Il Corsivo

Il caso del sottosegretario alla Giustizia Delmastro irrompe nella campagna referendaria a poche ore dal voto

today20 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

A poche ore dal voto, diventa sempre più imbarazzante il caso del sottosegretario Andrea Delmastro in quota Fratelli d’Italia, uno di quelli che insieme al ministro Guardasigilli Carlo Nordio ha voluto fortemente la riforma della giustizia, quindi il referendum costituzionale di domenica e lunedì.

Una fotografia dell’ottobre del 2023 ritrae Delmastro con l’imprenditore Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Lo scatto avviene all’interno di uno dei ristoranti della famiglia Caroccia ed è accompagnata da una didascalia: “Sottosegretario alla Giustizia Delmastro. Anche lui ha scelto il vero baffo”. Un anno dopo, il 16 dicembre 2024, viene avviata una partnership commerciale per la gestione di un ristorante in via Tuscolana, a Roma, “Le Bisteccherie d’Italia”. L’amministratore unico della società è Miriam Caroccia, all’epoca 18enne, figlia di Mauro Caroccia.

Gli affari del clan Senese

Solo qualche anno prima, Caroccia viene coinvolto nell’inchiesta antimafia “Affari di famiglia”, che scoperchia la struttura economica dell’impero Senese tra riciclaggio, usura e intestazioni fittizie con cui il clan riproduce le rendite immense della droga. Mauro Caroccia è tra gli arrestati, ristoranti e società vengono sequestrati e, all’inizio del 2022, viene condannato.

Nel febbraio 2023, i giudici di appello assolvono Michele Senese e fanno cadere per tutti gli imputati l’aggravante mafiosa. Caroccia ritorna nel ristorante di famiglia. Poco dopo la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni e.il 15 gennaio 2025 l’appello bis conferma le condanne di primo grado. Il 18 febbraio 2026, le sentenze diventano definitive. Anche quella di Mauro Caroccia. Così Delmastro esce dalla società e Miriam Caroccia diventa l’unica proprietaria.

La difesa di Delmastro

Scoppia il caso e Delmastro si difende così: “Si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che poi si scopre essere figlia di; nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale mi sono tolto dalla società. Quindi non c’è nulla da dire”. No, ci sarebbe ancora una domanda. Delmastro era a conoscenza del rigore morale e etico di Mauro Caroccia quando veniva scattata la foto dell’ottobre 2023, visto che i guai giudiziari di Caroccia risalgono all’inizio del 2022?

Caso Delmastro

Non è infatti la prima volta che emergono vicende in cui esponenti istituzionali intrattengono rapporti, diretti o indiretti, con soggetti successivamente riconosciuti come legati alla criminalità organizzata. Ciò che rende questo episodio particolarmente delicato è il ruolo ricoperto da Delmastro: sottosegretario alla Giustizia, cioè membro di un dicastero chiamato proprio a contrastare fenomeni come mafia, riciclaggio e intestazioni fittizie di beni.

Il nodo centrale non è soltanto giudiziario, ma politico e istituzionale. Al momento non risultano contestazioni penali dirette nei confronti del sottosegretario, ma il caso solleva interrogativi sulla cosiddetta “opportunità politica”, cioè sulla capacità di chi ricopre incarichi pubblici di evitare anche solo situazioni potenzialmente ambigue. La vicenda della società “Le 5 Forchette Srl”, partecipata anche dalla figlia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato e ritenuto vicino al clan Senese, è particolarmente sensibile proprio perché si colloca in una zona grigia: formalmente legale, ma politicamente controversa.

Un altro elemento rilevante riguarda la tempistica. Le fotografie e i rapporti documentati risalgono a un periodo in cui le vicende giudiziarie legate al clan Senese erano già note e oggetto di indagini e procedimenti. Questo aspetto alimenta le critiche delle opposizioni, che non contestano solo la scelta imprenditoriale in sé, ma la plausibilità della versione difensiva secondo cui Delmastro non sarebbe stato a conoscenza dei legami familiari e giudiziari della sua socia. È proprio su questo punto che si concentra lo scontro politico: non tanto sulla liceità formale, quanto sulla credibilità e sulla diligenza richiesta a chi ricopre un incarico pubblico così sensibile.

La reazione politica conferma la rilevanza del caso. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti e ipotizzato un passaggio in Commissione Antimafia, segnalando che la questione potrebbe non esaurirsi con la fine della campagna referendaria. Questo passaggio è cruciale perché sposta il tema da una polemica contingente a una possibile verifica istituzionale, con implicazioni più ampie sulla trasparenza e sull’etica pubblica. Allo stesso tempo, la maggioranza ha finora difeso il sottosegretario, sottolineando la sua storia politica e il suo impegno dichiarato contro la criminalità organizzata.

Inoltre, il caso si inserisce in un contesto già fortemente polarizzato dalla campagna referendaria sulla giustizia. L’emergere di una vicenda che riguarda direttamente uno dei promotori della riforma contribuisce ad alimentare la percezione di incoerenza tra il discorso politico e le pratiche individuali. Questo effetto è amplificato dalla tempistica, a ridosso del voto, quando ogni elemento di criticità tende a essere immediatamente politicizzato e utilizzato come argomento di campagna.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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