IL PUNTO DELLA SETTIMANA

Europa dove vai?

today13 Settembre 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

La travolgente affermazione di Alternative für Deutschland nelle elezioni in Sassonia-Anhalt ha turbato profondamente la coscienza di gran parte della politica europea che, in molti casi, non ha esitato a denunciare il possibile ritorno di un passato dal quale la Germania sembrava aver preso drasticamente le distanze da ormai oltre ottant’anni.
Tuttavia, pur non sottovalutando la serietà della situazione, ci pare abbastanza improbabile che a motivare l’elettorato (nella misura di oltre il 40%) a votare AFD, siano state soltanto alcune insane nostalgie per le croci uncinate, magari anche abbinate a sorprendenti amnesie per i bombardamenti anglo-americani sui tetti di Dresda, Amburgo o Berlino…
Certo, nei programmi elettorali di Alice Weidel, ci sono aspetti decisamente ripugnanti per chiunque sia abituato a ragionare con mentalità democratica, ma se un partito che – almeno in teoria – dovrebbe raccogliere i suoi consensi prevalentemente in ambienti di piccola borghesia frustrata e incattivita, arriva, invece, ad essere votato anche dal 61% degli operai, allora significa che le ragioni del suo successo vanno cercate in ben altri fattori sociali ed economici.
La Germania è oggi un Paese in cui le aree con una forte tradizione industriale hanno subito un grave ridimensionamento dell’occupazione manifatturiera e che, di conseguenza, vivono adesso in un delicatissimo stato di depressione: humus ideale per il proliferare di idee e movimenti che si fanno portatori di soluzioni tanto suggestive, quanto improbabili nella loro superficialità analitica.

Ci viene in mente, a questo proposito, un detto che recita “chi è causa del suo male pianga se stesso”. E la causa del male, in questo caso, ci sembra proprio di poterla individuare nel Green Deal e nelle irresponsabili politiche ecologiste dell’Unione Europea. Stiamo, infatti, parlando di scelte che, negli ultimi anni, hanno dato luogo a crisi occupazionali e sociali senza precedenti. Basti pensare alla Volkswagen che annuncia il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti: un colpo al cuore dell’industria tedesca, sferrato – da Bruxelles con la colpevole complicità di Berlino – al solo scopo di inseguire la fantasia dell’auto elettrica (destinata, tra l’altro, ad essere sempre più cinese), abbandonando così ad un assurdo destino di estinzione proprio quella produzione di veicoli con motori endotermici di cui l’Europa deteneva un primato mondiale anche per quanto concerne la riduzione delle emissioni di CO2.
Ma quante sono, in Europa, le situazioni simili a quelle dell’industria dell’auto tedesca? E come intende rimediare ai suoi sbagli Bruxelles?
Continua, forse, a cullarsi nell’illusione che i guai svaniscano da soli? Oppure, incomincia finalmente a capire che, privo di industria, l’intero Vecchio Continente cesserà di esistere, perché senza crescita produttiva e innovazione tecnologica, si dovrà dire addio anche alla democrazia ed alla coesione sociale?
Intanto, domenica prossima si vota di nuovo in altri due Lander: quelli di Berlino e di Maclemburgo – Pomerania. Staremo a vedere.

Immagine: Ricostruzione grafica realizzata con IA

13 Settembre 2026

Scritto da: Giornale Radio

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