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Il Cdm approva il decreto 1 maggio. Nessuna retroattività dei rinnovi contrattuali

today29 Aprile 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il decreto sul lavoro è stato approvato dal Consiglio dei ministri alla vigilia del Primo maggio. Con questo provvedimento il governo riscrive nei fatti una delle norme più delicate sulla contrattazione. Non c’è più l’obbligo di far decorrere gli incrementi retributivi dalla scadenza naturale del vecchio contratto.

Viene invece introdotta una formula più aperta all’autonomia delle parti: saranno sindacati e imprese, in sede di rinnovo, a definire decorrenze, eventuali una tantum e strumenti per coprire il periodo rimasto scoperto. Se il contratto non viene rinnovato entro dodici mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno adeguate alla variazione dell’Ipca nella misura del 30%. Dopo un anno viene tolto il contributo di assistenza contrattuale.

Meloni: abbiamo stabilito il salario giusto

La premier Giorgia Meloni parla di un miliardo il valore di questo decreto. “Abbiamo stabilito il salario giusto: ovvero il trattamento economico complessivo dei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Noi crediamo nella contrattazione. Chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici. Combattiamo anche il caporalato digitale che colpisce soprattutto i rider. Siamo aperti a raccogliere richieste di miglioramento delle parti sociali”, afferma Meloni.

“Il messaggio che vogliamo trasmettere con questo decreto è quello di sostenere la contrattazione di qualità, incentivare il lavoro stabile, combattere il caporalato digitale anche prevedendo l’accesso alle App con Cie, Spid o autenticazione a doppio fattore. È importante rinnovare i contratti in tempo, a scadenza: le parti individueranno come compensare i periodi di mancata vigenza”, sostiene la ministra del Lavoro Marina Calderone.

“Introduciamo un nuovo sgravio contributivo dell’1% per le aziende che mettono in campo politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia: ci sono 7 milioni quest’anno e 12 milioni dal prossimo anno. Esiste già una certificazione per la parità di genere: 12.500 aziende certificate. Ne introduciamo un’altra che riguarda sette aree di intervento, dal supporto alla genitorialità alla continuità di carriera. Chi ha questa certificazione può avere lo sgravio”, aggiunge la ministra della Famiglia Eugenia Roccella.

Tutte le norme del decreto

Il cosiddetto “salario giusto” è il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. I contratti sottoscritti da sigle minori non vengono vietati, ma non potranno pagare meno del contratto leader del settore. Il codice alfanumerico del contratto applicato dovrà comparire anche in busta paga.

Sarà usato dal ministero del Lavoro, Inps, Ispettorato e Cnel per incrociare i dati, monitorare l’applicazione dei contratti e individuare dumping retributivo e contrattuale. Sul lavoro tramite piattaforma resta la presunzione di subordinazione: se emerge controllo o eterodirezione anche tramite algoritmo, il rapporto si presume dipendente, salvo prova contraria. Sul Tfr arriva una norma ponte. Le imprese entrate dal 2026 nell’obbligo di versare al Fondo Tesoreria Inps potranno regolarizzare i versamenti di gennaio-giugno entro il 16 luglio, senza sanzioni né interessi.

I lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno per chiedere che quelle quote vadano invece alla previdenza complementare. Prorogata anche la cosiddetta isopensione fino al 2029, il canale che consente alle imprese di accompagnare alla pensione i lavoratori vicini ai requisiti. Il bonus donne prevede decontribuzione totale per assunzioni stabili di lavoratrici svantaggiate: tetto di 650 euro al mese, che sale a 800 nella Zes unica del Mezzogiorno.

Il bonus giovani vale per under 35 svantaggiati o senza impiego da almeno 24 mesi: 500 euro al mese, 650 nelle regioni del Sud allargate a Marche e Umbria. Il bonus Zes riguarda le microimprese fino a 10 dipendenti che assumono nel Mezzogiorno over 35 disoccupati da almeno 24 mesi. In più spunta un incentivo alla stabilizzazione: fino a 500 euro al mese per chi trasforma contratti a termine brevi di under 35 in rapporti a tempo indeterminato.

Il bonus giovani vale per under 35 svantaggiati o senza impiego da almeno 24 mesi: 500 euro.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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