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Il malessere dei repubblicani moderati contro Trump dietro alla decisione della Corte sui dazi

today23 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La decisione della Corte Suprema di annullare i dazi di Trump perché privi dell’autorizzazione formale del Congresso americano cela, in realtà, il malessere diffuso dei repubblicani moderati rispetto alle scelte economiche del presidente americano. Poco prima della sentenza di venerdì scorso, sei membri repubblicani del congresso avevano votato con i democratici una risoluzione analoga sui dazi contro il Canada.

Fino all’ultima decisione della Corte, la maggioranza conservatrice ha permesso a Trump di licenziare ampie fasce della forza lavoro federale , cancellare miliardi di dollari in sovvenzioni e contratti, porre fine allo status legale di centinaia di migliaia di immigrati e deportare alcuni migranti in paesi con i quali non hanno legami. Ma qualcosa si è rotto nel rapporto tra l’ala moderata repubblicana e Trump.

L’isolamento di Trump, i dazi al 15%, i ricorsi nei tribunali

Trump ha alzato il nuovo dazio globale dal 10 al 15%, evitando l’illusione dell’Europa di poter ottenere vantaggi. Questo nuovo provvedimento si basa sulla Section 122 del Trade Act del 1974, che gli consente di imporre questa tariffa, anche se in realtà era stato approvato per altri scopi e mai utilizzato così prima. La norma scade dopo 150 giorni, poi Trump dovrebbe chiedere al Congresso la sua estensione.

Il via libera non sarà scontato, specie alla Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata e diverse potenziali defezioni. Nel caso non venisse prorogata il presidente presenterebbe una nuova legge, la Section 301, che obbliga a condurre investigazioni per appurare eventuali pratiche commerciali ingiuste verso gli Usa.

I tentativi di aggirare la sentenza della Corte Suprema dovranno comunque fare i conti contro i tribunali, le numerose richieste di rimborso, e la resistenza degli stessi repubblicani al Congresso, timorosi di perdere le elezioni midterm. La risposta europea è blanda e confusa. Il leader francese Macron si rallegra per il verdetto della Corte suprema Usa, il cancelliere tedesco Merz invoca un «coordinamento europeo», la premier Meloni attende disposizioni da Bruxelles e da Washington.

Condizioni legali della Section 122 del Trade Act del 1974

La norma, a differenza dell’originaria base legale (l’International Emergency Economic Powers Act), non è stata concepita per consentire al presidente di imporre ampi dazi in modo permanente o senza limiti, ma ha una storia e limiti molto specifici che potrebbero influenzare fortemente il contesto politico e giuridico nei prossimi mesi.

La Section 122 è parte del Trade Act del 1974, una legge pensata originariamente soprattutto per proteggere l’economia americana da shock improvvisi nei mercati internazionali, in particolare squilibri nei pagamenti esteri e rapidi deprezzamenti del dollaro. L’idea di fondo è che il presidente, in circostanze eccezionali, possa imporre temporaneamente sovratasse sulle importazioni per tutelare la stabilità economica statunitense. Storicamente, questo potere è stato raramente (se mai) utilizzato nella forma odierna, e la sua applicazione è sempre stata legata a condizioni macroeconomiche molto precise.

Secondo gli esperti del settore, il presidente può imporre un dazio globale fino al 15% e per un periodo massimo di 150 giorni senza consultare o ottenere l’approvazione del Congresso. Dopo tale termine, le tariffe non possono semplicemente restare in vigore: devono essere approvate dal Parlamento o sostituite con un altro strumento legislativo. Questo vincolo temporale è cruciale e distingue la Section 122 dalle misure tariffarie permanenti, che richiedono normalmente un iter legislativo più lungo.

Inoltre, la legge collega questa autorità a condizioni economiche specifiche: è applicabile quando gli Stati Uniti affrontano “gravi e significativi deficit della bilancia dei pagamenti” o altre gravi difficoltà nei pagamenti internazionali. Alcuni economisti sostengono che tali condizioni non sussistono realmente nel moderno contesto macroeconomico, dove il deficit commerciale è ampiamente coperto da capitali esteri e non comporta automaticamente pressioni sul valore del dollaro. Se questo argomento dovesse prevalere in eventuali sfide giudiziarie, la Section 122 potrebbe risultare giuridicamente vulnerabile, proprio come è avvenuto per l’uso dell’IEEPA.

Un’altra caratteristica importante è che la Section 122 non è stata mai testata in questo modo dai tribunali moderni. Ciò significa che, anche se l’amministrazione ha già impiegato la norma per alzare i dazi dal 10% al 15%, è probabile che l’autorità verrà contestata nelle aule di giustizia, proprio sulla base delle condizioni e dei limiti previsti dal legislatore. Diversi giuristi e analisti di politica commerciale hanno sottolineato che non solo potrebbe non esserci un’effettiva giustificazione economica per l’uso prolungato di questa norma, ma anche che i tribunali potrebbero interpretare in modo restrittivo i criteri richiesti, facendo decadere anche questa autorità.

Il ricorso alla Section 122 riflette un’esigenza pratica dell’amministrazione Trump: aggirare temporaneamente la decisione della Corte Suprema per mantenere un meccanismo di raccolta di entrate tariffarie e mantenere una leva negoziale nelle relazioni commerciali internazionali. Tuttavia, proprio perché la norma è temporanea e legata a condizioni specifiche, potrebbe acuirsi il conflitto con il Congresso stesso, dove numerosi repubblicani moderati temono non solo l’impatto economico sui consumatori e sulle catene di approvvigionamento, ma anche le conseguenze politiche di un uso esteso di poteri che storicamente erano riservati al legislatore.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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