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L’intesa Meloni – Merz fallisce alla conferenza di Monaco

today16 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Giorgia Meloni si trova ad un bivio dopo le parole del cancelliere Merz alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco: la cultura Maga non è la nostra.

L’intesa tra Italia, Germania, Belgio, si arena in poche ore. La premier difende il mondo Maga, ma non può più stare in bilico tra l’Europa e il sovranismo di Trump e J.D Vance: deve scegliere senza esitazione il suo posizionamento, quello della sua maggioranza e di una parte del nostro paese. Con la Germania di Friedrich Merz resta la sintonia sulla competitività europea, ma l’idea di una convergenza Roma-Berlino a tutto campo, in grado di soppiantare lo storico asse tra Germania e Francia, appare sempre più lontana.

Tra Europa e Trump distanze incolmabili

Giorgia Meloni non ha voluto partecipare alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove Merz ha attaccato Trump e l’ideologia Maga, rimarcando l’asse politico con Macron e Starmer. Mentre in Baviera i leader continentali discutevano di Ucraina e delle relazioni tormentate tra le due sponde dell’Atlantico, la premier era indaffarata nel vertice tra Italia e Africa, per rilanciare il suo piano Mattei, e nella riunione annuale dell’Unione Africana, invitata come ospite europeo.

Meloni pensa che l’Italia debba favorire una maggiore integrazione tra Europa e Usa. Il resto dei leader europei credono che ormai lo storico rapporto tra Europa e Stati Uniti sia finito, perché si è ormai schiantato su un concetto di sovranismo Maga che non appartiene al Vecchio Continente. Tra le affermazioni di Merz a Monaco e la fuga africana di Meloni si misura la distanza incolmabile tra i due mondi.

Frattura tra Europa e Stati Uniti

Secondo le dichiarazioni di Merz, l’era in cui si poteva dare per scontata la leadership statunitense nel garantire la sicurezza europea è finita: “l’ordine internazionale basato sulle regole non esiste più nella sua forma originale” e un “profondo divario” si è aperto tra le due sponde dell’Atlantico.

Questa diagnosi ha portato a un cambiamento significativo nella percezione strategica del ruolo dell’Europa: non più mero beneficiario della protezione americana, ma protagonista di un proprio progetto di sicurezza basato su capacità autonome. In pratica, Berlino, insieme a Parigi e al Regno Unito, ha aperto discussioni confidenziali su un possibile “scudo nucleare europeo” che possa rafforzare la deterrenza collettiva nel Vecchio Continente.

Queste consultazioni ruotano attorno a come la Francia, unico Stato membro dell’UE dotato di arsenale nucleare, potrebbe estendere la sua capacità di deterrenza a tutta l’Europa, un’idea che sfida il tradizionale paradigma di difesa transatlantico incentrato sull’ombrello nucleare statunitense. Parallelamente, alla conferenza sono emersi altri segnali concreti di una spinta verso maggiore autonomia strategica europea: la promessa di incrementare gli investimenti in capacità difensive congiunte e di rafforzare progetti industriali di difesa paneuropei, non solo in termini di armamenti convenzionali ma anche di strategie di cyber-difesa e logistica militare.

Le discussioni includono anche nuove forme di cooperazione militare con partner extra-Nato, come Canada, India, Turchia, Sudafrica e Brasile, amplificando un concetto più ampio di alleanze globali oltre la tradizionale cornice atlantica. Questo cambio di paradigma non è privo di complicazioni. La proposta di una difesa europea più forte si scontra con differenze politiche e culturali interne all’Unione: gli Stati membri mantengono livelli disomogenei di spesa militare, differenti priorità di politica estera, e sensibilità diverse sulla deterrenza nucleare.

Ad esempio, Paesi come Polonia o Paesi baltici spingono per un rafforzamento immediato dell’impegno statunitense in Europa orientale, mentre altri, Francia e Germania in testa, cercano di costruire una capacità normativa europea che possa situarsi accanto, non sotto, l’ombrello difensivo atlantico. Allo stesso tempo, il tentativo di ricucire le relazioni tra USA e UE non è completamente abbandonato: il segretario di Stato americano Marco Rubio ha cercato un tono più conciliatorio, riconoscendo la necessità di cooperazione pur ribadendo alcune delle priorità della dottrina Maga.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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