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today13 Marzo 2026
Siamo obiettivi di guerra, certamente non come quelli in prima linea, ma le nostre basi in Medio Oriente sono diventate punti strategici per gli iraniani, come dimostrato con l’attacco contro il fortino di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove 300 militari hanno addestrato 50mila soldati del MoPA e del Ministero dell’Interno curdo. Nessuno però lo vuole ammettere. Non lo fa la premier Meloni e il suo Governo. Non lo ammette neanche l’opposizione che si concentra invece sull’utilizzo delle basi americane in Italia, dimenticando che, negli anni, abbiamo lasciato in giro per il Medio Oriente numerose nostre presenze militari.
L’Italia prende parte dal 2014 alla Coalizione multinazionale denominata “Operation Inherent Resolve” o “Prima Parthica”, composta da 84 nazioni e 5 organizzazioni internazionali contro i terroristi del Daesh che operano in Iraq e Siria. Attualmente il contingente nazionale appartenente a tutte le Forze Armate impiegato nella missione è di 700 militari.
Ci sono 2500 militari italiani distribuiti tra Kuwait, Iraq, Libano, Giordania, Qatar, Egitto, Oman. Le missioni italiane sui territori, tra cui Unifil in Libano, il contingente di Erbil e le operazioni di sorveglianza nel Kuwait, restano attive. Almeno sul piano formale, non sono truppe impegnate in combattimenti diretti, né forze schierate per partecipare alla guerra in corso: il loro compito è diverso, più strutturale, fatto di addestramento, supporto logistico, coordinamento operativo e sorveglianza del territorio con assetti aerei, droni e velivoli da trasporto.
Fino alle ore precedenti all’attacco di Erbil, le attività non essenziali sono state sospese per ridurre i rischi e concentrare l’attenzione sulla sicurezza del personale; alcune basi italiane, poi, come quella di Ali Al Salem in Kuwait e il contingente a Erbil, restano però invece attualmente in allerta massima, con protocolli di protezione rafforzati e operatività limitata alle funzioni indispensabili. Il punto più fragile risulta la nostra presenza lungo la linea di confine meridionale tra Libano e Israele, in un’area che nelle ultime settimane è tornata a essere uno dei luoghi più sensibili dello scacchiere regionale. La loro funzione è quella di interposizione e monitoraggio, in un equilibrio totalmente instabile e imprevedibile.
La presenza militare italiana in Medio Oriente si inserisce in un sistema di missioni multinazionali avviate negli anni successivi alla guerra contro lo Stato Islamico. In Iraq, il principale punto di riferimento è la base di Camp Singara, situata nell’area dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove opera il contingente italiano della missione “Prima Parthica”, contributo nazionale alla coalizione internazionale contro il Daesh nell’ambito dell’operazione “Inherent Resolve”. La missione è stata avviata nel 2014 e prevede attività di addestramento, consulenza e supporto alle forze di sicurezza irachene e curde, oltre alla presenza di personale nei comandi multinazionali e nelle strutture logistiche della coalizione.
All’interno di questo dispositivo, il contingente italiano è impegnato soprattutto nella formazione delle forze locali, tra cui i Peshmerga e altre unità di sicurezza regionali. Nel corso degli anni l’Italia ha partecipato all’addestramento di decine di migliaia di militari iracheni e curdi, contribuendo alla riorganizzazione delle forze che hanno combattuto contro l’ISIS e alla stabilizzazione delle aree riconquistate.
La base di Erbil è uno dei principali centri operativi italiani nell’area. Qui sono schierati circa 300 militari che svolgono attività di formazione, coordinamento con le forze locali e supporto logistico alle operazioni della coalizione. Il sito ospita anche personale di altri Paesi partner e si trova all’interno del complesso militare dell’aeroporto della città, utilizzato come hub operativo per le missioni internazionali nel nord dell’Iraq.
La presenza italiana non è limitata all’Iraq. Nell’ambito delle missioni internazionali e delle operazioni di sicurezza regionale, personale delle Forze Armate italiane è distribuito anche in altri Paesi del Medio Oriente e del Golfo, dove svolge funzioni di supporto, comando, sorveglianza e cooperazione militare con gli alleati della coalizione. In questo contesto rientrano attività di staff nei comandi multinazionali, operazioni aeree di trasporto e ricognizione, nonché missioni di assistenza e consulenza alle forze armate locali.
Negli ultimi mesi la sicurezza delle installazioni militari nell’area è stata rafforzata a causa dell’aumento delle tensioni regionali. Nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2026 un attacco con drone ha colpito la base di Camp Singara a Erbil, senza causare vittime tra i militari presenti, ma confermando la vulnerabilità delle infrastrutture militari internazionali presenti nel nord dell’Iraq.
Scritto da: Daniele Biacchessi
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