Il Corsivo

Pacchetto sicurezza. Il nodo del fermo preventivo divide la maggioranza. Il cdm slitta a giovedì

today4 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Sicurezza, la stretta divide il centrodestra: slitta il Cdm tra dubbi di costituzionalità e trattativa con il Quirinale.

La maggioranza resta divisa sulle misure sulla sicurezza annunciate dopo gli scontri di Torino, tanto che il Cdm previsto oggi slitta a domani. Lo spostamento è stato deciso per cercare di trovare un’intesa in maggioranza su alcuni punti, che ancora non c’è, e per interloquire con il Quirinale sui provvedimenti più controversi, dallo scudo penale per le forze dell’ordine al fermo preventivo. Il dato politico rimane lo scontro tra Forza Italia e Lega.

Il nodo del fermo per i manifestanti sospetti

La Lega, già alle prese con la fuoriuscita del generale Vannacci, spinge per provvedimenti più duri. Agli azzurri invece non piace la norma che prevede la cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni, così come pezzi della maggioranza contestano l’inserimento del fermo di prevenzione che consentirebbe alle forze dell’ordine di trattenere fino a 12 ore, in occasione di manifestazioni pubbliche, persone «sospettate di costituire un pericolo».

Si tratta di una norma che si muove ben oltre il limite costituzionale. Infatti, il diritto di manifestare in Costituzione Italiana è garantito dall’Articolo 21 (libertà di espressione), e dall’Articolo 17 (libertà di riunione): Stabiliscono la libertà di esprimere il proprio pensiero con ogni mezzo e il diritto di riunirsi pacificamente, anche se con limiti legali per tutelare l’ordine pubblico, la dignità altrui, la sicurezza nazionale e i diritti fondamentali, come la diffamazione o l’apologia di reato.

La rimodulazione di quello che viene definito fermo di prevenzione verte sull’intervento dell’autorità giudiziaria a cui il trattenimento per accertamenti dovrebbe essere comunque sottoposto, rispettando così il dettato costituzionale che concede alla magistratura il potere di provvedimenti di limitazione della libertà personale. Il governo dunque sceglie di alzare la posta nella trattativa con il Quirinale. Se dal pacchetto si sfila il fermo di prevenzione potrebbe passare lo scudo penale per le forze dell’ordine che tanto sta a cuore al centrodestra.

Complessità del confronto giuridico e istituzionale 

La discussione sul pacchetto sicurezza non è soltanto una contrapposizione politica interna alla maggioranza di governo tra Lega e Forza Italia, ma coinvolge anche un vero e proprio confronto tecnico-giuridico con la Presidenza della Repubblica. La decisione di rinviare il Consiglio dei ministri di 24 ore, infatti, non deriva soltanto dalla volontà di mediare tra i gruppi parlamentari, ma è legata al fatto che il testo delle norme è stato inviato al Quirinale per una prima valutazione preliminare e deve essere limato affinché superi eventuali rilievi di legittimità costituzionale.

In Italia, quando una bozza di decreto legge o disegno di legge comporta modifiche sensibili in aree delicate, come la libertà di manifestare o le garanzie personali gli uffici legislativi del Quirinale svolgono un ruolo di controllo preventivo. Essi verificano la coerenza delle norme con la Costituzione e con i principi generali del diritto, e possono sollevare osservazioni che il governo deve considerare prima dell’approdo in Consiglio dei ministri. Proprio per questo motivo, nelle ultime settimane Palazzo Chigi e la Presidenza della Repubblica sono rimasti in costante contatto per discutere le formulazioni disponibili, con i tecnici impegnati a trovare una versione delle norme “armonizzata” con i principi costituzionali e che non susciti rilievi formali da parte del Colle.

Questo confronto ha un’importanza sostanziale: evita che norme potenzialmente incostituzionali arrivino al voto delle Camere, dove poi verrebbero impugnate davanti alla Corte costituzionale. Le osservazioni tecniche del Quirinale non riguardano solo il fermo preventivo, ma anche altre misure previste nel pacchetto, come il divieto di accesso ad aree urbane (Dacur) o la cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, che presentano criticità applicative o profili di responsabilità oggettiva difficili da tradurre in una legge chiara e applicabile.

Il governo, da parte sua, sostiene di voler procedere con norme che siano non solo efficaci nella risposta a episodi di violenza urbana, ma anche compatibili con l’impianto costituzionale italiano, in particolare con gli articoli che tutelano la libertà di espressione e di riunione. Questo spiega perché alcune proposte iniziali risultino per ora oggetto di “approfondimenti” e di possibile revisione tecnica. Il dialogo con il Quirinale mira quindi a trovare una formulazione giuridica solida, in cui si contemperino esigenze di ordine pubblico e salvaguardie delle libertà fondamentali, evitando contrasti istituzionali aperti.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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