Il Corsivo

Trump inizia la ritirata strategica di Ice da Minneapolis. Silurato Bovino, arriva Homan

today27 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Dopo le uccisioni e le proteste di massa, il presidente rimuove il capo Ice e affida il dossier a Homan, mentre i democratici minacciano lo shutdown e Obama scende in campo.

Donald Trump inizia la ritirata strategica degli agenti federali di Ice dopo le uccisioni a sangue freddo di René Good e Alex Pretti, entrambi cittadini americani, e in seguito alle oceaniche proteste a Minneapolis, New York, Boston, in California, e in molte altre città degli Stati Uniti. Il presidente americano toglie dalle strade di Minneapolis Gregory Bovino, prossimo alla pensione, e invia Tom Homan, lo zar delle frontiere, lasciando nel territorio agenti che si occuperanno essenzialmente di immigrati clandestini con precedenti penali.

Se qualcuno pensa però che Trump mollerà il suo folle progetto di creare una strategia della tensione nel paese si sbaglia. Trump è intenzionato a proseguire con mezzi coercitivi di tipo politico. Parla ancora di deportazioni, di collaborazione tra polizia locale e Ice, di unità tra repubblicani e democratici con accordi con sindaci e Governatori che sono solo nelle sue parole e al momento non esistono.

I democratici minacciano lo shutdown

Barack Obama guida la rivolta democratica contro Trump: «Dovere di ogni cittadino è opporsi all’ingiustizia, proteggere le libertà fondamentali, chiedere conto al governo», sostiene l’ex presidente che accusa l’amministrazione Trump, di essere «ansiosa di aggravare la situazione». I dem si erano già mobilitati prima dell’appello di Obama.

Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha infatti annunciato la decisione del suo partito di votare contro il pacchetto di spesa che dovrebbe finanziare tra gli altri Homeland Security (64,4 miliardi) e l’Ice, (10 miliardi). Il voto è imminente e il provvedimento urgente: altrimenti a fine gennaio si rischia lo shutdown delle agenzie governative. Servono 60 voti. Il pacchetto non passa senza il sostegno di almeno dieci senatori democratici. I più moderati e indecisi hanno annunciato che voteranno contro. Lo scontro è solo all’inizio.

ICE oltre gli arresti e le deportazioni

L’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) è un’agenzia federale statunitense creata nel 2003, dopo gli attentati dell’11 settembre, all’interno del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Department of Homeland Security, DHS). La sua missione formale comprende il rispetto delle leggi sull’immigrazione e sui controlli doganali, ma con un raggio di azione che va ben oltre i soli arresti e deportazioni.

ICE è suddivisa in più direttorati operativi che coprono differenti funzioni: l’“Enforcement and Removal Operations” (ERO) si occupa di identificare, arrestare e rimuovere persone sospettate di violare le leggi sull’immigrazione; il “Homeland Security Investigations” (HSI) conduce indagini criminali su scala internazionale e nazionale; e l’“Office of the Principal Legal Advisor” (OPLA) fornisce supporto legale nelle procedure di rimozione davanti alle corti federali.

La sezione HSI, in particolare, è spesso meno visibile nel racconto pubblico ma rappresenta una parte fondamentale dell’agenzia: si occupa infatti di combattere reti criminali transnazionali, traffico di droga, sfruttamento lavorativo e sessuale, frodi finanziarie e altre forme di criminalità che utilizzano il sistema migratorio o le frontiere come vettori. Queste indagini comportano raccolta di prove, cooperazione internazionale e operazioni complesse che richiedono competenze investigative approfondite, e che non rientrano nelle semplici immagini mediatiche di “retate” nei quartieri urbani.

Nonostante questa struttura articolata, la percezione pubblica di ICE è fortemente influenzata dal ruolo che l’agenzia gioca nella politica migratoria, soprattutto quando nuove amministrazioni ne ridefiniscono aggressivamente priorità e tattiche. Nell’amministrazione attuale, infatti, ICE è stata potenziata con un aumento del personale fino a oltre 20.000 agenti, il doppio rispetto ai numeri di inizio 2025, e ampie risorse dedicate al contrasto dell’immigrazione irregolare in tutto il paese, non solo ai confini. Questo ampliamento ha portato non solo a un maggior numero di arresti e deportazioni, ma anche a un aumento delle operazioni nelle comunità interne, spesso con metodi controversi criticati da gruppi per i diritti civili come eccessivi o paramilitari.

L’espansione del ruolo e della presenza di ICE sul territorio ha sollevato questioni legali e costituzionali, ad esempio nel contesto di operazioni che coinvolgono l’uso di mandati amministrativi per entrare in abitazioni private senza l’approvazione di un giudice, o nella gestione delle relazioni con altre forze dell’ordine. Tali pratiche sono state oggetto di crescenti critiche proprio perché toccano aspetti fondamentali delle libertà civili, quali il diritto alla privacy e alla protezione contro perquisizioni irragionevoli.

Inoltre, la struttura di ICE, con diritti e poteri così ampi, estesi sia alla migrazione civile sia alle indagini criminali, fa sì che l’agenzia sia al centro di un dibattito più ampio sugli equilibri tra sicurezza nazionale, rispetto dei diritti umani e trasparenza. Per molti critici, la fusione di questi ruoli in un’unica entità di enforcement federale aumenta il rischio di abuso di potere e rende più difficile la supervisione indipendente delle operazioni e delle procedure interne. Questo spiega perché, oltre alle singole uccisioni o proteste, ICE stessa sia diventata un punto di frizione politico e sociale così profondo negli Stati Uniti contemporanei.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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