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Trump crolla nei sondaggi, i suoi candidati perdono in Texas

today3 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Sondaggi in caduta, sconfitte elettorali: Trump affronta una crisi politica senza precedenti mentre il movimento Maga perde consenso.

Sono ore difficili per il presidente americano Donald Trump. In poche settimane crolla nei sondaggi, i suoi candidati perdono con un margine significativo in Texas, nel cuore dell’elettorato repubblicano, l’economia rimane al palo, i file che escono dai server del Dipartimento della Giustizia sul caso Epstein sono sempre più imbarazzanti.

Le promesse fatte in campagna elettorale che gli erano consentite di battere la democratica Kamala Harris, un anno dopo sono rimaste parole su carta. Il rischio che la protesta di piazza contro le violenze degli agenti di Ice, induca il congresso a chiedere e votare l’impeachment non è più un tabù. Certo, le elezioni di Midterm sono ancora lontane, ma i segnali di una crisi politica cominciano a farsi sentire.

L’elettorato ha girato le spalle al sogno Maga

I sondaggi indicano il crollo di popolarità di Trump. Secondo Pew Research, il 61 per cento degli intervistati ha bocciato la politica del presidente. Il 52 per cento pensa che non abbia più le condizioni mentali per guidare il Paese. E tra i conservatori quelli che lo ritengono in grado ancora di governare sono passati dal 75 al 66 per cento, mentre alla sua moralità crede solo il 42. Tra i dem solo il 2 per cento lo ritiene moralmente accettabile, e il 3 in buone condizioni fisiche e mentali.

Il disastro elettorale in Texas

In Texas, nel 2024 Trump aveva vinto senza partita. In questi ultimi giorni, in una tornata di elezioni speciali per coprire seggi vacanti, uno nel Senato statale e l’altro alla Camera federale, i liberali hanno vinto. Taylor Rehmet ha battuto la repubblicana Leigh Wambsganss, appoggiata da Trump. Il democratico Christian Menefee ha sconfitto la rivale del suo stesso partito, Amanda Edwards, prendendo il seggio alla Camera rimasto vacante da tredici mesi dopo la morte del deputato Sylvester Turner.

Impatto sociale e culturale delle proteste contro l’ICE

Negli ultimi mesi, infatti, le manifestazioni di protesta contro le operazioni dell’ICE, in particolare dopo la morte di civili durante retate e interventi di polizia federale, hanno catalizzato un movimento di opposizione che non si limita alla critica delle politiche migratorie, ma solleva questioni più ampie sulla legittimità dell’uso della forza da parte delle agenzie federali e sul ruolo dello Stato nell’ambito dei diritti fondamentali.

In diverse città, tra cui Minneapolis e Los Angeles, migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare gli abusi percepiti e per chiedere un cambio di rotta nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione e sulle detenzioni. Queste proteste, spesso organizzate spontaneamente o da gruppi indipendenti, hanno portato nei dibattiti pubblici nazionali concetti come responsabilità istituzionale, trasparenza nelle operazioni di polizia e protezione dei diritti civili anche per i migranti e i residenti non cittadini negli Stati Uniti.

In diversi casi, le manifestazioni sono state pacifiche, ma non senza tensioni: in alcune città le proteste sono state accompagnate da scontri con forze dell’ordine, e la risposta delle autorità federali, incluse dichiarazioni di amministratori che hanno definito i manifestanti in termini forti come «agitatori» o «insurrezionalisti» ha contribuito ad acuire il clima di polarizzazione politica e sociale. Analisi di fact-checking delle dichiarazioni presidenziali hanno evidenziato come tali accuse siano spesso prive di prove concrete, diventando invece strumenti retorici in una battaglia per il controllo della narrativa pubblica.

Parallelamente, le proteste non si sono limitate alle strade degli Stati Uniti. Organizzazioni della società civile e gruppi religiosi hanno organizzato azioni di disobbedienza civile e manifestazioni simboliche anche nella capitale federale, Washington D.C., dove decine di leader religiosi e attivisti sono stati arrestati per aver denunciato le politiche di immigrazione e di enforcement come violazioni dei diritti umani fondamentali, chiedendo la soppressione o la riforma radicale dell’ICE.

La pressione sociale ha avuto ricadute anche nella percezione pubblica e nel dibattito politico più ampio: la questione del rapporto tra forze federali e cittadini, inclusa la libertà di stampa, è diventata un tema centrale dopo l’arresto di giornalisti mentre coprivano le proteste, suscitando critiche da parte di gruppi per la libertà di stampa e figure politiche di entrambi gli schieramenti. Episodi simili hanno riacceso il dibattito sui limiti dell’autorità statale e sul rispetto del Primo Emendamento della Costituzione americana, riguardo alla libertà di espressione e di raccolta di informazioni.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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