Il Corsivo

Lo spagnolo Sanchez, il premier ribelle che si oppone a Trump

today5 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il premier spagnolo Pedro Sanchez guida la fronda europea che si oppone al presidente americano Donald Trump.

E lo fa rimarcando la posizione della Spagna in questo inizio di terza guerra mondiale a pezzetti: ‘no alla guerra’. Sánchez si rivolge alla nazione e risponde alle minacce ricevute in queste ore da Trump in seguito al divieto di Madrid di utilizzare le basi di Moron e Rota. “Non saremo complici di qualcosa di negativo semplicemente per paura di rappresaglie da parte di chiunque“.

Con la schiena dritta, coraggio e determinazione, Sanchez spiega che la Spagna è contraria alla guerra in corso in Medio Oriente perché è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità, perché non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.

Il richiamo all’invasione americana dell’Iraq di 23 anni fa

Sanchez, al momento, è l’unico leader europeo che ricorda cosa accadde nel 2003, quando la Spagna e gli alleati europei come l’Italia vennero trascinati in una guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein senza che ci fossero prove provate della presenza di bombe nucleari in territorio iracheno, come dimostrano in modo inoppugnabile i documenti pubblicati da Julian Assange e confermati dalle Commissioni del congresso americano.

Eppure 23 anni dopo la storia si ripete e, al di là del giudizio che si può dare sulla tirannia iraniana, non esistono prove che l’Iran stesse producendo l’atomica. Ha ragione Sanchez quando dice che quella guerra, secondo quanto affermato allora, era volta a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che in realtà ha prodotto l’effetto contrario, scatenando la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia subito dalla caduta del muro di Berlino. La stessa cosa vale anche in questo conflitto.

Significato strategico e giuridico delle basi militari

Molti osservatori tendono infatti a considerarle semplicemente “basi americane”, ma la realtà è più complessa: si tratta di installazioni militari situate su territorio di piena sovranità spagnola, gestite nell’ambito di accordi bilaterali tra Madrid e Washington. Questo dettaglio giuridico è fondamentale per comprendere perché il governo spagnolo abbia potuto impedire l’utilizzo delle strutture per operazioni militari contro l’Iran.

Secondo quanto spiegato dal ministro degli Esteri spagnolo, le basi possono essere usate solo nel rispetto dell’accordo di cooperazione militare e soprattutto della Carta delle Nazioni Unite; qualsiasi missione che esuli da questo quadro richiede un’autorizzazione politica esplicita da parte del governo spagnolo. Le due installazioni hanno però un valore strategico enorme per la proiezione militare americana nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.

La base navale di Rota, in Andalusia, ospita da anni unità della marina statunitense, tra cui cacciatorpediniere integrati nel sistema di difesa antimissile della NATO, mentre la base aerea di Morón è utilizzata come piattaforma logistica per operazioni rapide in Africa, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. Proprio per questa funzione di hub logistico, negli ultimi giorni diversi aerei militari statunitensi, in particolare aerocisterne utilizzate per il rifornimento in volo, sono stati costretti a lasciare le installazioni spagnole dopo il veto di Madrid sull’uso delle basi per operazioni legate all’offensiva contro l’Iran.

La vicenda mette in luce anche un altro nodo geopolitico: il rapporto tra sovranità nazionale e alleanze militari. La presenza di forze statunitensi in Spagna deriva infatti da un accordo di cooperazione per la difesa firmato negli anni Ottanta e successivamente aggiornato, che consente agli Stati Uniti di utilizzare le basi ma non ne trasferisce la sovranità. In altre parole, Washington può operare da queste installazioni solo nel quadro stabilito dal trattato e con il consenso politico di Madrid. Questo equilibrio, finora spesso rimasto sullo sfondo della politica europea, è diventato improvvisamente centrale nel momento in cui la Spagna ha deciso di esercitare concretamente il proprio diritto di veto su un’operazione militare.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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