Il Corsivo

Finisce l’operazione Ice a Minneapolis

today13 Febbraio 2026

Sfondo
share close
Scritto da Daniele Biacchessi

Dopo le uccisioni di Renee Good & Alex Pretti, le oceaniche manifestazioni nelle principali città americane, perfino le contestazioni ricevute in Italia, gli uomini di Ice se ne vanno da Minneapolis.

Lo assicura lo “zar dei confini” Tom Homan che parla di una vittoria, ma intanto effettua una ritirata strategica, adottando una tecnica ormai collaudata da Donald Trump. Gli agenti dell’Ice verranno ritirati, lasciando un piccolo contingente in Minnesota. L’annuncio però non deve far pensare che l’amministrazione abbia cambiato la sua linea politica, perché, come dice Hamon, “il presidente Trump ha promesso la deportazione di massa, e questo è quanto il nostro paese avrà”. Il Governatore del Minnesota Walz ha detto di essere ora “cautamente ottimista”, ma come tutti gli altri abitanti della città crederà al ritiro solo quando lo vedrà con i propri occhi.

Il Congresso boccia i dazi di Trump contro il Canada e il presidente sprofonda nei sondaggi

Non solo sulla sicurezza Trump incassa una sconfitta, Il 61% degli americani volta le spalle al presidente americano, secondo l’ultimo sondaggio di Nbc. Sei deputati repubblicani della Camera del Congresso americano si sono uniti ai democratici per approvare una risoluzione che punta a cancellare i dazi del presidente Donald Trump sul Canada.

Il voto, 219 a 211, è arrivato dopo una rivolta interna al partito di maggioranza sulla gestione della politica commerciale da parte dell’amministrazione. Non solo. Gli Stati Uniti attendono da settimane il pronunciamento della Corte Suprema che deve stabilire se i dazi imposti senza passare dal Congresso siano legittimi. Pezzo dopo pezzo cadono i capisaldi della politica di Trump che marcia verso il declino tra scandali, insuccessi economici, promesse non mantenute.

Minneapolis: “Operation Metro Surge” 

L’operazione, lanciata su ordine del governo federale come una grande mobilitazione di forze dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e di altre componenti del Dipartimento per la Sicurezza Interna, ha provocato non solo proteste di piazza e condanne pubbliche, ma anche una serie di controversie legali senza precedenti che toccano questioni costituzionali fondamentali. Le autorità statali e cittadine di Minnesota, tra cui il governatore Tim Walz, il procuratore generale Keith Ellison e i sindaci di Minneapolis e Saint Paul, hanno presentato cause federali contro il Dipartimento per la Sicurezza Interna e le agenzie coinvolte, sostenendo che la massiccia presenza di agenti armati e la natura delle loro azioni costituiscono una violazione della Costituzione degli Stati Uniti.

In particolare, questi enti locali e statali hanno citato violazioni del “Tenth Amendment” (decima modifica), che tutela la sovranità degli stati contro interventi federali non autorizzati in ambiti di competenza locale, come l’ordine pubblico e la gestione della sicurezza quotidiana. Secondo questi ricorsi, l’operazione non solo ha causato danni tangibili ai residenti, inclusi arresti arbitrari, uso eccessivo della forza o arresti in luoghi sensibili come scuole e chiese, ma ha anche imposto oneri significativi alle risorse pubbliche locali e messo in crisi servizi essenziali come le scuole e le risposte delle forze dell’ordine cittadine.

La sfida legale si inserisce in un dibattito più ampio e profondo sulla distribuzione dei poteri tra governo federale e stati. In teoria, l’amministrazione federale ha il diritto di far rispettare le leggi sull’immigrazione su tutto il territorio nazionale. Ma l’estensione di tale diritto fino a includere azioni così pervasive e militarizzate in comunità civili, secondo Minnesota, supera quei limiti costituzionali e si avvicina a un uso improprio della giurisdizione federale. Le cause intentate dalle autorità locali non cercano solo la fine dell’operazione in corso, ma anche che i tribunali chiariscano e, in alcuni casi, limino l’interpretazione dell’ambito di azione federale in materia di pubblica sicurezza, specialmente quando questa interferisce con i diritti civili e l’autonomia statale.

Parallelamente, i tribunali federali hanno iniziato a intervenire. Alcuni giudici del Minnesota hanno già emesso ingiunzioni temporanee volte a limitare determinati metodi usati dagli agenti per affrontare i manifestanti — per esempio, vietando l’uso di determinate munizioni non letali o arresti arbitrari contro persone che esercitano il diritto costituzionale di protesta pacifica — mentre le cause principali proseguono nelle aule giudiziarie.

Ciò rivela quanto di più profondo sia in gioco: non si tratta solamente di retorica politica o tensioni sociali immediate, ma di una battaglia istituzionale su chi detiene l’autorità ultima in materia di ordine pubblico e applicazione delle leggi federali. Il risultato di queste cause potrebbe fissare precedenti destinati a influenzare non solo le politiche sull’immigrazione, ma anche la capacità futura dell’amministrazione centrale di intervenire unilateralmente in contesti locali, riflettendo un equilibrio di poteri che è al cuore della struttura costituzionale statunitense.

Scritto da: Daniele Biacchessi


GIORNALE RADIO

Giornale Radio, la radio libera di informare.

Notizie del giorno: notizie di cronaca, di politica,notizie dal mondo, notizie sportive, di economia, di salute e tecnologia. Notizie di oggi in radio streaming, in WEB TV e in podcast.

AD
AD
AD