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Piantedosi ricostruisce al Senato gli scontri di Torino: “Indegne insinuazioni contro il governo”

today5 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il ministro Piantedosi respinge le accuse sull’ordine pubblico dopo i disordini di Torino, mentre al Quirinale Mattarella e Mantovano si confrontano sul decreto sicurezza tra fermo preventivo e scudo penale.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi risponde in Senato ai rilievi mossi in questi giorni dalle opposizioni, da esperti di ordine pubblico “A Torino nessuna impreparazione nella gestione dell’ordine pubblico né uso eccessivo della forza. Ricacciare indietro l’illazione che i poveri poliziotti siano stati mandati allo sbaraglio da questori, prefetti e magari dal sottoscritto.

E tantomeno nessuna tolleranza”, spiega Piantedosi che si rivolge ad alcuni commentatori critici con l’operato del ministero. “Sono le accuse – dice – di chi ignora come funziona l’ordine pubblico e di chi dimentica la storia della violenza politica nel nostro Paese. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli”. “Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso”, aggiunge il ministro dell’Interno.

Il faccia a faccia tra Mattarella e Mantovano sul pacchetto sicurezza

Vertice al Quirinale tra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano, sul pacchetto sicurezza del Governo. Un incontro utile ad affrontare tutti i nodi che rendono la stesura del dl sicurezza un passaggio chiave della legislatura, ma anche per tenere vivo il confronto tra Palazzo Chigi e il Colle, dove giorni di tensione attorno al testo. L’esecutivo ha trasmesso una bozza di decreto di 80 pagine. Sono due le norme al centro del dibattito politico: il fermo preventivo per le manifestazioni di piazza e lo scudo per i poliziotti.

In particolare, il fermo è stato ridotto nella durata a 12 ore e sarà comunque necessario comunicare il provvedimento ad un magistrato. Quanto allo scudo penale, sembra ormai assodato che varrà per tutti i cittadini e non solo per le forze dell’ordine. Spetterà comunque al magistrato decidere se iscrivere l’agente nel registro degli indagati o in un diverso registro parallelo. Esce dal provvedimento l’opzione di prevedere una cauzione per chi organizza manifestazioni, come invece richiesto dalla Lega.

Piantedosi: Prime conseguenze giudiziarie dopo gli scontri di Torino

Le attività investigative sono state avviate immediatamente dalla Digos di Torino, che ha identificato e fermato diverse persone sospettate di aver preso parte agli scontri più violenti: al termine delle prime verifiche sono stati fermati 27 individui e denunciate almeno 24 persone per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale all’uso di armi improprie, travisamento e inosservanza dei provvedimenti di autorità. In alcuni casi sono stati sequestrati oggetti usati negli scontri, come coltelli, chiavi inglesi e indumenti per travisarsi, elementi che secondo gli investigatori aiutano a delineare la natura organizzata di alcuni gruppi presenti nel corteo.

In parallelo, le decisioni dei giudici di Torino stanno formalizzando le responsabilità individuali. Per esempio, un giudice per le indagini preliminari (GIP) ha disposto gli arresti domiciliari per un giovane di 22 anni, ritenendo sussistere indizi di partecipazione alle aggressioni contro gli agenti, compresa la contestata aggressione al poliziotto ferito. Secondo il dispositivo emesso, il giovane aveva agito in prossimità dell’agente a terra e, pur negando di aver spinto direttamente, era consapevole del contesto violento in cui si trovava: ciò ha portato a contestazioni per concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e resistenza. Al contrario, altri due fermati sono stati rimessi in libertà con obbligo di firma, segno che non tutte le posizioni investigative portano a misure restrittive.

Questa fase giudiziaria dimostra come il sistema giudiziario stia cercando di bilanciare l’accertamento dei fatti con le garanzie procedurali, distinguendo tra chi ha commesso reali violenze e chi potrebbe essere stato coinvolto in modo marginale o erroneo. È un passaggio che si intreccia strettamente con il dibattito politico: mentre il governo e il ministro Piantedosi insistono sulla necessità di strumenti più severi per prevenire simili episodi in futuro, l’opposizione continua ad evidenziare rischi di strumentalizzazione e possibili eccessi.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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