Il Corsivo

Un decreto sicurezza emergenziale, senza emergenza terrorismo

today6 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Un pacchetto sicurezza di misure straordinarie giustificato da episodi di piazza, ma non da una reale minaccia terroristica o eversiva.

Il Governo presenta un decreto sicurezza limato grazie alla trattativa con il Quirinale, dove alcuni provvedimenti proposti, come la cauzione imposta agli organizzatori di manifestazioni e altre norme, restano fuori dalla bozza iniziale, comunque scritte sulla base dei gravi scontri di Torino. Si tratta di un pacchetto di tipo emergenziale, in assenza però di una emergenza terrorismo ed eversione più volte evocata in questi giorni da esponenti della maggioranza.

Da 23 anni, nessun segnale di riorganizzazione di sigle della lotta armata

Gli ultimi episodi riconducibili alla lotta armata di sinistra e all’attività delle nuove BR risalgono al 20 maggio 1999 con l’omicidio di Massimo D’Antona, al 19 marzo 2002 con l’assassinio di Marco Biagi, il 2 marzo 2003 con lo scontro a fuoco lungo la linea ferroviaria Roma-Firenze che causò la morte del poliziotto Emanuele Petri, del militante delle Br Mario Galesi, e all’arresto di Nadia Desdemona Lioce.

L’azione fu decisiva per smantellare l’organizzazione attraverso l’operazione della polizia che portò agli arresti delle cellule romane e fiorentine, anche attraverso la collaborazione di Cinzia Banelli. Si aprirono i processi che condannarono in via definitiva tutti i militanti. Da 23 anni, non ci sono stati segnali di riorganizzazione di sigle della lotta armata nel nostro paese. Nessun documento, nessuna risoluzione strategica.

L’opzione della violenza politica

Ciò che è accaduto a Torino, con il pestaggio del poliziotto, dimostra invece che, in assenza di gruppi terroristici ed eversivi, esiste ancora una parte minoritaria di un movimento che pensa ancora alla violenza come pratica di dissenso. Più che pacchetti sicurezza confusi e disorganici, servirebbe un’operazione politica e culturale, anche da parte degli organizzatori delle manifestazioni, che isoli definitivamente i gruppi violenti dai cortei. L’opzione della violenza politica è sempre sbagliata.

Mutazione delle minacce terroristiche in Europa 

Secondo l’ultimo rapporto di Europol sul terrorismo e le tendenze nel 2023, le tipologie di attacco registrate nell’Unione Europea sono aumentate significativamente rispetto agli anni precedenti, con 120 eventi classificati come terroristici nel 2023 rispetto ai 28 del 2022 e ai 18 del 2021, distribuiti in sette paesi membri dell’UE, tra cui l’Italia con circa 30 casi. La maggior parte di questi attacchi completati è stata attribuita a gruppi separatisti, mentre gli attacchi jihadisti, pur essendo in minoranza numerica, sono stati i più letali, causando vittime e feriti. Parallelamente, l’azione di polizia e giudiziaria ha portato a centinaia di arresti legati al terrorismo, oltre 400 nel 2023.

Questa tendenza europea indica un quadro molto più articolato e sfaccettato rispetto alle grandi organizzazioni armate del passato che operavano con obiettivi chiari e strutture organizzate. Una parte crescente della minaccia oggi deriva da individui auto-radicalizzati attraverso piattaforme online, con ideologie che spaziano dal jihadismo all’estremismo di destra oppure ad azioni anarchiche o di insurrezionalismo urbano. La stessa agenzia di intelligence italiana ha sottolineato come la propaganda di gruppi come ISIS e al-Qaida stia sfruttando conflitti internazionali, come la guerra tra Israele e Hamas, per reclutare e incitare giovani europei a compiere violenze, anche se senza diretto collegamento operativo con queste organizzazioni estere.

Le online community e i social network nel processo di radicalizzazione, sono fattori che rendono la minaccia più difficile da quantificare e controllare rispetto alle organizzazioni gerarchiche del passato. L’uso di messaggistica criptata e l’esposizione a propaganda estremista facilitano la creazione di “lupi solitari” o piccoli gruppi informali capaci di progettare e compiere atti violenti con poco preavviso. In questo senso, il fenomeno non si configura più come terrorismo “classico” con una chiara catena di comando, ma piuttosto come un insieme eterogeneo di rischi interconnessi, che richiede strumenti di prevenzione e contrasto molto diversi da quelli usati in passato.

Parallelamente, nelle analisi europee l’Italia risulta sensibile alle dinamiche di radicalizzazione non solo per motivi interni, ma anche per la sua posizione geopolitica e culturale: come sede di simboli religiosi e culturali di rilievo e come paese coinvolto nelle coalizioni internazionali contro organizzazioni come Daesh, può essere oggetto di propaganda e pressioni simboliche.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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