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Passa alla Camera il decreto Ucraina con il voto di fiducia

today12 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Alla fine, in Parlamento passa il decreto Ucraina con il voto di fiducia imposto dal Governo, in particolare dal ministro della Difesa Guido Crosetto, con l’obiettivo di fare chiarezza su chi è fuori e chi è dentro la maggioranza. “Porre la fiducia non è un modo di scappare”, sottolinea il ministro. 207 si, 119 no e 4 astenuti. Ora la parola definitiva spetta al Senato.

I parlamentari vicini a Vannacci votano sì alla fiducia, ma no al decreto

I deputati vicini al leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci hanno votato sì alla fiducia al governo sul dl Ucraina, ma no al provvedimento. “Votiamo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare”, spiega Vannacci.

Le opposizioni unite contro la fiducia ma divise sul provvedimento

Francesco Silvestri spiega che il Movimento 5 Stelle chiede di smettere di inviare armi a Kiev e di attivare subito un negoziato che consenta di arrivare a una pace. “Il giochino di votare Sì alla fiducia e No al provvedimento (per non essere buttati fuori dalla maggioranza, visto che formalmente confermano la fiducia al governo) Vannacci e i suoi lo possono fare solo alla Camera”, sostiene Luigi Marattin. “Il Pd non vota la questione di fiducia perché consideriamo del tutto strumentale l’apposizione della fiducia su questo decreto”, dice il deputato del Pd, Piero Fassino.

Implicazioni politiche decreto Ucraina

Negli ultimi mesi la questione del sostegno a Kiev è diventata uno dei nodi più divisivi non solo tra governo e opposizione, ma all’interno dello stesso fronte di maggioranza. Tradizionalmente, la coalizione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia ha sostenuto l’impegno dell’Italia a favore dell’Ucraina, in linea con le alleanze europee e atlantiche. Tuttavia, alcune forze politiche come la Lega e nuovi soggetti come Futuro Nazionale, guidato da Roberto Vannacci, hanno espresso critiche sempre più nette proprio su questo punto, mettendo in luce fratture interne sulla linea estera italiana.

Il voto di fiducia sul decreto è stato dunque interpretato da più osservatori come un banco di prova per misurare la tenuta politica della coalizione stessa, più che un semplice passaggio tecnico per la proroga degli aiuti. Il fatto che il governo abbia deciso di porre la fiducia, una mossa che limita la discussione degli emendamenti e accelera l’approvazione, indica quanto fosse importante per Palazzo Chigi ottenere una conferma pubblica e compatta di sostegno politico su un dossier così delicato.

Le tensioni nascono in parte dall’evoluzione recente della politica italiana: Futuro Nazionale, costituito da deputati fuoriusciti da altri partiti di centrodestra, ha scelto di votare la fiducia pur ribadendo la propria contrarietà al decreto in sé, nomeggiando così un nuovo equilibrio tra “sostegno politico” e dissenso sul merito. Questa scelta, oltre a segnare un tentativo di marcare una propria identità politica più netta all’interno dell’area conservatrice, mette in evidenza un fenomeno più ampio: la crescente difficoltà delle forze politiche italiane di mantenere coesione interna su temi di politica estera che sono sensibili e divisivi per l’elettorato.

In parallelo, anche tra le opposizioni si riscontrano linee non uniformi. Mentre partiti come il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra chiedono lo stop agli aiuti militari e la riapertura di un negoziato di pace, altri gruppi come il Partito Democratico si mostrano contrari alla fiducia ma favorevoli agli aiuti, riflettendo una distinzione tra dissenso sulla forma (fiducia) e sostegno alla sostanza (aiuti a Kiev).

La pluralità di posizioni mette in luce un quadro politico in cui la guerra in Ucraina non è solo una questione di politica estera, ma anche uno specchio delle strategie e delle identità politiche interne ai partiti. Le decisioni sul decreto sono quindi diventate un terreno su cui le forze parlamentari cercano di definire i propri confini politici, sia nei confronti degli alleati, sia verso gli elettori.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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