ed a questo proposito, non ricordiamo l’espressione di alcun cenno di condanna, da parte ad esempio dell’ANPI o della CGIL, nei riguardi dei tanti episodi di vero e proprio “squadrismo” che si sono verificati in Italia a danno di chi, negli ultimi due anni, ha cercato di manifestare liberamente – nelle scuole o nelle università – il proprio pensiero sulla realtà mediorientale oppure (fatto degno di una condanna al rogo) ha persino osato presentare un libro non propriamente in linea con la vulgata gradita alle nostrane formazioni pro – pal. Chiedere, per informazioni più dettagliate, ai giornalisti Molinari e Parenzo…
Spiace davvero a chi è figlio di partigiani e di formazione socialista osservare come oggi il maggiore Sindacato italiano stia prendendo così profondamente le distanze da quel riformismo che tanto aveva contribuito sia alla crescita economica del nostro Paese, che al superamento degli “anni di piombo”. Spiace davvero sentire l’erede di Luciano Lama parlare di Maduro come di un “presidente eletto dal popolo”. Per non dire dell’ANPI, la quale – già da ben prima del 7 Ottobre – aveva (a nostro avviso inspiegabilmente) cominciato a coinvolgere le associazioni palestinesi nelle manifestazioni celebrative del 25 Aprile: e diciamo “inspiegabilmente”, per il travisamento degli eventi storici che la cosa comporta: dal momento che, effettivamente, anche i Palestinesi parteciparono alla Seconda Guerra Mondiale…solo che lo fecero dalla parte di Hitler…Gli ebrei che, invece, avrebbero ampiamente titolo – e forse più di ogni altro – per sfilare nei cortei della Liberazione, se non si sono ancora stancati di farlo, lo fanno, comunque, a proprio rischio e pericolo, esponendosi agli insulti ed agli sputi (quando va loro bene) oppure alle minacce da parte di chi della Resistenza mostra di avere capito quasi niente. Tempi difficili, quindi, per le minoranze riformiste e garantiste che pure ancora, timidamente, militano in un Campo Largo, la cui trazione appare però, sempre più confusamente orientata verso uno sbocco politico pericolosamente radicalizzato.
Foto di Kameister – Opera propria, CC BY-SA 4.0
18 Gennaio 2026
Scritto da: Giornale Radio
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