IL PUNTO DELLA SETTIMANA

Dire addio ad Anchorage?

today12 Luglio 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

Nel complesso, il vertice NATO, appena tenutosi ad Ankara, ha finito per soddisfare praticamente tutti: e, forse, in maniera particolare, proprio quell’Ucraina che pure non è nemmeno membro dell’Alleanza.
Chi si aspettava (e sperava) di poter assistere ad un meeting caratterizzato da profonde incomprensioni, ha dovuto rifare i suoi calcoli ed accettare, invece, un esito dei colloqui che si sono persino conclusi in un clima di passabile chiarezza.

Gli Stati Uniti, non da oggi, sentono l’esigenza di liberarsi del costo della nostra difesa ed i partner europei hanno, a loro volta, confermato l’onere di farsene carico direttamente, ottenendo in cambio la promessa vincolante che il parziale disimpegno di Washington dal Vecchio Continente non comporterà, comunque, la perdita del supporto logistico e di quelli relativi all’intelligence ed allo scudo nucleare.
Ma a sorprenderci davvero positivamente è stata, soprattutto, la netta inversione di marcia impressa da Donald Trump sulla questione ucraina. Il fatto che il documento conclusivo del vertice atlantico parli della Russia come di una “minaccia a lungo termine” per i membri della NATO sembra, infatti, indicare un sensibile ridimensionamento di quell’asse Mosca-Washington che pure, soltanto undici mesi fa, ad Anchorage, era parso sancire ufficialmente la nascita di una proficua e duratura “corresponsione di amorosi sensi” tra l’ex colonnello sovietico ed il palazzinaro newyorkese.

Siamo portati a pensare che a far cambiare idea all’inquilino della Casa Bianca non sia certamente stato un ripensamento indotto da considerazioni legate al rispetto del diritto internazionale, quanto piuttosto dalla presa d’atto che adesso, probabilmente, sia Zelensky ad “avere le carte” migliori in mano e che, quindi, valga la pena di scommettere qualche dollaro anche su di lui…E per chi come Trump è abituato a giocare solamente quando sa di poter “vincere facile”, un giro di valzer nei confronti di Putin – come quello che ha appena fatto mercoledì scorso – non deve poi essere risultato neanche troppo imbarazzante… E così, dai pesci in faccia tirati al leader di Kiev nel febbraio del 2025, siamo addirittura passati alla concessione della licenza per produrre autonomamente i missili Patriot in Ucraina ed al nulla osta rispetto ai bombardamenti delle infrastrutture energetiche russe, senza badare a che le stesse siano localizzate vicino a Mosca o a San Pietroburgo.
Poi, è chiaro che, quando ci sono di mezzo gli sbalzi di umore di Trump, tutto è sempre possibile…Tuttavia, se il presidente americano si è convinto che le truppe di Putin siano sul serio impantanate sul campo e che l’economia russa stia realmente per toccare il fondo, allora è più che mai possibile che abbia deciso di rinunciare – sia pure a malincuore – anche alla prospettiva di poter contare su quell’accesso privilegiato alle immense risorse energetiche e minerarie che il Cremlino avrebbe messo a disposizione delle aziende americane… se solo gli eventi fossero evoluti secondo i piani della strategia che aveva ispirato il gatto e la volpe di Anchorage.

Fonte dell’immagine:  Frank Kovalchek CC BY 2.0

12 luglio 2026

Scritto da: Giornale Radio

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