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Trump annuncia: “Continuiamo a condurre operazioni su vasta scala in Iran”

today3 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

“Continuiamo a condurre operazioni su vasta scala in Iran”, sostiene Donald Trump durante una conferenza in cui fa il punto dell’attacco congiunto con Israele contro Teheran.

“L’Iran è una minaccia colossale non solo per il Medio Oriente, ma anche per l’America, i suoi missili potrebbero raggiungere l’America. Il nostro stesso Paese potrebbe essere sotto minaccia”, afferma il presidente americano secondo cui l’Iran, con i missili a lungo raggio e l’arma nucleare, sarebbe stato una minaccia intollerabile. “Abbiamo eliminato la flotta dell’Iran, le loro navi sono in fondo al mare.

Dopo gli attacchi di giugno avevo avvertito l’Iran di non riavviare il programma nucleare. Avevamo preventivato 4-5 settimane ma abbiamo la capacità di andare oltre”, spiega Trump. Il presidente americano ha affermato che l’operazione militare americana contro l’Iran sta raggiungendo i propri obiettivi più rapidamente del previsto, pur avvertendo che il conflitto potrebbe protrarsi oltre le stime iniziali e andrà avanti fino a quando sarà necessario.

Le mosse di Ue, Francia, Gran Bretagna e Germania

L’unica soluzione per la situazione determinata dall’attacco degli Usa e di Israele contro l’Iran passa attraverso la diplomazia, con una transizione credibile per l’Iran, la fine definitiva dei programmi nucleare e balistico e la fine delle attività destabilizzanti nella regione”, dichiara la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Lo Stato Maggiore delle forze armate francesi ha smentito il dispiegamento della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo e ha affermato che questa si trova nel Nord Atlantico.

“Il presidente Trump ha espresso il suo disaccordo con la nostra decisione di non intervenire negli attacchi iniziali, ma è mio dovere valutare ciò che è nell’interesse nazionale della Gran Bretagna. Questo è ciò che ho fatto e lo sostengo”, dice il premier britannico, Keir Starmer. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato informato dagli israeliani, non dagli americani dell’imminente attacco contro l’Iran. E in vista di un incontro a Washington con il presidente americano Donald Trump previsto oggi, Merz vuole tenere il più possibile la Germania fuori dal conflitto diretto con l’Iran.

Un americano su quattro sostiene la guerra in Iran

Un nuovo sondaggio di Reuters/Ipsos ha rilevato che solo un americano su quattro sostiene l’operazione militare in Iran. Inoltre, più della metà degli americani, incluso un repubblicano su quattro, ritiene che l’uso della forza militare da parte di Donald Trump sia eccessivo. Il sondaggio è stato condotto prima che l’esercito Usa annunciasse che quattro militari sono morti nell’operazione. Il 45% degli intervistati ha poi affermato che saranno meno propenso a sostenere la campagna contro l’Iran se i prezzi del gas o del petrolio negli Stati Uniti aumenteranno.

Impatto del conflitto sulle rotte energetiche globali

Le tensioni in corso non si limitano agli obiettivi militari o alle dinamiche geopolitiche dirette tra le parti coinvolte: hanno anche profonde implicazioni per i mercati energetici, i trasporti marittimi e, di conseguenza, i costi di consumo quotidiano in molte economie avanzate e in via di sviluppo. Il punto focale di questa componente economica è lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare che collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e quindi con l’Oceano Indiano.

Attraverso questo stretto passa una quota significativa della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto (LNG): circa il 20 % del petrolio e del LNG globale transitano ogni giorno lungo questa rotta strategica. Un’interruzione prolungata del traffico marittimo per via di ostilità o minacce di blocco da parte di attori regionali potrebbe avere effetti drammatici sui prezzi dell’energia, con ripercussioni immediate su inflazione, costi di produzione industriale e potere d’acquisto dei consumatori nei paesi importatori.

Nel contesto attuale, l’incertezza sui mercati energetici si riflette già nei prezzi del greggio: timori di un’escalation che coinvolga lo stretto hanno causato aumenti significativi dei prezzi del petrolio, sebbene nei giorni successivi alle prime reazioni di mercato i valori si siano parzialmente stabilizzati.

Analisti ed esperti sottolineano che, pur non essendo scontata una chiusura totale della via marittima (che sarebbe disastrosa per tutti i paesi del Golfo, compreso l’Iran stesso), anche tensioni relativamente circoscritte possono far lievitare i costi di assicurazione delle navi, deviare rotte e creare instabilità nei flussi commerciali. Questo tipo di shock, anche se di breve durata, può avere effetti a catena sulle economie europee e asiatiche, pesando sui bilanci familiari e sulle forniture industriali.

Oltre alle implicazioni immediate sui prezzi dell’energia, un conflitto prolungato rischia di aggravare l’incertezza economica generale a livello globale. Le economie fortemente dipendenti dalle importazioni di energia, come quelle dell’Europa e dell’Asia, potrebbero vedere un aumento dell’inflazione e pressioni sui loro conti commerciali. Nel lungo periodo, questa instabilità energetica potrebbe stimolare ulteriori investimenti in fonti alternative e accelerare transizioni verso energie rinnovabili, ma nel breve termine gli effetti potrebbero essere recessivi, soprattutto se i consumatori devono fronteggiare costi più elevati per carburante e beni di consumo.

Va considerata anche la dimensione politica ed economica degli alleati regionali: paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, pur essendo partner strategici degli Stati Uniti, hanno espresso preoccupazione per l’escalation e invitato alla moderazione. Una destabilizzazione prolungata non solo aumenterebbe i costi energetici, ma potrebbe compromettere le relazioni commerciali e le reti di investimento esistenti, con effetti duraturi sulle economie del Medio Oriente e oltre.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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