Il Corsivo

A Davos, Zelensky critica l’Europa

today23 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Tra Davos e Abu Dhabi, Zelensky attacca l’Europa per compiacere Washington mentre il trilaterale con USA e Russia nasce già in salita.

Il palco del World Economic Forum di Davos diviene il luogo ideale dove prendersi la scena internazionale, annunciare e disfare accordi politici e militari in Groenlandia, lanciare operazioni immobiliari mascherate da piani di pace come il Board for peace di Gaza, azzardare mosse strategiche per chiudere in un sol giorno, un conflitto come quello tra Russia e Ucraina che dura da ormai quattro anni.

Il protagonista di questa incredibile messa in scena resta Donald Trump, e tra le tante comparse appare anche il leader ucraino Zelensky che, per ottenere i buoni uffici americani, critica l’Europa, la stessa che gli ha fornito finora buona parte delle armi che gli sono servite per rallentare l’avanzata russa.

Oggi il trilaterale Ucraina, Stati Uniti e Russia

Il trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia che si tiene oggi negli Emirati Arabi, difficilmente sarà risolutivo. Certo, è positivo che le controparti si siedano intorno ad un tavolo per tentare di trovare la quadra, ma le posizioni rimangono diametralmente distanti. Anzi ancor più ingarbugliate, specie dopo il discorso del presidente ucraino a Davos, particolarmente critico verso i Paesi europei accusati di essere divisi e persi di fronte a Trump.

Secondo il racconto di Zelensky, a Kiev viene consigliato di “non parlare dei Tomahawk agli americani, per non rovinare l’atmosfera”, “detto di non parlare dei missili Taurus”, di evitare di offendere una nazione europea o l’altra. Ma i leader europei hanno disertato Davos, voltando le spalle a Trump, cercando nel Consiglio d’Europa una soluzione alternativa all’idea trumpiana di un nuovo ordine mondiale, di una spartizione globale. Uno strappo difficile da sanare.

Zelensky sull’“incapacità strategica” dell’Unione Europea

Nel suo intervento a Davos il presidente ucraino non si è limitato a rimproverare l’Europa per la lentezza o la mancanza di unità, ma ha messo in luce punti precisi che secondo lui ostacolano una risposta credibile alla guerra e riducono il ruolo geopolitico del continente. Zelensky ha ribadito l’idea che l’Europa non abbia una propria visione strategica sulla sicurezza.

In un passaggio del discorso ha osservato che il Vecchio Continente continua a “funzionare come geografia, storia e tradizione” piuttosto che come una vera potenza politica con una chiara identità di difesa comune. Questo va oltre la semplice critica politica: è un attacco al modello stesso di cooperazione europea, che in passato ha spesso privilegiato la diplomazia e l’economia rispetto alla capacità di deterrenza militare.

Un punto dolente, secondo Zelensky, è la dipendenza europea da garanzie esterne, in particolare statunitensi. Il presidente ucraino ha sottolineato che l’Europa sembra aspettarsi che gli Stati Uniti forniscano sicurezza e leadership praticamente su ogni crisi globale, dalle tensioni con la Russia alla controversa questione della Groenlandia, piuttosto che sviluppare strumenti propri per affrontare minacce dirette. Questo tipo di dipendenza, nella visione di Zelensky, riduce l’Unione a una sorta di “giocatore secondario” sulle questioni di sicurezza, incapace di imporre la propria agenda anche quando ha interessi e risorse significativi.

Più in concreto, il presidente ucraino ha attaccato la gestione degli asset russi congelati dall’UE come simbolo della mancanza di volontà politica. Sebbene questi fondi siano stati bloccati in risposta all’invasione, non è stato ancora compiuto un passo deciso per convertirli in sostegno materiale diretto all’Ucraina, secondo la critica di Zelensky. Per lui, il blocco di questi asset rappresenta non solo una mancanza di azione, ma una scelta strategica sbagliata: una risorsa significativa resta inutilizzata mentre Kiev combatte per la sua sopravvivenza.

Zelensky ha inoltre invitato l’UE a smettere di fare affidamento esclusivo sulla NATO e sugli Stati Uniti per la protezione collettiva, sostenendo che un’Europa più forte sul piano militare non solo aiuterebbe l’Ucraina, ma rafforzerebbe la sicurezza dell’intero continente contro future aggressioni. Questa visione tocca un tema di lunga data nel dibattito europeo: fino a che punto l’Unione può o deve investire nella propria capacità di difesa senza dipendere da Washington? Zelensky sembra suggerire che l’Europa debba accelerare in quella direzione se vuole essere presa sul serio come attore globale.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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