Il Corsivo

Il Quirinale difende il Csm dagli attacchi di Nordio e del Governo

today19 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Dal Quirinale un monito alle istituzioni: il Capo dello Stato difende il Csm e chiede rispetto reciproco nel pieno dello scontro politico.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella interviene in presenza ad una seduta ordinaria del Plenum del Csm. È la prima volta in undici anni, sottolinea il Presidente, che sente il dovere di difendere il ruolo e la funzione dell’organo di autocontrollo della magistratura, dopo gli attacchi del ministro di Grazia e Giustizia che aveva definito il Csm un sistema “para-mafioso”.

Da diverse settimane il Quirinale aveva espresso profonda preoccupazione per i toni sempre più accesi dello scontro politico sul referendum del 22 e 23 marzo. Fino a oggi, Mattarella, che presiede il Csm, aveva fatto solo trapelare il suo malcontento, ma con il suo intervento diretto ha voluto chiedere formalmente il ripristino delle regole democratiche e il rispetto tra le istituzioni.

“Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”, ha sostenuto Mattarella.

Il Csm deve restare fuori dalla contesa politica

Con il suo intervento non scontato e non prevedibile, il Capo dello Stato ha ribadito il valore costituzionale del Consiglio, ha invocato il rispetto delle altre istituzioni, e ha aggiunto un pensiero mai dichiarato. “Il Csm non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”, ha spiegato Mattarella, che chiede al Csm di tenersi fuori dallo scontro politico.

“Il Csm deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica. Più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole“, ha concluso Mattarella.

Quirinale difende Csm: Riforma della giustizia

La crisi istituzionale non nasce dal nulla, ma è il prodotto di un clima politico e giuridico ormai teso da settimane, proprio attorno alla consultazione referendaria sulla “separazione delle carriere” e alla discussione sulla futura riforma dell’ordinamento giudiziario. Il referendum in programma per il 22 e 23 marzo 2026 nasce da un testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento che modifica profondamente l’assetto della magistratura: prevede, tra l’altro, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la suddivisione dell’attuale Csm in due distinti consigli e l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati.

Secondo i promotori della riforma, questa trasformazione servirà a rendere più “terzo” e indipendente il sistema giudiziario, impedendo che una stessa struttura gestisca contemporaneamente promozioni, incarichi e discipline di giudici e pm, e riducendo l’influenza dei gruppi interni (le cosiddette correnti) nelle nomine e nelle scelte interne.

Proprio questo contesto di profondi mutamenti costituzionali ha fatto esplodere lo scontro politico e istituzionale attorno al Csm. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, pur citando parole di altri, ha definito il Csm come un sistema “para-mafioso”, dando a intendere che il funzionamento dell’organo sia caratterizzato da logiche associative e correntizie molto simili, nelle dinamiche interne, a quelle criminali. La scelta di un linguaggio così duro ha generato un’ondata di reazioni da parte di magistrati, esponenti dell’opposizione e parte dell’opinione pubblica, fino a rendere inevitabile l’intervento del Capo dello Stato.

Il clima è aggravato dalla campagna referendaria stessa, in cui le posizioni sul Sì o sul No non si limitano a difendere o criticare la riforma nei suoi aspetti tecnici, ma spesso finiscono per polarizzare tutto il dibattito pubblico su temi più ampi come la legittimità dell’autogoverno giudiziario, i rapporti tra politica e magistratura e la fiducia nei meccanismi istituzionali. In particolare, gli oppositori della riforma vedono i tentativi di modificare la composizione e le competenze del Csm come un modo per aumentare l’influenza del potere politico sulla magistratura, diminuendo la sua indipendenza.

Al contrario, i sostenitori del Sì insistono che tali modifiche servano proprio a ridurre derive autoreferenziali e opportunismi interni, favorendo un maggior equilibrio dei poteri e una maggiore trasparenza nelle nomine. In questo quadro, l’intervento di Mattarella non è dunque semplicemente una difesa retorica di un’istituzione, ma un tentativo di preservare l’equilibrio costituzionale nei confronti di una fase di forte polarizzazione politica. Il Capo dello Stato, rappresentando la “garanzia suprema” della Costituzione, ha scelto di richiamare tutte le istituzioni a un confronto più misurato e rispettoso, proprio per evitare che questioni di ordine costituzionale e riforme profonde si trasformino in scontri istituzionali che possono indebolire non solo il Csm ma l’intero sistema democratico.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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