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Gli scontri di Milano contro le Olimpiadi

today9 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Petardi, lacrimogeni e cariche della polizia al corteo contro i Giochi invernali: sette denunciati. Meloni attacca i manifestanti: “Nemici dell’Italia”.

Prima a Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, poi a Milano contro le Olimpiadi invernali. Il dissenso anche violento ha preso il sopravvento nelle piazze in una sola settimana. Sabato 7 febbraio, in diecimila hanno raggiunto piazzale Corvetto partendo da Porta Romana, con l’obiettivo di invadere e bloccare la Tangenziale Est, come già lo scorso ottobre al termine del corteo dei proPal a supporto della Flotilla in viaggio per Gaza. Le forze dell’ordine sbarrano il corteo con camionette e agenti in assetto antisommossa.

Alle spalle dello striscione “Know your enemy” partono petardi e fuochi d’artificio in direzione del cordone. La risposta arriva con l’acqua gelida dell’idrante e il fumo tossico dei lacrimogeni, poi gli agenti in casco e scudo partono verso gli antagonisti per la carica di alleggerimento. Sette manifestanti vengono bloccati: uno, identificato, viene subito rilasciato, altri sei — comprese due ragazze — finiscono in Questura dove vengono denunciati per accensione di fuochi pericolosi, travisamento e lancio di oggetti in concorso.

Meloni: chi manifesta contro i Giochi è nemico del paese

Sugli scontri di Milano è intervenuta Giorgia Meloni. “Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata. Poi ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano “contro le Olimpiadi”, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo”, dice la presidente del Consiglio.

Movimento di protesta

Al di là delle immagini più vistose di scontri e cariche tra manifestanti e forze dell’ordine, il movimento di protesta che ha attraversato Milano prima e durante l’avvio delle Olimpiadi invernali 2026 si fonda su un insieme di critiche politiche, sociali ed economiche che vanno ben oltre la mera opposizione all’evento sportivo. In diverse piazze e manifestazioni tenutesi il 7 febbraio  e nei giorni precedenti, il dissenso ha raccolto una pluralità di voci e rivendicazioni che connettono la contestazione dei Giochi a temi più ampi come la sostenibilità ambientale, i costi economici, le politiche sociali e anche questioni geopolitiche e internazionali.

Una delle principali critiche mosse dai partecipanti riguarda l’impatto economico delle Olimpiadi sul tessuto urbano e sui servizi pubblici. Per molte delle persone scese in piazza, le cifre ingenti di denaro pubblico destinate alla realizzazione delle infrastrutture olimpiche e a tutta la macchina organizzativa rappresentano un “evento spettacolare” che distoglie risorse da settori ritenuti essenziali, come la sanità, l’istruzione e il welfare. Secondo alcuni manifestanti, questo tipo di investimento non solo non porta benefici tangibili ai cittadini ma acuisce le disuguaglianze economiche e sociali esistenti.

Questa dimensione economica si intreccia strettamente con la critica alla sostenibilità ambientale dei Giochi. Molte associazioni e gruppi ambientalisti presenti nei cortei, così come nelle proteste organizzate nei giorni precedenti alla cerimonia di apertura, sottolineano come la costruzione di nuove strutture, il potenziamento di infrastrutture esistenti e l’aumento del traffico e del consumo di risorse per un evento di portata mondiale contribuiscano a un impatto ecologico significativo in un momento storico in cui, per questi gruppi, l’attenzione alla crisi climatica dovrebbe essere prioritaria. Le critiche ambientali non si limitano solo alle conseguenze immediate, ma anche alla percezione che tali opere spesso generino consumi di suolo, inquinamento e alterazioni permanenti del territorio.

Accanto a queste istanze economiche e ambientali, la protesta ha inglobato anche questioni sociali di più ampia portata. Alcuni manifestanti hanno legato il loro malcontento alla questione degli affitti e della crisi abitativa urbana, vedendo nelle Olimpiadi un elemento di accelerazione dei processi di gentrificazione e aumento dei prezzi delle case nelle aree metropolitane. Questo collegamento tra costi dei Giochi e difficoltà quotidiane della popolazione ha ampliato la base del dissenso oltre i tradizionali spazi contestativi.

Un’altra componente significativa, emersa nelle proteste di piazza e nelle manifestazioni precedenti, riguarda posizioni politiche e internazionali, come la critica alla presenza di agenti dell’ICE statunitense per la sicurezza dell’evento e all’inclusione di questioni legate al conflitto in Medio Oriente. Alcuni manifestanti hanno espresso solidarietà con cause internazionali, ad esempio pro-Palestina, e hanno usato le proteste olimpiche come piattaforma per collegare il dissenso locale a dinamiche globali di potere, militarizzazione e diritti umani.

In questo senso, il movimento anti-Olimpiadi non è omogeneo: raccoglie una rete di soggetti, ambientalisti, studenti, attivisti sociali, sindacati, collettivi e residenti urbani che, pur avendo motivazioni differenti, convergono in una critica più ampia alla gestione delle grandi manifestazioni internazionali e all’utilizzo delle risorse pubbliche. La protesta, quindi, offre uno specchio delle tensioni contemporanee in Italia tra percezioni di ingiustizia socio-economica e spinte verso modelli più sostenibili e inclusivi di sviluppo urbano e di investimento pubblico.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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