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Il Cdm approva il decreto sull’energia, per l’emergenza in Calabria, Sardegna, Sicilia e Niscemi

today19 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge e le delibere di protezione civile necessari per far fronte ai danni causati dal ciclone Harry in Calabria, Sardegna e Sicilia, e dalla frana di Niscemi.

Il provvedimento sulle bollette energetiche aumenta , rispetto ai 115 euro previsti in bozza, il bonus elettricità del decreto bollette per le famiglie con Isee fino a 10mila euro (o 20mila euro per quelle con almeno 4 figli). E’ arrivato anche l’ok per il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi e per un altro decreto legislativo, recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 5 febbraio 2024, n. 20, recante l’istituzione dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

Via libera agli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia

Un altro tema affrontato dal Governo è stato l’Autonomia differenziata, con il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare tra il governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto. «Per la prima volta da quando si parla di regionalismo – ha commentato il ministro Roberto Calderoli – c’è un passaggio ufficiale per l’attuazione concreta dell’Autonomia. Si tratta di un traguardo storico per il regionalismo ed è soprattutto una grande emozione personale, perché l’autonomia è la mia ragione di vita. Ora inizia ufficialmente il cammino per portare questi Schemi di intesa all’approvazione definitiva».

Niscemi: decreto energia

Mentre il testo legge evidenzia l’aumento del bonus per le famiglie a basso reddito fino a un totale di circa 315 euro all’anno, il decreto varato nel Consiglio dei ministri non si limita a interventi di natura assistenziale, ma contiene anche una serie di dispositivi che mirano a ridurre i prezzi energetici alla fonte e a incentivare un assetto più competitivo e sostenibile del sistema energetico nazionale.

In primo luogo, il pacchetto prevede interventi sul prezzo del gas naturale, che è ancora determinante per la formazione dei costi dell’energia elettrica in Italia. Una delle misure più rilevanti è la cosiddetta “gas release”, cioè la messa sul mercato di scorte di gas stoccato dallo Stato durante la crisi energetica del 2022, offerte a prezzo calmierato. L’obiettivo dichiarato è ridurre la differenza tra il prezzo del gas sul mercato italiano (PSV) e quello europeo (TTF), che in passato ha penalizzato i consumatori italiani aumentando i costi di produzione elettrica e quindi le bollette.

Accanto a questo, il decreto introduce meccanismi per favorire l’accesso a contratti di fornitura di lungo periodo per energia rinnovabile, come i cosiddetti Power Purchase Agreements (PPA). Questi strumenti consentono di stipulare accordi diretti tra produttori di energia da fonti pulite e grandi consumatori o distributori, offrendo così maggiore stabilità dei prezzi nel medio-lungo periodo e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Questo tipo di contratti può contribuire a disaccoppiare il costo dell’energia elettrica dal prezzo del gas, attenuando l’effetto delle fluttuazioni del mercato del gas sul costo finale dell’elettricità.

Un’altra parte del decreto riguarda il regime fiscale delle imprese energetiche, con l’aumento di due punti percentuali dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per le aziende del settore. L’incremento di questa imposta ha una doppia funzione: finanziare gli sconti in bolletta e, secondo il governo, anche “rendere più equo il contributo delle imprese energetiche alla collettività”. Sebbene questa misura abbia attirato critiche da alcuni osservatori (che temono effetti negativi sugli investimenti), essa è stata pensata per sostenere finanziariamente il pacchetto complessivo senza aggravare il deficit pubblico oltre i limiti stabiliti dalle regole europee.

Allo stesso tempo, il decreto contiene norme che snelliscono procedure e regolazioni per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di infrastrutture digitali come i data center, con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica. Queste previsioni includono anche misure per evitare quella che viene definita “saturazione virtuale della rete”, cioè problematica che può emergere quando gli impianti rinnovabili non riescono a connettersi efficientemente alla rete nazionale per mancanza di capacità o di tempistiche burocratiche troppo lunghe.

Nel complesso, quindi, il decreto energia comprende non soltanto una risposta immediata alla pressione delle bollette per le famiglie più fragili, ma anche una serie di interventi volti a modificare strutturalmente le dinamiche di prezzo e di offerta dell’energia nel mercato italiano. Questi elementi costituiscono una parte importante del pacchetto governativo perché cercano di agire sulle cause profonde dei costi elevati dell’energia, puntando su maggiore efficienza, concorrenza e sostenibilità, e non solo su sgravi temporanei.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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