Il Corsivo

L’uso politico della cronaca e il caso del poliziotto di Rogoredo

today25 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Dal caso di Rogoredo alle ferite del G8 di G8 di Genova: quando la difesa d’ufficio delle istituzioni precede la verità e la cronaca diventa strumento di propaganda.

L’uso della cronaca a scopo politico si è sempre rivelato un boomerang. E’ avvenuto nella storia d’Italia, rimane così ancora oggi con il caso del poliziotto Cinturrino, alias “Luca”, accusato di avere ucciso il 26 gennaio 2026 il pusher Abderrahim Mansouri nel bosco dello spaccio di Rogoredo, alle porte di Milano, di aver depistato le indagini inserendo un’arma sulla scena del delitto.

Salvini, Meloni, Piantedosi, Bignami, Vannacci, e altri avevano preso fin da subito la difesa del poliziotto, anche se già nell’ambiente si parlava di Luca come un duro, una sorta di sceriffo di Nottingham moderno che applicava le sue leggi, non quelle dello stato di diritto, che esigeva il pizzo in soldi e cocaina dagli spacciatori in cambio di una protezione, che pestava con il martello chi si rifiutava di pagare.

Oggi gli autori di quelle dichiarazioni si allineano alle evidenze delle indagini, delle prime ammissioni, parlano di mele marce. Stessa cosa vale per quei giornali che hanno erroneamente cavalcato la notizia, pur sapendo che il poliziotto era conosciuto anche per i suoi metodi.

Dalle torture di Bolzaneto all’assalto della Diaz, le prime versioni non rappresentano la verità dei fatti

Tornando indietro nel tempo, nella notte del 21 luglio 2001, nel complesso scolastico Diaz-Pertini e Pascoli di Genova, facevano irruzione i Reparti mobili della Polizia di Stato e i Carabinieri. Furono fermati 93 attivisti e di questi, 63 furono poi portati in ospedale, tre dei quali in prognosi riservata e uno in coma. Nessuno degli arrestati faceva parte del black bloc, c’erano anche giornalisti e cittadini duramente pestati.

Il giorno dopo vennero fatte rinvenire bottiglie molotov, che le indagini successive definirono un clamoroso depistaggio. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra. Molti degli arrestati durante gli scontri di Genova durante il G8 vennero portati nella caserma di Bolzaneto. Agenti del G.O.M della polizia penitenziaria utilizzarono ogni forma di violenza sulle persone arrestate, comprese le torture. Alla Diaz e a Bolzaneto le istituzioni nascosero i fatti e i processi hanno stabilito in parte le loro colpe. Anche in quei casi, lo spirito di corpo dello Stato, la protezione degli autori dei reati in divisa, non hanno portato bene a chi li aveva utilizzati.

Caso Rogoredo: dimensione culturale e istituzionale della “copertura interna”

Mentre molti commentatori si concentrano sulla strumentalizzazione mediatica o sull’uso propagandistico della vicenda per finalità legislative (come ad esempio per giustificare maggiori tutele per agenti armati), va considerato il ruolo strutturale delle dinamiche interne alle istituzioni di polizia, che possono incentivare comportamenti devianti e compromettere la trasparenza.

Nel linguaggio di tanti operatori sul campo, esiste una forte enfasi sul concetto di spirito di corpo e di solidarietà tra colleghi, che spesso si traduce in un atteggiamento di chiusura rispetto alle indagini su comportamenti sospetti di agenti. Non si tratta solo di una reazione individuale, ma di una cultura istituzionale consolidata, dove la priorità percepita è proteggere “i nostri” dai giudizi esterni, piuttosto che favorire un esame critico interno tempestivo.

Meccanismi di questo tipo, che storicamente si sono manifestati in altri episodi controversi come quelli di Bolzaneto e Diaz nel contesto del G8 di Genova, producono quasi una resistenza automatica alle critiche esterne e una tendenza a minimizzare criticità interne, anche quando emergono prove contrarie alla versione ufficiale iniziale. Nel caso di Rogoredo, proprio questo tipo di atteggiamento si è manifestato nei primi giorni dopo l’uccisione di Mansouri: diversi esponenti politici e sindacali influenzati da dichiarazioni di solidarietà immediata verso Cinturrino, avevano reagito difendendo la versione della legittima difesa senza attendere gli esiti delle indagini, facendo pressione mediatica e politica su magistratura e inquirenti.

Un altro elemento di interesse istituzionale riguarda le procedure interne di controllo e accountability che regolano l’azione delle forze dell’ordine. In molte democrazie avanzate, l’introduzione di strumenti come le bodycam obbligatorie, sistemi di supervisione indipendente e protocolli chiari di testimonianza nei confronti di colleghi e superiori è stata proposta per mitigare proprio il fenomeno di copertura interna. Alcuni osservatori nel dibattito pubblico italiano, commentando il caso di Rogoredo, hanno sottolineato proprio la mancanza di tali strumenti come una delle ragioni per cui si verificano divergenze così ampie tra la prima versione ufficiale dei fatti e quanto poi emerge dalle indagini.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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