Il Corsivo

La nuova strategia di Trump nella sicurezza

today28 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La strategia di Trump. Meno operazioni militari, più pressione politica: l’Ice al centro della nuova offensiva trumpiana.

Chi sono i criminali, secondo il pensiero di Donald Trump? I clandestini pregiudicati, i migranti senza permesso di soggiorno, quelli che invece lavorano negli Stati, oppure i cittadini americani bianchi come Reneè Good e Alex Pretti? Nei giorni del terrore provocato dagli agenti federale di Ice a Minneapolis si è capito che la volontà di Trump e della sua amministrazione era quella di estendere la tensione da Minneapolis in tutti gli Stati Uniti, in modo da decretare uno stato di eccezione tale da giungere alla sospensione dello stato di diritto e forse all’annullamento delle elezioni di Midterm.

La nuova strategia di Trump è essenzialmente politica, meno assalti militari, più intimazioni ai sindaci e Governatori democratici, veri protagonisti della rivolta di questi giorni.

Il presidente cambia i vertici di Ice, ma minaccia le autorità del Minnesota: consegnateci i criminali

La prima testa caduta è quella di Gregory Bovino, sostituito da Tom Homan, lo zar delle frontiere. Ma la pressione mediatica e dello stesso elettorato repubblicano moderato mette in discussione la figura della segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e del fedelissimo consigliere, Corey Lewandowski. Trump minaccia «Quello che ci serve sono i loro criminali. E se ci date i criminali, tutto finirà’. Sono lì per arrestare gli assassini».

Il tycoon ha parlato a proposito dei suoi colloqui con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e il governatore del Minnesota Tim Walz, definiti molto positivi e rispettosi. Trump pensa di giungere ad un compromesso, ma i segnali vanno in tutt’altra direzione. La resistenza delle autorità del Minnesota non sembra diminuire, così come l’entità delle proteste. Infatti 140 deputati democratici firmano una risoluzione per l’impeachment di Kristi Noem, accusata di «ostruzione al Congresso», «violazione della fiducia pubblica» e «tradimento del giuramento d’ufficio».

Tom Homan, il nuovo “zar dei confini” inviato da Donald Trump

Thomas Douglas Homan non è un nome nuovo nel panorama delle politiche migratorie statunitensi. Nato a West Carthage, nello stato di New York, Homan ha alle spalle oltre trent’anni di carriera nelle forze dell’ordine e nelle agenzie federali dedicate all’immigrazione. In passato ha lavorato come agente della Border Patrol, investigatore e supervisore, fino a diventare direttore ad interim dell’ICE tra il 2017 e il 2018 durante la prima amministrazione Trump. Durante quel periodo Homan fu una delle figure chiave nella definizione e nell’attuazione di alcune delle misure più controverse dell’allora politica migratoria, inclusa la cosiddetta linea dura (zero tolerance) che portò alla separazione di migliaia di famiglie al confine con il Messico.

La reputazione di Homan è quella di un “uomo duro ma giusto”, come lo stesso Trump lo ha definito al momento della sua nomina per l’incarico attuale. Questo giudizio riflette il modo in cui viene presentato dal fronte conservatore: un funzionario con esperienza profonda nelle operazioni di controllo delle frontiere e un sostenitore deciso dell’espulsione di immigrati senza documenti, soprattutto quando considerati una potenziale minaccia alla sicurezza pubblica. Tuttavia, il curriculum e le scelte operative di Homan lo hanno reso anche un simbolo della politica più irremovibile contro l’immigrazione irregolare, criticato da gruppi per i diritti civili e da molti progressisti negli anni passati per l’impatto umano delle sue operazioni.

La decisione di mandare Homan a Minneapolis, oltre a sostituire il comandante controverso del Border Patrol, Gregory Bovino, ha un significato politico preciso. Secondo il presidente Trump, Homan deve gestire una fase critica delle operazioni ICE in Minnesota, coordinarsi con altri investigatori federali e riportare ordine in una situazione che ha visto scontri violenti e due morti – tra cui quella dell’infermiere Alex Pretti. Ma il ruolo di Homan va oltre la semplice gestione di crisi: la sua nomina segnala un tentativo di ridefinire le priorità dell’applicazione della legge sull’immigrazione, riallineandole – almeno nella retorica ufficiale – alla lotta contro i “criminali pericolosi”, piuttosto che a azioni percepite come indiscriminate o eccessive.

Questa nomina è anche un indizio della tensione all’interno dell’amministrazione Trump stessa. La figura di Homan – con una lunga esperienza e un passato operativo diretto – contrasta con quella di altri consiglieri più ideologici, suggerendo che la Casa Bianca stia cercando di bilanciare la pressione pubblica e mediatica con un profilo che possa mitigare alcune critiche sulla brutalità delle operazioni federali. Alcuni analisti vedono in Homan una scelta volta anche a ristabilire una percezione di ordine e legalità, tentando di fermare la narrativa di caos associata alle recenti operazioni ICE, pur mantenendo una pressione forte sui migranti irregolari.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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