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Meloni in Parlamento: non entriamo in guerra, disponibile al dialogo con le opposizioni

today12 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La premier Giorgia Meloni affronta il dibattito in Parlamento prima del Consiglio d’Europa del prossimo 19 e 20 marzo, e parla della guerra in Medio Oriente.

“Gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra. Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese”, afferma Meloni nell’aula del Senato.

Meloni annuncia che al momento non ci sono richieste di utilizzo delle basi americane situate nel nostro paese. “Le basi concesse agli Usa dipendendo da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore: nel caso in cui dovesse giungere la richiesta spetterebbe sempre al governo prendere una decisione, ma ribadisco la decisione in quel caso sarebbe affidata al Parlamento. Ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta“, dice Meloni.

Nella replica, Meloni si dice disponibile a un tavolo con le opposizioni a palazzo Chigi. “Aspettavo di fare questo confronto in Aula. Da domani sono più che disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni anche per le vie brevi”, spiega la presidente del Consiglio. Poi in risposta a Mario Monti delinea la posizione di Palazzo Chigi sull’unità europea. “Non è vero che non stiamo lavorando sull’unità europea, siamo stati noi a promuovere il coordinamento delle maggiori nazioni europee.

Il mio appello all’unità non era generico, è sincero. E’ rivolto ad una fase di crisi internazionale, ci sono momenti nella storia nella quale bisogna andare oltre le proprie posizioni: io rimango alternativa a voi, ma vale la pena fare uno sforzo per cercare di trovare elementi di sintesi”, sostiene Meloni.

Pd, M5s, Avs: non all’utilizzo delle basi americane in Italia

Da Pd, M5s e Avs arriva la richiesta di non usare le basi americane in Italia. “Lei ha preteso di stracciare i regolamenti, lei è qui per non essere qui martedì prossimo. Perché lo fate? Per evitare dibattiti in parlamento nella settimana prima del referendum?”, chiede nell’Aula del Senato il capogruppo del Pd Francesco Boccia.

“La sua è una posizione ipocrita perché dice che non ha elementi necessari per prendere una posizione certa sulla guerra in Iran e le scelte Usa: o è circondata da apparati che non la informano adeguatamente o lei è inadeguata a svolgere questa funzione e quindi a tutelare gli italiani, delle due non so quale sia la peggiore”, dice Angelo Bonelli di Avs alla Camera.

“Bene l’invito di Meloni a una riflessione più ampia senza banalizzare il dibattito”, risponde Matteo Renzi di Italia Viva. “Voi, come dei servi sciocchi. E ci volete far credere che vi interessa qualcosa delle donne iraniane? Se domani arriverà un dittatore sanguinario amico di Trump, andrà benissimo a tutti quanti”, afferma a Montecitorio il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi.

Delicato equilibrio strategico

Roma è storicamente uno dei principali partner europei degli Stati Uniti all’interno della NATO e ospita infrastrutture militari cruciali per le operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente; ma la Costituzione italiana, all’articolo 11, ripudia la guerra come strumento di offesa e impone che eventuali interventi siano legittimati da organismi internazionali o da un chiaro mandato parlamentare.

La prudenza mostrata dal governo riflette anche timori legati alle possibili ricadute economiche e geopolitiche del conflitto: l’area del Golfo è infatti centrale per gli equilibri energetici globali e l’escalation militare ha già alimentato tensioni sui mercati di petrolio e gas, con potenziali effetti sui prezzi e sull’inflazione in Europa. Inoltre la presenza di cittadini italiani e di circa duemila militari italiani nella regione impone al governo una particolare attenzione alla sicurezza e alla protezione degli interessi nazionali. Per questo l’esecutivo insiste sulla necessità di una de-escalation e di un ritorno alla diplomazia, pur ribadendo che l’Iran non deve dotarsi di armi nucleari, considerato un rischio diretto per la sicurezza europea.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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