Caratteristiche geologiche di Niscemi La collina di Niscemi su cui si affacciano quartieri e abitazioni non è un terreno stabile e uniforme, ma è composta da strati di argille e sedimenti arenacei-sabbiosi la cui resistenza meccanica varia moltissimo in funzione della presenza di acqua nel sottosuolo. Le argille, in particolare, quando vengono imbibite d’acqua perdono gran parte della loro coesione e capacità di sostenere carichi: questo significa che periodi prolungati di pioggia intensa saturano gli strati inferiori, riducono la loro resistenza e possono avviare lo scivolamento verso valle della massa di terreno soprastante. Proprio questo meccanismo è stato indicato dagli esperti come una causa chiave dell’attivazione del movimento franoso a Niscemi: l’acqua piovana, derivante dalle precipitazioni eccezionali legate al ciclone Harry, ha indebolito progressivamente gli strati argillosi sottostanti la collina, facendo “scalzare” la base del piastrone superficiale più granulare e spingendo l’intero versante a muoversi in discesa con crescente rapidità e ampiezza. Questa dinamica è aggravata dal fatto che la frana di Niscemi non è del tutto nuova: si tratta di un fenomeno già noto agli esperti e inserito nel Piano di Assetto Idrogeologico della Sicilia sin dal 2006, con una classificazione di rischio molto elevato (pericolosità P4 e rischio R3-R4 per edifici e infrastrutture). Ciò significa che la fragilità di quel pendio era riconosciuta da tempo, ma — come spesso accade in molte aree italiane — non è stato possibile intervenire con opere di consolidamento, drenaggio o rinforzo sufficienti per prevenire un movimento di questa magnitudine quando le condizioni climatiche diventano estreme. Dal punto di vista geologico, aree come quella di Niscemi, con prevalenza di argille e sedimenti poco cementati, sono particolarmente suscettibili a fenomeni di dissesto quando il regime delle precipitazioni supera certi livelli critici, perché la capacità del terreno di evacuare l’acqua è limitata e la pressione interstiziale dell’acqua nei pori può aumentare rapidamente, diminuendo la resistenza al taglio del terreno stesso. In termini pratici, ciò si traduce in una progressiva perdita di stabilità delle pendici, con fratture e deformazioni che possono evolvere in ampi movimenti di massa come quello che ha interessato la collina di Niscemi. Una componente spesso trascurata è l’interazione tra fattori naturali e attività umane. La costruzione di edifici, strade o l’alterazione della copertura vegetale possono modificare il regime idrico superficiale e profondo del terreno e, nei casi peggiori, accelerare o favorire l’attivazione di frane laddove la fragilità geologica è già alta. Questo non significa necessariamente che la frana sia “colpa” di una singola decisione edilizia, ma che la compresenza di vulnerabilità geologica e eventi climatici estremi richiede politiche di pianificazione territoriale e prevenzione molto attente per ridurre il rischio complessivo.
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