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Nordio attacca il Csm: sistema para-mafioso.

today16 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, proseguono le frizioni tra il Guardasigilli, Carlo Nordio, il Csm e le opposizioni.

In alcune dichiarazioni il ministro della Giustizia ha sottolineato come il sorteggio, che la riforma prevede, avrebbe, tra i suoi meriti, quello di rompere «questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio». Nordio continua ad attaccare il procuratore di Napoli Gratteri. “Quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, morto”, ha concluso Nordio.

La maggioranza difende Nordio

Dalla maggioranza giunge la difesa di Nordio. Il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami accusa Schlein e Conte di “rasentare il ridicolo” e di “cercare maldestramente di distrarre l’attenzione” da Gratteri. Mentre il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli parla di “isterismo” nei confronti del ministro che “conferma che stiamo facendo la cosa giusta”.

Magistrati contro Nordio

Le parole di Nordio vengono duramente contestate dall’Associazione nazionale magistrati (Anm). «Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi para mafiosi, paragonando l’elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata. Le sue parole offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d’Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità», sostiene l’Anm .

Le opposizioni insorgono

Reagisce Elly Schlein. “Assimilare i magistrati ai mafiosi è una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia”, ha commentato la segretaria dem che ha chiesto le scuse del Guardasigilli e l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Prenda le distanze da queste parole”, sostiene Schlein. “E’ davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste”, afferma Conte del M5s.

Critiche tecniche e politiche alla riforma 

La riforma in discussione prevede, infatti, una profonda modifica dell’ordinamento giudiziario che non si limita alla sola introduzione di una modalità estrattiva ma tocca punti fondamentali della struttura dell’autogoverno della magistratura. Attualmente il CSM è l’organo previsto dall’ordinamento costituzionale italiano che assicura l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati – compresi giudici e pubblici ministeri – nei confronti degli altri poteri dello Stato. Con il testo approvato dal Parlamento e ora al vaglio referendario, il CSM verrebbe diviso in due: uno dedicato ai giudici e uno ai pubblici ministeri, con entrambi i componenti in parte sorteggiati e non più eletti dalla magistratura stessa, come avviene oggi.

Secondo i critici di questa soluzione, la logica del sorteggio concepita per rompere le dinamiche delle correnti e delle alleanze interne potrebbe paradossalmente ridurre la responsabilità e il legame tra magistrati e cittadinanza, e con ciò indebolire l’autonomia rispetto al potere politico. In questa visione, infatti, l’elezione diretta dei membri togati al CSM garantiva un rapporto di fiducia tra i magistrati e la loro comunità di riferimento: togliendo la dimensione elettiva si allontanerebbe questo legame e si creerebbe un sistema in cui chi è sorteggiato non risponde più formalmente a nessuna comunità interna, con possibili effetti negativi sulla trasparenza e sull’accountability.

Un’altra critica riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. I sostenitori del no sostengono che questa misura non solo non velocizza i processi come invece vorrebbe far credere la maggioranza ma favorisce un ruolo dei pubblici ministeri più legato al potere politico esecutivo, perché moralmente e strutturalmente più isolato rispetto alla magistratura giudicante. Secondo vari oppositori, questo potrebbe dare al governo una maggiore influenza sull’apparato requirente, riducendo l’indipendenza delle indagini penali e la tutela delle garanzie costituzionali, con un effetto opposto a quello dichiarato dal governo.

Oltre alle critiche di merito sulla riforma, anche esperti di diritto e osservatori esterni sottolineano che i meccanismi di sorteggio e le modifiche alla struttura del CSM pongono interrogativi seri sulla trasparenza e sulla responsabilità istituzionale, elementi fondamentali in qualsiasi sistema giudiziario democratico. Per alcuni di questi osservatori, un sistema interamente estrattivo può risultare estraneo alle pratiche consolidate nelle democrazie occidentali dove, anche se esistono liste o quote, permane sempre un elemento elettivo e di rappresentanza tra pari.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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